Caso doping in Georgia: pesante squalifica per sei giocatori
Maxi inchiesta durata quattro anni, le squalifiche a sei giocatori della nazionale e a un membro dello staff medico

Georgia rugby doping: maxi inchiesta, squalifica per sei giocatori e un membro dello staff medico
Scoppiato il caso doping Georgia nel rugby internazionale. Dopo una delle indagini antidoping più complesse mai condotte, World Rugby ha annunciato pesanti sanzioni nei confronti di sei giocatori della nazionale di rugby della Georgia e di un membro dello staff, coinvolti in un sistema di sostituzione dei campioni di urina.
L’inchiesta, durata circa quattro anni, ha portato alla luce violazioni gravi del regolamento antidoping, legate a pratiche di “manomissione” dei controlli. Questo comportamento, vietato dal codice della World Anti-Doping Agency, rappresenta uno dei casi più rilevanti di doping nel rugby degli ultimi anni.
Squalifiche pesanti: i nomi coinvolti della Georgia
Le sanzioni per squalifica doping colpiscono diversi protagonisti della nazionale della Georgia:
- Giorgi Chkoidze: 6 anni
- Lasha Khmaladze: 3 anni
- Merab Sharikadze: 11 anni
- Miriani Modebadze: 3 anni
- Otar Lashkhi: 3 anni
- Lasha Lomidze: 9 mesi
- Dr. Nutsa Shamatava (staff medico): 9 anni
Tutti i provvedimenti sono retrodatati e prevedono la sospensione totale da qualsiasi attività legata al rugby.
L’indagine: controlli, DNA e campioni storici
Il caso doping Georgia è emerso grazie a irregolarità rilevate nel passaporto biologico degli atleti, uno strumento chiave nel sistema antidoping. Da lì è partita una collaborazione tra World Rugby e World Anti-Doping Agency, con test mirati, analisi del DNA e verifiche su campioni conservati negli anni.
L’obiettivo iniziale era verificare un possibile uso di sostanze dopanti per migliorare le prestazioni. Tuttavia, l’indagine non ha trovato prove di utilizzo di sostanze performance-enhancing.

Cosa nascondevano i giocatori
Secondo quanto emerso, i giocatori di rugby della Georgia avrebbero sostituito i campioni per occultare l’assunzione di sostanze non legate alla performance sportiva, in particolare cannabis e tramadolo.
Nonostante questo, la manipolazione dei controlli resta una violazione grave, punita severamente dai regolamenti internazionali.
Coinvolta anche la federazione
Parallelamente, è stata analizzata la posizione della federazione. Pur non essendo emerse responsabilità dirette secondo il regolamento antidoping, il comportamento di atleti e staff ha danneggiato l’immagine del movimento.
Per questo, Georgia Rugby Union ha accettato una sanzione disciplinare, che include una multa e l’obbligo di rafforzare i programmi educativi e di prevenzione.
Il messaggio di World Rugby
Il CEO Alan Gilpin ha sottolineato come il caso rappresenti un segnale forte: il sistema antidoping funziona e continuerà a essere rigoroso.
La vicenda “doping Georgia rugby” conferma la linea dura delle istituzioni: tolleranza zero verso ogni forma di manipolazione, per garantire integrità e credibilità allo sport.