18 giorni fa 17/11/2019 10:23

E anche O'Shea è andato, sotto a chi tocca

Il coach degli Azzurri ha rassegnato le sue dimissioni. Adesso chi arriverà sulla panchina dell'Italia?

Le dimissioni di O'Shea, con effetto immediato, non sono state inaspettate in ambiente FIR. Il coach irlandese aveva già manifestato il suo interesse di abbracciare l'incarico dirigenziale propostogli dalla RFU, in vista dei prossimi Mondiali 2023. Un progetto ambizioso di Conor che, intendiamoci, ha fatto il suo e ora vuole pensare a qualcosa... di vincente.

Sedersi sulla panchina Azzurra, al momento, significa avere pazienza, abbracciare un progetto di crescita e sviluppo, per quella che ad oggi è una nazionale "work in progress"... a tempo indeterminato. Mentre in Inghilterra le cose cambiano. L'azienda è ben avviata, lì si può pensare a vincere al Sei Nazioni e ai Mondiali.

Ma adesso che Conor ci ha lasciati, a meno di tre mesi dal Sei Nazioni, a chi toccherà prendere l'incarico (ma anche l'onere) di guidare questo Movimento. Perchè con l'Italia non si tratta di guidare una semplice Nazionale, ma di gestire un intero movimento che parte dal rugby di base. Se così non fosse ci ritroveremo con allenatori formato Brunel o Nick Mallett che finirebbero per svolgere il proprio "compitino"... e così non va. 

Si è parlato tanto di Rob Howley, storico vice di Warren Gatland al Galles, che ha guidato i Dragoni "ad interim" nel 2013 vincendo un Sei Nazioni. Ma il coach gallese ha avuto problemi con World Rugby, causa il vizio delle scommesse sportive. E adesso si riparte a caccia. Tantissimi gli indiziati: Vern Cotter sembrava essere la seconda scelta dopo Howley. Il coach neozelandese ha lasciato Montpellier, per ora è svincolato, e avrebbe tutti i requisiti per gestire il Movimento Azzurro. Con Scott Johnson, director of rugby della SRU, ha cambiato i connotati della Scozia trasformandola in una squadra vincente.

Si è parlato anche di Dave Rennie, attuale coach dei Glasgow Warriors, che ha già ripreso la stagione di Pro14 con la sua squadra. Il coach neozelandese ha alle sue spalle diversi incarichi federali in Nuova Zelanda, cosa che lo rendono vicino a Conor O'Shea per caratteristiche: ha diretto la squadra dei New Zealand Academy ed è stato ct della Nuova Zelanda U20. L'allenatore sembrerebbe essere finito, appunto, nelle mire della NZ Rugby tra i possibili candidati sulla panchina All Blacks. Con lui ci sarebbe anche Joe Schmidt, il sogno proibito qui in Italia. Ma sul NZ Herald c'è chi indica proprio l'ex coach dell'Irlanda come "il più adatto" a prendere le redini degli All Blacks.

Tra i candidati c'era anche Michael Cheika, a cui è stata fatta una proposta da parte della FIR, che il coach australiano ha seccamente rifiutato.

Mentre tra i nomi non proposti, pur avendo caratteristiche adeguate per guidare l'Italia, ci sarebbe l'attuale coach di Edinburgh Richard Cockerill, anche lui director of rugby.

Al momento l'unica new entry dello staff Azzurro è l'ex coach di Benetton ed ex DoR dei Cheetahs Franco Smith, ingaggiato come allenatore dei tre quarti Azzurri. Che diventi ct ad interim in mancanza d'altro? Può darsi, al momento si parla di lui come prossimo head coach in vista del Sei Nazioni (stando a quanto riporta La Gazzetta dello Sport), poi dovrà arrivare un nuovo allenatore. E dal momento che Wayne Smith, ex coach della difesa All Blacks, ha ottimi legami con la FIR, è possibile che lo stesso ci procurerà qualche manager dalla Nuova Zelanda per gestire il movimento. Insomma, staremo a vedere...

 

Foto Pino Fama

 

Massimiliano Trianni  18 giorni fa

Ma se l'idea è quella di dirigere un movimento, come si può pensare di avere dei contratti di 4 anni??? In 4 anni un ragazzo o una ragazza partendo dai 16 anni arriverebbe (se va bene) alla under 20 e poi? Se l'idea (ma ci sono idee?) è dirigere il movimento rugbystico italiano allora deve essere pensato un lasso di tempo di almeno 10 anni

Matteo Biasio  18 giorni fa

Ciao. Mia idea Smith traghettatore. Poi Crowley. Chiedo troppo vero ? Cmq solo una federazione gestita da persone poco professionali si poteva trovare in questo casino. Certo pesa lo scandalo scommesse ma questo era scoppiato a settembre e oggi siamo a metà novembre. Serve un DOR e un coach. Aboud e Crowley la mia idea.

Aldo Nalli  18 giorni fa

Da quello che emerge, bisognerebbe prendere un allenatore internazionale per ogni under, dal minirugby alla maggiore. Forse bisogna prima formare i formatori che i giocatori?

Michele Morra  18 giorni fa

Voglio esprimere la mia solidarietà a Joe Schmidt e a Dave Rennie per la difficilissima situazione nella quale si trovano,non è certo facile scegliere se andare ad allenare gli All Blacks o l'Italia.Spero che sceglieranno con serenità e giudizio,sono decisioni da togliere il sonno.Per il resto,niente di nuovo,federazione gestita da cialtroni incapaci,ed i risultati che non arrivano-con la conseguente difficoltà a trovare un allenatore decente-probabilmente legati al fatto che (e qui spero di sbagliarmi e di essere smentito) il nostro rugby -probabilmente- ha raggiunto il suo limite:oltre quella posizione nel ranking mondiale,un posto più su o tre più giù,noi NON siamo in grado di andare.E non c'è allenatore che tenga,possiamo anche riunire un team che va da Jones a Gatland passando per Schmidt e Hansen e coprirli di oro,ma questa è la stoffa che abbiamo e questo è il vestito che ne viene fuori.

Pietro Mezzoli  18 giorni fa

come già scritto da un'altro post, velocissimamente le elezioni federali per manifesta incapacità del management attuale poi, magari con Munari presidente,, vorrei un CEO svincolato da ovalia che faccia pulizia con un aspirapolvere industriale; nel frattempo un direttorio provvisorio allargato con F.Smith e Crowley .

Tomas De Torquemada  17 giorni fa

Crowley, Treviso non lo mollerebbe neanche per scherzo, ma avrebbe il profilo perfetto in quanto a conoscenza tecnica e approccio allo spogliatoio e al movimento! Ma questo è un sogno. Vern Cotter è la figura che più si avvicina a quanto si chiede ma sono d'accordo con chi indica che la durata debba essere superiore ai 4 anni. Franco Smith, perché no ma solo come HC e comunque i contratti ad interim di 1 anno li farei ai Presidenti non ai tecnici. Abbiamo bisogno di un direttore del rugby? Certo allora bene per Wayne Smith...conosce a sufficienza il rugby e l'Italia per poterlo ricoprire. Mi pare interessante ed esaustivo questo passaggio che ho trovato su RugbyingClass: “Osservatori attenti continuano a ripetere che non si può pretendere di più poiché il “nostro rugby” è questo. Ma nonostante tutto Il Presidente della Federazione non ha fatto nulla, anzi, per celare la voglia di scaricarlo anzitempo, scadenza naturale del contratto il 30 maggio 2020, e O’Shea non ha aspettato oltremodo andando a ricoprire un più congeniale, e titolato, ruolo in seno alla federazione ovale inglese, ricoprendo una posizione di rilievo (‘senior position’) all’interno del dipartimento del rugby professionistico, mettendo a disposizione di Eddie Jones, l’head coach dei finalisti mondiali, tutta la conoscenza del rugby domestico britannico, con l’obiettivo di ulteriore sviluppo. Questo era il compito che la Federazione italiana doveva proporgli, perché è l’aspetto di maggior carenza del nostro rugby, perché è la capacità migliore, insieme alla passione, di O’Shea. Lo ha dimostrato tangibilmente più che nelle decisioni di gioco o nella gestione di selezione dei giocatori. Si erano incrociate “esigenza e offerta”, e non si è riusciti a sfruttare una così ghiotta occasione se non in minima parte perché, semplicemente, chi “decide” in Federazione è stato così presuntuosamente orbo da non voler vedere il bene collettivo. Eventuali motivazioni legate a questioni di budget federale si dovrebbero attentamente verificare.”

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