Azzurre all'estero: Cresce la nazionale, cambia l'Elite
Prima dell’estero c’è il rugby italiano

Nel gruppo scelto dall’Italia Femminile per le WXV Global Series 2026, 19 delle 38 giocatrici inizialmente convocate militavano in Francia o Inghilterra: quindici nel campionato francese, quattro in quello inglese.
Nel Media Guide pubblicato successivamente, dopo il rientro di Beatrice Rigoni nel gruppo nazionale, i profili diventano 39 e le giocatrici impegnate nei due Paesi salgono a venti.
Qualche anno fa la proporzione era molto diversa. Alla Coppa del Mondo 2017 erano sette su 28; nel 2022 ancora sette, su 32. Nel 2025 sono diventate quindici su 32.
La crescita più netta si concentra quindi nell’ultimo ciclo.
Anche i minuti aiutano a capire il peso raggiunto dall’estero. Le giocatrici Azzurre presenti nel Media Guide hanno accumulato 5.602 minuti nel Sei Nazioni 2026.
Riportando ciascuna al club nel quale militava durante il Torneo, 2.721 minuti appartengono ad atlete già tesserate in Francia o Inghilterra: il 48,6%. Quasi metà del tempo di gioco.
Non basta a dire quanto un trasferimento abbia migliorato una singola atleta, ma mostra quanto Francia e Inghilterra siano già dentro la quotidianità della Nazionale.
Più di due terzi delle titolari giocano all'estero
Contro il Sudafrica, a Fontanafredda, undici delle quindici titolari Azzurre scelte da Plinio Sciamanna giocavano nei due campionati.
L’estate 2026 ha aggiunto altre partenze
Dopo il Sei Nazioni, Vittoria Ostuni Minuzzi ed Emma Stevanin hanno lasciato il Valsugana per Grenoble, mentre Vittoria Vecchini si è trasferita a Gloucester-Hartpury.
Dal Colorno sono andate all’estero Sara Mannini, Francesca Andreoli, Alice Antonazzo e Sofia Vanni: Harlequins per Mannini, LOU per Andreoli e Antonazzo, Valkyries Normandie per Vanni.
Sono almeno sette giocatrici provenienti dalla Serie A Elite 2025/26 che hanno iniziato la stagione successiva in Francia o Inghilterra.
Tre arrivano dal Valsugana, quattro da Colorno. Ma i due casi non raccontano la stessa storia. Il Valsugana aveva appena vinto lo Scudetto.
Colorno arrivava invece alla conclusione del precedente progetto societario e la rosa delle Furie Rosse si è redistribuita tra Italia ed estero.
Mannini, Andreoli, Antonazzo e Vanni hanno quindi scelto dove proseguire la propria carriera in un’estate nella quale la squadra con cui avevano giocato non avrebbe avuto la stessa continuità nella massima categoria.
Non sappiamo quanto questo abbia inciso nelle decisioni personali, ma è un elemento che impedisce di leggere tutte le partenze del 2026 come parte dello stesso fenomeno.

Prima dell’estero c’è il rugby italiano
Nelle carriere delle venti giocatrici oggi impegnate in Francia o Inghilterra alcuni club ricorrono spesso: Colorno compare nel percorso di nove, Valsugana in cinque, Villorba in quattro.
Le storie individuali, però, sono più lunghe. Francesca Andreoli ha giocato a Nea Ostia e all’Unione Capitolina prima di Colorno. Alyssa D’Incà è passata dall’Alpago e da Villorba. Sara Mannini ha avuto CUS Pisa, Puma Bisenzio e Livorno prima di arrivare a Colorno. Francesca Sgorbini ha attraversato Formiche Pesaro e Bologna prima di stabilirsi a Colorno.
Mettendo insieme le venti carriere compaiono più di venti società italiane.
La Serie A Elite è spesso l’ultimo tratto del percorso domestico, ma prima ci sono anni di settore giovanile, rugby territoriale e passaggi tra club diversi.
C'è chi è tornata
E il movimento non va soltanto verso l’estero. Gaia Buso, Giordana Duca, Gaia Maris, Michela Sillari e Beatrice Veronese sono oggi in Italia dopo esperienze in Francia o Inghilterra.
Quattro di loro giocano al Valsugana, lo stesso club che questa estate ha visto partire tre internazionali.
Cosa resta alla Serie A Elite
Per la Nazionale, giocare fuori può significare richieste tecniche e atletiche diverse, maggiore concorrenza e abitudini professionali nuove. Francesca Granzotto ha raccontato come l’esperienza a Exeter l’abbia aiutata a conoscere meglio le proprie caratteristiche e a chiarire il ruolo sul quale lavorare.
Ogni percorso resta però diverso.
Per capire davvero l’effetto dell’estero bisognerebbe seguire minuti, continuità, posizione utilizzata e responsabilità ricevute nel club, poi confrontarli con quello che la giocatrice riesce a riportare in Nazionale.
Per la Serie A Elite il tema è un altro.
Quando un’internazionale parte, si libera spazio per un’altra giocatrice, ma il club perde anche esperienza negli allenamenti e nelle partite. Per le più giovani cambia il confronto settimanale.
Trattenere tutte le migliori non sarebbe realistico e, per alcune carriere, nemmeno utile. Il campionato italiano deve però restare abbastanza competitivo da preparare le successive.
Nel 2017 una Azzurra su quattro della rosa mondiale giocava in Francia o Inghilterra. Nel 2026 siamo arrivati a una su due.
Tra qualche stagione capiremo meglio cosa avrà prodotto questo cambiamento.
Un dato, più del numero delle partenze, dirà molto: chi sarà cresciuta in Italia mentre loro erano fuori.