Parma, fine stagione: i trofei ci sono, il pubblico ancora no
La stagione femminile 2025/26 di rugby si è chiusa dove doveva chiudersi: a Parma, alla Cittadella del Rugby, con il campo che decideva ancora una volta tutto. Dopo lo scudetto del Valsugana in Serie A Elite e la promozione del Volvera dalla Serie A, il weekend del 6 e 7 giugno ha assegnato gli ultimi trofei — Coppa Conference XV, Coppa Italia Seven, titolo Under 18 e Under 16 — con oltre trenta squadre arrivate da tutta Italia per chiudere in bellezza.
Il pezzo più atteso, almeno per chi conosce la storia recente del Montebelluna Rugby 1977, era la finale della Coppa Italia Seven. Le Fox ci erano già arrivate tre volte. Tre volte erano tornate a casa senza il trofeo. Domenica la maledizione si è spezzata: 19-7 sulle Rufus San Vincenzo, con mete di Chiara Martinelli, Marta Andriollo e Paula Alfonso, e Sonia Menelle precisa su due trasformazioni. Le toscane avevano reagito, erano rientrate in partita, ma non era bastato. Il girone aveva già detto molto sulla condizione delle gialloverde: vittoria 4-1 sulle Cinghiali del Setta di Bologna, pareggio fisico 2-2 proprio con le Rufus, poi 5-0 sul Rugby Trento senza mai concedere nulla. In semifinale, superato il Patavium. La finale per il terzo posto ha visto il GISPI Prato prevalere sul Patavium 4 mete a 1. Sugli spalti, una dozzina di tifosi venuti apposta da Montebelluna hanno seguito le Fox per tutta la giornata — e in una finale di Coppa Italia Seven, questo vale quanto una meta.
La Coppa Conference
La Coppa Conference ha raccontato una storia diversa, più netta. Sabato sera al Lanfranchi l'Arredissima Villorba ha travolto l'IVECO CUS Torino 48-0: otto mete, Furlan a segno tre volte, Capomaggi precisa nelle trasformazioni. Le torinesi di coach Carbone avevano conquistato la finale battendo il CUS Milano 24-17, con un gruppo che durante la stagione aveva dimostrato carattere in ogni momento difficile. La sconfitta brucia, ma non cancella quello che è stato costruito.
Tra le giovanili, nell'Under 16 il CUS Milano ha conquistato il titolo nazionale, con l'Arte Toscana seconda e il Rugby Parabiago terzo dopo aver superato l'ASD Rugby Paese nella finale per il bronzo. Nell'Under 18 le Rebels Rugby VI Est di Vicenza hanno vinto il titolo italiano, ma la storia più bella della categoria la racconta il secondo posto del Volvera: otto atlete, tutte nate nel 2009, tutte al primo anno in U18, con un solo cambio a disposizione per una giornata che le ha viste giocare tre partite al mattino, semifinale e finale al pomeriggio. Sono arrivate in finale senza mai risparmiarsi. Terzo posto per il CUS Milano. Certi secondi posti pesano più di qualche titolo.
A margine della Coppa Italia Seven, un addetto ai lavori presente in campo domenica lascia una riflessione che vale più di qualsiasi classifica: «Il livello in generale era equiparato, belle partite e bel ritmo. Il Seven sta crescendo ma bisogna investirci di più in questa Coppa Italia. Chi doveva vedere ha visto il movimento e spero si possa tentare un miglioramento negli anni a venire.»
Zero pubblico, Stadio Lanfranchi vuoto
Resta però un dato che nessun trofeo cancella: il Lanfranchi era quasi vuoto. Non per chi aveva fatto chilometri per esserci — le famiglie, i compagni di squadra, quei tifosi arrivati da lontano che hanno riempito di voci un campo che ne avrebbe potuti contenere molti di più. Loro c'erano, e si sentivano. Ma fuori da quella cerchia, quasi nessuno sapeva che stava succedendo. Una finale nazionale di rugby femminile, campo perfetto, cielo blu di giugno — e gli spalti deserti. Non è una colpa di chi ha organizzato, e non è nemmeno una novità. È il problema strutturale del Seven femminile in Italia: si gioca, si cresce, si alzano trofei, ma il pubblico non sa che esiste. Finché le finali nazionali restano un evento invisibile fuori dalla cerchia di chi già lo conosce, una parte del lavoro — la più difficile — resta ancora tutta da fare.