2 anni fa 29/11/2017 12:15

Intervista a Ian McKinley "La prima partita è speciale. Mettere la maglia, cantare l'Inno.."

"Questa esperienza mi ha dato una lezione, ogni giorno è un regalo"

Della storia di Ian McKinley si è detto e scritto molto ultimamente. Ci conosciamo dal 2014 quando Ian, approdato in Italia alla Leonorso Udine come allenatore e per ricostruire la sua vita dopo l’infortunio all’occhio, era tornato a giocare a rugby.

Lo abbiamo voluto intervistare alla fine dei test match di Novembre dopo il suo esordio internazionale con la maglia dell’Italia. Vi proponiamo così una chiacchierata a tutto tondo con un ottimo professionista e una persona squisita, attento, mai banale nelle risposte e molto riconoscente all’Italia e al rugby italiano.

Così, a caldo, a parte la matricola, cosa ti resta di questi Test Match d'autunno?

"La prima partita è sempre speciale. Fare le cose di routine come mettere la maglia e cantare l’Inno per la prima volta è un piacere grandissimo".

Bene con le Fiji, parzialmente bene con l'Argentina, sconfitta netta con il Sud Africa. Qual'è il percorso di crescita di questa nazionale?

"Veramente siamo quasi là. Consistenza e disciplina sono fondamentali per andare avanti e arrivare al livello dei migliori. Per disciplina non intendo solo la gestione dei falli o la gestione del rapporto con l’arbitro nel corso del match ma anche il rispetto del piano di gioco. Ad esempio l’uscita dai nostri 22 quando eravamo sotto pressione".

 

Possiamo dire che hai raggiunto 3 obiettivi importanti? Sei tornato a giocare a rugby a Udine. Sei tornato a giocare a livello professionale prima a Viadana, poi nelle Zebre e a Treviso. Ora a livello internazionale con l'Italia. Il prossimo? Cosa sogni adesso?

"In realtà non mi sono mai posto dei veri e propri obiettivi di lungo termine ma ho cercato di completare tanti piccoli step uno dopo l’altro. Ad esempio a Udine ho fatto la prova degli occhiali per vedere se sarei potuto tornare a giocare. A Viadana ho cercato di ritrovare nuovamente il mio livello, è stato un nuovo test per vedere se fossi stato pronto per giocare da professionista. Giocare in Pro14 con Zebre e Treviso mi ha permesso di ritornare a dove mi ero fermato con l’infortunio all’occhio. Il prossimo sarà a riprendere a giocare con la Benetton. Abbiamo delle partite importanti verso Natale".

Hai già iniziato a pianificare il tuo futuro? Allenerai? E dove ti vedi tra 10 anni?

"Sinceramente non so ancora cosa farò fra 10 anni. Ho il 4° livello come allenatore, quella di allenare potrebbe essere un’opzione ma vedremo".

Due domande secche. Vai al 6 Nazioni? Dove si piazza Benetton in Pro14?

"Con la Benetton stiamo andando molto meglio rispetto all'anno scorso. Siamo arrivati molto vicini alla vittoria contro Toulon in Champions e Ulster settimana scorsa, quindi questo sarà il prossimo punto, vogliamo cominciare a vincere questo tipo di partite. Per quanto riguarda il 6 Nazioni ti dico che c’è una sana competizione con  Carlo (Canna) e Tommy (Allan) e questo farà solo del bene alla nazionale. Io farò del mio meglio e giocherò le mie chance fino in fondo. Vedremo".

Hai mai pensato di non farcela?

"Questa esperienza mi ha dato una lezione, ogni giorno è un regalo e non si sa che cosa c'è davanti".

 

Complimenti Ian

 

La prima intervista a Ian McKinley

Foto Alfio Guarise

Marco Maria Davide Ferrara  2 anni fa

Grande persona. Il rugby è straordinario anche per questo... Deve essere stata una bella esperienza intervistarlo... bravo Marco Colautto!!!

Samuele Bartolini  2 anni fa

Ma chi è Marco colauto?

Marco Colautto  2 anni fa

Grazie Marco, è sempre un gran piacere chiacchierare con Ian. Un grande professionista e una persona squisita.

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