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Il 31 ottobre, la mancata svolta epocale e i due schieramenti in Fir

Il 31 ottobre 2026 sarebbe stata una data da circoletto rosso per il rugby italiano. Fra 4 giorni, infatti, il direttore sportivo Franco Ascione, artefice da un quarto di secolo dei destini di questo sport nel nostro Paese, matura il diritto ad andare in pensione, come annunciato dalla Fir in un comunicato (vedi articolo). Per molti addetti ai lavori una liberazione, per molti altri un dramma, per gli uni e per gli altri la fine di un'epoca. Invece non sarà così, per questo quel verbo essere è coniugato al condizionale (sarebbe stata) invece che all'indicativo (sarà). La Federazione non riesce ancora a mandare Ascione in pensione. E dietro la frase in rima c'è un retroscena di potere.

Il comunicato Fir

Queste le parole del comunicato federale: "La Fir ha deciso con lui un percorso di transizione che consenta di accompagnare il passaggio verso una nuova Direzione Sportiva, assicurando al tempo stesso continuità e valorizzazione delle competenze maturate dall'ingresso dell'Italia nel Sei Nazioni. Ascione proseguirà come Direttore Sportivo fino alla fine della World Cup 2027, con un incarico finalizzato a supportare la conclusione del ciclo sportivo che termina con la rassegna iridata e il percorso di transizione verso il nuovo responsabile. Contestualmente, il Presidente ha avviato il processo per l'individuazione e la selezione del nuovo responsabile della Direzione Sportiva, definendone prima il profilo e le necessarie competenze, in funzione delle esigenze del futuro del rugby italiano"

Il retroscena

Dietro questa modalità lineare e corretta di operare si celerebbe un braccio di ferro. Ascione, secondo fonti federali, avrebbe infatti chiesto un incarico da pensionato più lungo, che arrivi almeno fino al 2029, non solo fino alla Coppa del mondo 2027. Il fatto che gli sia stato negato avrebbe irrigidito i rapporti con parte dei vertici federali. Un'altra parte invece sarebbe d'accordo con lui.

I due schieramenti

In Fir così ci sarebbero due schieramenti pro e contro un Franco Ascione "da qui all'eternità". Uno vuole accompagnarlo gradualmente e gentilmente alla porta dopo trent'anni di egemonia, approfittando della possibilità data dal pensionamento. L'altro schieramento vuole tenerlo in Fir attraverso contratti di collaborazione prolungati, di fatto manterrebbero lo status quo. Quale dei due vincerà?

L'esito finale

Lo sapremo al termine della Coppa del mondo. Se il contratto temporaneo ad Ascione cesserà davvero, avrà vinto il primo schieramento. Se sarà prolungato o trasformato in qualche altra collaborazione, avrà vinto il secondo. C'è un anno in cui le due parti, e il diretto interessato, potranno giocare le loro carte. Solo allora (forse) si potrà affermare in rima: la Federazione ha mandato in pensione Ascione.

Il successore Maurizio Zaffiri? 

Se vincerà il partito che vuole davvero mandare Ascione in pensione, bisognerà individuare il sostituto. Sono circolati i nomi di Daniele Pacini, Stephen Aboud e Carlo Orlandi. La candidatura più forte sembra però quella di Maurizio Zaffiri, responsabile del coordinamento logistico, organizzativo e tecnico della filiera giovanile maschile, che comprende l'Accademia Nazionale U20 e i Centri di Formazione Permanente U18. E' inoltre un componente della Direzione tecnica nazionale, insieme ad Ascione, Pacini, Orlandi, Aboud, Andrea Di Giandomenico, Alessandro Lodi, Michele Colosio e Diego Saccà.