Italia Femminile: WXV 2026, che squadra sta nascendo?
Da 106 caps a zero, e da tutto quello che può succedere nel mezzo
Italia femminile - Sofia Stefan arriva a questo WXV con 106 presenze in Nazionale. Nello stesso raduno ci sono sei giocatrici che una presenza con l’Italia maggiore non l’hanno ancora fatta.
In mezzo a questi due estremi c’è la prima Italia di Plinio Sciamanna.
Emma Stevanin, alla vigilia delle WXV Global Series, ha descritto il momento della Nazionale in modo molto semplice: «In questo momento in gruppo direi che non c’è una generazione ma due».
Da una parte le giocatrici che hanno già attraversato Mondiali e Sei Nazioni, dall’altra un gruppo più giovane destinato inevitabilmente a pesare sempre di più nel percorso verso il 2029.
Sabato 19 settembre contro il Giappone inizieremo a capire come queste due parti possano stare insieme.
Sciamanna non eredita una squadra da ricostruire.
Era nello staff azzurro già da cinque anni e ha spiegato chiaramente di voler dare continuità al lavoro dell’ultimo periodo, modificando alcuni dettagli senza stravolgere il gioco dell’Italia. Ma sulle prossime quattro partite ha indicato una priorità molto precisa: dare minuti a più giocatrici possibile e allargare la rosa in vista del prossimo Sei Nazioni. Questo rende il WXV 2026 interessante anche al di là del bilancio finale di vittorie e sconfitte.
Per il primo raduno di Silea sono state chiamate 32 atlete.
Le possibili esordienti sono Natascia Aggio, Silvia Fent, Laura Foscato, Rubina Grassi, Mascia Jelic e Vittoria Zeni. Nel gruppo è tornata anche Beatrice Rigoni, 87 caps, mentre Stefan ne conta 106.
La lista completa iniziale per la Global Series comprende invece 38 giocatrici e sette esordienti.
Il contrasto è evidente e, probabilmente, voluto.
La formazione scelta contro il Giappone racconterà solo una parte del lavoro. Il dato più interessante arriverà dopo: chi tornerà in campo contro il Sudafrica, chi verrà ruotata, chi riuscirà a guadagnarsi una seconda occasione e quali giocatrici usciranno da questa finestra con uno spazio diverso rispetto a quello con cui sono entrate.
Sciamanna lo ha detto apertamente: non vuole affrontare il WXV con una formazione fissa. Vuole provare, alternare e arrivare al Sei Nazioni con un quadro più chiaro delle opzioni disponibili.
È una scelta che rende anche i quattro test molto diversi fra loro.
Contro il Giappone la storia recente è nettamente favorevole all’Italia: sei vittorie, un pareggio e una sconfitta in otto partite ufficiali. L’ultimo confronto, nell’agosto 2025, è finito 33-15 per le Azzurre.
Stevanin, però, ha ricordato che il Giappone resta una squadra capace di mettere molta pressione, abbassarsi bene nelle collisioni e costruire il proprio rugby su tecnica e velocità.
L’Italia proverà a sfruttare il maggiore peso fisico, sapendo però che le Sakura XV sono abituate a confrontarsi con avversarie più pesanti.
Una settimana dopo cambierà parecchio.
Il Sudafrica è l’unica delle tre avversarie ad aver battuto l’Italia nell’ultimo confronto diretto. Successe al Mondiale 2025: 29-24 per le Springbok Women.
Il bilancio complessivo resta di tre vittorie azzurre su quattro incontri, ma è difficile ignorare proprio quella partita, perché è la più recente ed è arrivata nel momento più importante.
Anche qui le parole di Stevanin danno qualcosa in più rispetto alla semplice lettura dei precedenti.

Contro il Sudafrica l’Italia sta lavorando su un utilizzo più intelligente della palla, sulla ricerca di vie d’uscita dalle collisioni e su un maggiore ricorso al gioco al piede.
Non significa che vedremo già una squadra trasformata. Significa però che lo staff sta utilizzando questa finestra anche per aggiungere strumenti. E poi arriveranno gli Stati Uniti. Il bilancio con le Eagles è in perfetta parità: due vittorie per parte. L’Italia ha vinto gli ultimi due confronti, 22-10 al Mondiale del 2022 e 30-8 nel WXV 2023. Questa volta, però, le partite saranno due e consecutive, il 17 e il 24 ottobre.
La seconda avrà inevitabilmente un sapore diverso dalla prima. Dopo ottanta minuti le due squadre avranno informazioni molto più recenti l’una sull’altra. Per l’Italia sarà anche un’altra occasione per capire quanto possa cambiare formazione senza perdere qualità.
Ed è qui che il concetto di “allargare la rosa” smette di essere una formula.
Avere profondità non significa portare più nomi in raduno. Significa poter affidare minuti internazionali a giocatrici diverse, capire chi regge questo livello e avere alternative reali quando cambiano l’avversaria, il momento della partita o semplicemente la condizione di una titolare.
A fine ottobre avremo quattro risultati da mettere in fila. Quelli conteranno, naturalmente. Ma avremo soprattutto minuti, scelte e gerarchie nuove da leggere.
Se sei possibili esordienti saranno ancora soltanto sei nomi comparsi in una convocazione, il WXV avrà raccontato una cosa.
Se alcune di loro avranno invece conquistato uno spazio vero accanto alle giocatrici più esperte, ne avrà raccontata un’altra. La prima Italia di Sciamanna parte da lì.
Da 106 caps a zero, e da tutto quello che può succedere nel mezzo.