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La sostenibilità economica nel mondo del rugby non è più una questione italiana o europea, o forse non lo è mai stata. Il rugby ha dato e continua a dare segnali di allarme in tutta Ovalia, ricordiamo recentemente i fallimenti di club storici della Premiership inglese: London Irish, Worcester Warriors e Wasps. In questo giorni il club più titolato di Francia, i super professionisti del Tolosa del Top14 sono sotto controllo per un presunto aggiramento del Salary Cap, questione che può ricordare il problema attraversato dai Saracens. La Federazione gallese sta per tagliare un Franchigia di URC (Ospreys o Scarlets) perché non più sostenibile. In Italia il ritiro dal campionato in corso prima di Rugby Noceto (Serie A2), poi di Rugby Colorno (Serie A Elite) e la chiusura dell'attività di un club come Verona potrebbero essere solo precursori di altre brutte notizie da Padova e Viadana, entrambe le società, tra le prime 4 d'Italia, potrebbero rinunciare a schierare da settembre le rispettive squadre cadette che militavano stabilmente in Serie A1 e A2. 

Petrarca e Viadana dalla prossima stagione potrebbero ritirare una squadra
Foto Petrarca Rugby

C'è da preoccuparsi? Assolutamente sì. Affronta l'argomento il Presidente Federale Andrea Duodo intervistato da Andrea Passerini dalle pagine del Mattino di Padova.

"Oggi più che mai servono rigore e programmazione, uso attento delle risorse a disposizione". 

Fa riflettere che il Veneto leader del movimento italiano, dei mecenati, dei campanili, venga colpito. Verona e ora addirittura l’icona Petrarca con budget, si dice, dimezzato.

«Scelte imprenditoriali, chi investe ha il diritto di destinare risorse dove crede, tanto più in una fase internazionale di grandissima incertezza, con diversi conflitti aperti fino a ieri impensabili. Importante è che i club, adesso, facciano tesoro di una parola: sostenibilità. Anzi, di due: l’altra è continuità. Meglio un passo indietro per garantire futuro, alle giovanili, ai ragazzi, al movimento e al radicamento sul territorio, che passi avventati che rischierebbero di far saltare tutto domani. In questo senso apprezzo i club che stanno seguendo questa strada, stanno mostrando grande senso di responsabilità. Magari dolorosa, ma necessaria per avere futuro».

Nel caso di Banzato e della volontà di portare la franchigia federale a Padova, però, c’è qualcosa che non torna. Un rugby in affanno ha perso uno sponsor di assoluto livello internazionale.

«Le condizioni c’erano, avesse voluto c’era una strada da percorrere. Ha fatto altre scelte, legittime, nessuno può imporre ad un investitore cosa fare. Ma nulla può essere imputato alla Federazione, che ha agito con correttezza e massima trasparenza».

Paese, in serie A territoriale, ha congedato Dalla Nora, coach vincente, per ragioni di bilancio. È un altro campanello d’allarme, siamo nel cuore del sistema veneto di base, quello che produce i campioni di oggi in nazionale, il club dove sono cresciuti Zuliani e Menoncello. Duodo risponde.

«Non conosco la vicenda nei dettagli. Ma ripeto, sul piano generale, di fronte a società che fanno il passo secondo la gamba, tanto di cappello. Sostenibilità assoluta. In questa fase, magari con duri sacrifici, è necessaria. Anche noi come Federazione abbiamo intrapreso la razionalizzazione delle spese per coprire i passivi di precedenti gestioni».

Ci sono ricette che i club dovrebbero adottare di fronte alla restrizione di risorse?

«Soluzioni magiche non ce ne sono. Certo, bisogna uscire dai campanili, fare rete, massimizzare le risorse a disposizione razionalizzando i costi, creare sinergie».

Forse va ripensato qualcosa…

«Nessuno è perfetto, ma si consideri anche la realtà del rugby di oggi. Nel mondo c’è un solo movimento rugbistico che ha risorse impensabili per ogni altra realtà, la Francia, grazie ai diritti televisivi. Siamo a cifre doppie rispetto alla stessa Inghilterra, poi Irlanda e Scozia sono a numeri minimi, altre federazioni, come la nostra, non hanno canali televisivi che paghino il prodotto rugby, e devono a loro volta investire».