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«Un titano del rugby union e un visionario che ha aiutato il gioco a navigare nelle acque agitate che l'hanno portato dall'era dilettantistica al professionismo». Con queste parole il direttore esecutivo della Federazione irlandese (Irfu) Kevin Potts descrive dalle pagine dell'Irish Times Syd Millar, morto a 89 anni, una delle personalità più importanti del rugby mondiale prima da giocatore, poi da allenatore e infine da dirigente.

Millar da giocatore è stato pilone del Ballymena e dell'Ulster. Ha vestito la maglia dell'Irlanda per 37 volte, debuttando nel 1958 e chiudendo nel 1970. Ha partecipato anche ai tre tour del Lions britannici in Australia (1959) e Sudafrica (1962, 1966). È stato anche nei Barbarians. Ha continuato a giocare nel club fino a 45 anni, nel 1980.

Nel frattempo si è poi seduto sulla panchina irlandese dal 1973 al 1975, guidando i Lions nel tour vincente in Sudafrica del 1974 con un secco 3-0 nella serie.

Da dirigente infine è stato manager dei Lions nel tour del 1980 in Sudafrica e dell'Irlanda alla prima Coppa del mondo nel 1987. È poi diventato presidente della Federazione irlandese (1995) e ha completato la sua scalata come presidente dell'International Rugby Board (l'attuale World Rugby) dal 2002, quando si ammalò il gallese Vernon Puigh che ha aperto del porte del Sei Nazioni all'Italia, al 2007, quando ha ceduto la presidenza al francese Bernard Lapasset.

Davvero un gigante di questo sport, che ha passato per l'ultima volta la palla.