2 mesi fa 09/07/2019 23:04

Jaguares: un miracolo non casuale

La costante scalata dei Jaguares raccontata da un argentino

Non è passata inosservata l’irresistibile scalata dei Jaguares verso la finale del Super Rugby, un campionato che gli argentini conoscono solamente da 4 anni ma che ha saputo fruttare risultati più che incoraggianti sia per la franchigia sudamericana sia, in prospettiva, per i Pumas, la nazionale ad essa collegata.

I Jaguares sono nati per entrare nel Super Rugby nel 2016, al loro primo anno di partecipazione hanno raccolto 4 vittorie (13° posto), 7 vittorie nel 2017 (10° posto), 9 vittorie nel 2018 (quarti di finale - 7° posizione) ed infine 11 vittorie 2019 (2° posto), fermati in finale solo dai Crusaders, la squadra neozelandese capace di vincere ben 10 titoli in 23 anni di Super Rugby (14 le finali).

Una crescita costante ma anche rapida, ne abbiamo parlato con uno dei tanti argentini che negli ultimi 20 anni ha arricchito il campionato italiano. Cristian Prestera, l’attuale allenatore del Rugby Colorno è in Italia da 18 anni. L’ex pilone è arrivato nel 2001 a Prato prima di passare al Gran Parma e al Rugby Colorno dove ha concluso la sua carriera da giocatore per diventare allenatore.

 

E’ stata una crescita non casuale quella dei Jaguares.

“Parliamo di un percorso breve ma che parte da lontano, dal 2010, nel primo anno dei Pampas XV in Currie Cup sudafricana, in quell’anno sono stati creati i Centri PlaDAR (5 Accademie per l’alto livello sparse nel territorio argentino), questi centri formavano e formano giocatori di interesse nazionale, sia per i Pumas che per l’Argentina Sevens. Questi giocatori sono andati ad arricchire il bacino di utenza da cui attingono Jaguares e Pumas. Da tre anni a questa parte inoltre sono state organizzate delle Accademie U16 e U18, un sistema molto simile a quello italiano.”

 

Senza dubbio il vostro sistema funziona, la Nazionale Argentina ne è la prova.

“Ci sono 40 giocatori professionisti messi sotto contratto dalla UAR (federazione argentina ndr). Dal lunedì al venerdì si allenano nelle accademie e il sabato tornano a casa per giocare nel proprio club. E’ stato il lavoro in collaborazione con i club che ha permesso la crescita del movimento, in Argentina è considerevole il contributo che i club danno alle nazionali.”

 

Tu hai lavorato anche con la Federazione Italiana Rugby quando sei stato allenatore dell’Accademia I.Francescato e allenatore della mischia della Nazionale U20. Perché in Italia non riusciamo a replicare il modello argentino?

“Non ho la risposta a questa domanda ma posso dire che ho visto negli ultimi 4 anni giocatori Pumitas (la nazionale U20) esordire nei Jaguares con continuità. Almeno due giocatori ogni stagione, dopo aver fatto il Mondiale U20, diventano professionisti con i Jaguares, è un piccolo riciclo continuo.”

“In Italia molto spesso i giovani della Nazionale U20 passano due o tre anni in Top12, a volte giocando poco, prima di riuscire a fare il salto in franchigia. In Argentina nello stesso arco di tempo la crescita dei giocatori è maggiore.”

“Nella finale di Super Rugby in campo con i Jaguares c’erano diversi giocatori poco più che ventenni che hanno fatto questo percorso. Fare la vita da professionista aiuta tantissimo in quella fascia di età, e nel Top12 italiano non fai il professionista al 100%”.

 

I Jaguares nella finale di Super Rugby avevano in campo tanti giocatori Pumas così come i Crusaders avevano in campo molti All Blacks. A settembre dobbiamo aspettarci una Argentina che punta a vincere la Rugby World Cup?

Mancavano alcuni giocatori importanti sia da una parte che dall’altra, consideriamo che i Pumas per il Mondiale si rinforzeranno con 9 giocatori che militano in Europa. Le convocazioni sono state fate in modo oculato, sono stati richiamati giocatori in ruoli chiave come i piloni Herrera e Figallo e l’apertura Nicolas Sanchez mentre non son stati considerati Imhoff e Cordero, due giocatori tra i migliori nel loro ruolo sia in Top14 che in Premiership, questo perché nei trequarti ci sono valide alternative.”

“Però da qui a pronosticare una finale in Giappone….”.

Aldo Nalli  2 mesi fa

Quindi il problema è principalmente che il top 12 non è competitivo e che i giovani non vengono ben sfruttati dalle squadre di top e Celtic? Ma allora tutte le critiche alla fir sono solo politiche? Bo.

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