3 anni fa 28/08/2017 13:08

Carwyn James: il cuore grande dei rugbisti

L'uomo che ha fatto del rugby una filosofia.

Ricorderò sempre la sua dolcezza. In Nuova Zelanda aveva a che fare con un gruppo di giocatori piuttosto ruvido, ma non ha mai pronunciato una parola dura e non ha mai alzato la voce. Il nostro successo è stato interamente dovuto a lui." (Ian McLauchlan)

Aveva una squadra di stelle, ma nessuno avrebbe potuto gestire quelle stelle come ha fatto Carwyn. Egli era giudizioso e scientifico nel suo approccio, in un modo che non avevamo mai visto prima in Nuova Zelanda.” (Colin Meads)

Carwyn James è ampiamente considerato il più grande allenatore di rugby di tutti i tempi, artefice di quello che ad oggi è l’unico successo dei Lions contro gli All Blacks, nel 1971. James ha ripetuto il trucco mentre era responsabile del Llanelli l’anno seguente e poi ancora sulla panchina dei Barbarians nel 1973. Tre trionfi contro la Nuova Zelanda come nessun altro è riuscito a fare nella storia, conseguiti grazie alle sue intuizioni in anticipo sui tempi e all’approccio “dolce” con i propri giocatori.

Al di fuori del rugby Carwyn era un uomo dalle molte sfaccettature, alcune delle quali apparentemente contraddittorie. Amante della letteratura e del teatro, diacono alla cappella del suo villaggio, fumatore di almeno cinquanta sigarette al giorno, appassionato di vino e gin, giornalista ed emittente radiofonico, solitario e incapace di accettare le proprie fragilità e quindi non in grado di essere orgoglioso di se stesso. In un'epoca poco illuminata, questa fragilità è stata scambiata per omosessualità, sempre evocata, ma mai accertata.  Il suo problema nei rapporti con le donne pare invece derivasse, oltre che dal carattere, anche da una malattia alla pelle, una dermatosi seborroica  atopica ed erpetiforme che lo tormentava e lo rendeva  piuttosto inguardabile, Forse era dovuta allo stress.  Passava minuti a “grattarsi”, soprattutto le braccia e l’addome.

Carwyn Rees James è nato il 2 novembre 1929 a Cefneithin, piccolo villaggio di 400 anime nella zona mineraria del Carmarthenshire, dove qualche anno più tardi avrebbe visto la luce anche Barry John. Figlio di un minatore, Carwyn non ha seguito le orme del padre nei cunicoli della terra, ma ha studiato sino a laurearsi in lingua e letteratura inglese e gallese, per poi diventare insegnante e, infine, conferenziere al Trinity College di Carmarthen.

James ha iniziato a maneggiare l’ovale in tenera età. Negli anni ’40 il ragazzo era apertura nel XV della Gwendraeth Grammar Shool e nel 1948 è diventato lo skipper della nazionale studentesca gallese che ha giocato contro quella Francese. Entrato presto tra le fila del Llanelli RFC, ha giocato la sua prima partita mentre frequentava ancora la scuola di Gwendraeth.

Carwyn ha prestato il servizio militare in marina e per tre stagioni, dal 1953 al 1956, si è trasferito in Inghilterra dove ha giocato tra le fila dei London Welsh, anche nel ruolo di capitano. Nello stesso periodo il gallese è stato anche eletto capitano della squadra Seven che ha trionfato nel famoso Middlesex Seven.

All’inizio del 1958 il leggendario mediano d’apertura Cliff Morgan si è infortunato e per affrontare i Wallabies il 4 gennaio è stato convocato Carwyn James. Il ragazzo ha disputato un’ottima partita, con la ciliegina sulla torta di un drop che ha aiutato i suoi a vincere per 9 a 3.

Il rientro di Morgan ha precluso al giovane di Cefneithin la possibilità di indossare nuovamente la maglia numero 10 della nazionale. Il 29 marzo James si è schierato sull’erba dell’Arms Park nel ruolo di trequarti centro per sfidare la Francia nell’ambito del Cinque Nazioni. La squadra di casa, capitanata dal flanker Clem Thomas, di professione macellaio, ma laureato Cambridge e futuro giornalista di successo, ha perso con il punteggio di 6 a 16.

Sono state queste le uniche due presenze di Carwyn per i Dragoni. Nonostante fosse un bel giocatore, la presenza di Cliff Morgan gli ha impedito di conquistare altri caps.

Nel 1971, una volta appese le scarpette al chiodo, Carwyn si è dedicato anima e corpo al ruolo di allenatore sulla panchina del suo Llanelli.

Con soli due caps giocati con la propria nazionale e una sola stagione alla guida del Llanelli, James è stata una scelta piuttosto sorprendente per guidare i British & Irish Lionsnel 1971 in Nuova Zelanda. Lui, però, era un allenatore in anticipo sui tempi e un visionario, qualcosa che il Galles doveva ancora apprezzare, ma che non era passato inosservato nel resto del Regno Unito. Il suo stile era quello di rivolgere parole tranquille e suggerimenti ai propri giocatori piuttosto che conferire loro degli ordini. Carwyn sosteneva che nel rugby si può attaccare in qualsiasi momento ed è stato anche un forte credente del possesso palla, affermando che, se una squadra dispone dell’ovale deve essere in grado di attaccare, indipendentemente dalla posizione in cui si trova sul campo. Per lui il rugby era un “thinking game”, cioè un gioco di pensiero.

A 41 anni, quindi, James si è preso un pezzo di tempo non retribuito dal suo lavoro come insegnante e direttore di rugby e cricket al Llandovery College, per portare quei ragazzi alla gloria.

I Lions hanno perso la partita di apertura contro il Queensland, ma hanno finito il tour di tre mesi come vincitori della serie sugli All Blacks, per la prima e sino ad ora unica volta. Di 26 partite, i rossi ne hanno vinte 23, perdendone due e conseguendo un pareggio.

La squadra di James ha conquistato il primo test match a Carisbrook con il punteggio di 9 a 3, per poi perdere il secondo 12 a 22 a Christchurch. Nel terzo incontro i rossi hanno asfaltato i padroni di casa 13 a 3 e, infine, hanno realizzato l’impresa pareggiando 14 a 14 all’Eden Park di Auckland.

Campioni quali il capitano John Dawes, il geniale Gareth EdwardsBarry John, da allora diventato il re, il gigante Willie John McBride, il topo potente Ian McLauchlan, l’imprendibile Gerald Davies, il placcatore John TaylorJPR Williams, autore del drop che ha regalato il pareggio nel quarto test, l'unico della sua carriera, David Duckham, l'ala bionda, hanno inciso il loro nome nel folklore dei Lions, ma il tranquillo tenente James merita anche la lode per la mano ferma con cui li ha saputi gestire. È stato lui a chiedere a McBride di cambiare idea e intraprendere un quarto tour e sempre lui ad avere convinto il riluttante John, nativo dello stesso villaggio minerario, a partecipare al viaggio con la promessa che non sarebbe stato soggetto ad un indebito rigoroso regime di allenamento. È stato sempre lui a piegare le regole dei Leoni Britannici per consentire a Davies di raggiungere la squadra con tre settimane di ritardo, dopo aver conseguito i suoi esami a Cambridge.

Sebbene fosse un forte nazionalista (lo troviamo nelle elezioni generali del 1970 come rappresentante di Plaid Cymru, il partito indipendentista gallese) Carwyn ha visto nel compito di coaching dei Lions un modo con il quale riconciliare le caratteristiche delle quattro nazioni britanniche, persuadendo i membri della squadra a mettere da parte le loro rivalità nazionali profondamente radicate. Durante quel tour si sono così formate amicizie durature che potevano sembrare impossibili prima che il team si riunisse per ascoltare un discorso introduttivo dato da un allenatore noto ai giocatori gallesi per la sua abilità come apertura e successivamente come allenatore a Llanelli, ma che era completamente ignoto ad altri: “Non pretendo che gli irlandesi diventino inglesi, che gli inglesi diventino Celti e men meno che gli scozzesi siano qualcosa di diverso dagli scozzesi. Voi tutti avete una qualità ben definita da dare alla squadra e dovete sapere che siete in grado di esprimervi nel vostro unico modo speciale, sia sul campo che fuori da esso.”.

In quel tour, l’approccio cerebrale al rugby di James ha ridefinito il gioco, grazie ad un mix di velocità, acume tattico e forza mentale. Persino i neozelandesi hanno riconosciuto l'influenza dei Lions del '71 sul rugby nel loro Paese, per non parlare del resto del mondo.

Nel 1972 James era tornato ad allenare il Llanelli, assistito dall'ex capitano del Galles Norman Gale. Lo stesso anno la nazionale della Nuova Zelanda è stata in tournée in Europa, con giocatori eccezionali quali Ian KirkpatrickBryan Williams e Grant Batty. Il 31 ottobre gli ospiti arrivati dal sud del mondo hanno affrontato proprio il Llanelli allo Stradey Park.

Quella in maglia scarlatta era una grande squadra, basta citare qualche nome: Derek QuinnellPhil BennettBarry LlewellynGareth JenkinsRay Gravell, che con i suoi 21 anni era il più giovane in campo, JJ Williams ed il capitano Delme Thomas.

Quando la sfida ha preso il via ci sono voluti meno di cinque minuti ai ragazzi di Carwyn James per stordire gli avversari. Bennett ha avuto subito la chance per portare i suoi in vantaggio, ma ha visto il proprio penalty rimbalzare sopra la traversa. Il mediano di mischia All Black Lindsey Colling era sulla traiettoria del rimbalzo e ha raccolto l'ovale al volo. Sembrava ormai che la possibilità di fare punti fosse svanita, ma non appena Colling ha tentato di calciare la palla in avanti, il trequarti centro Roy Bergiers è arrivato di corsa, ha stoppato il calcio e si è tuffato sulla palla vagante in area di meta per una storica marcatura. L'apertura del Llanelli l'ha trasformata e i gallesi si sono trovati inaspettatamente in vantaggio 6 a 0. La Nuova Zelanda si è subito fatta sotto con un calcio di punizione di Joe Karam, portandosi sul 6 a 3, ma un penalty dalla lunga distanza calciato da Andy Hill ha assicurato ai padroni di casa la vittoria per 9 a 3.

Ancora una volta Carwyn aveva dimostrato che la sua abilità di coaching era al di là delle aspettative di chiunque altro nel mondo.

Il 27 gennaio 1973, nell’ambito dello stesso tour, i Tuttineri  hanno disputato un match anche con i Barbarians. Questo li ha portati nuovamente faccia a faccia con la loro nemesi dei Lions e del Llanelli; l'uomo selezionato per allenare il club ad inviti, infatti, era proprio Carwyn James.

I Barbarians schieravano tra le loro fila molti giocatori che avevano partecipato al vittorioso tour dei British & Irish Lions del 1971, ad eccezione di Barry John, che nel 1972 era ormai andato in pensione anticipata dal rugby. Al suo posto era subentrata la stella del Llanelli Phil Bennett, un atleta che James conosceva molto bene, avendo partecipato al suo sviluppo sin dalla giovane età. Tutti sappiamo com’è andata quella partita. Appena al terzo minuto di gioco proprio Bennett ha raccolto l’ovale e dopo un grande gioco di gambe ha messo in moto quella che probabilmente è stata la squadra più grande ad avere calcato un campo di rugby union per la più bella meta di tutti i tempi finalizzata da Gareth Edwards.

Alla fine i Barbarians hanno vinto 23 a 9 e ancora volta, per il terzo anno consecutivo, una squadra allenata da Carwyn James è riuscita ad avere la meglio degli All Blacks.

Negli anni successivi il ragazzo di Cefneithin ha condotto il Llanelli RFC alla conquista di quattro Coppe Gallesi, tra il 1973 e il 1976, ma, nonostante gli ottimi risultati ottenuti, non ha mai allenato la nazionale gallese. La causa è da ricercarsi in gran parte nella sua convinzione che l'allenatore doveva presiedere le riunioni del comitato dei selezionatori (Big Five) ed essere responsabile delle scelte dei giocatori da mettere in campo, fatto questo contrario ai dettami dell’epoca. È datata 28 gennaio 1974 una sua lettera di rinuncia inviata alla federazione gallese, con le motivazioni del suo no ad acetare l’incarico di coach della nazionale.

Poi, nel 1977, grazie all’interessamento di Franco Olivieri, Carwyn ha assunto il ruolo di allenatore del Rugby Rovigo griffato Sanson per sostituire Julien Saby. Il gallese è rimasto in Polesine due stagioni, cambiando lo stile di gioco dei rosso-blu e inculcando nei giocatori la giusta mentalità per giocare il loro miglior rugby d’attacco.

Nel suo primo anno in Italia il tecnico ha portato il Rovigo ad un passo dallo scudetto, perso per soli due punti ai danni della Metalcrom Treviso. Nella stagione 1978-79, però, i Bersaglieri sono riusciti a conquistare il loro nono titolo, terminando il campionato con sole due sconfitte (entrambe con il Treviso per la prima volta targato Benetton) ed un pareggio (al Battaglini con L’Aquila) a ben sette lunghezze dalla Wührer Brescia. Il club rossoblu ha portato il trofeo a papa Giovanni Paolo II, il quale ha commentato che il rugby sembra un gioco molto ruvido. La risposta di Carwyn è stata che “il rugby non è ruvido se è giocato correttamente”.

La squadra polesana, nelle due stagioni in cui è stata guidata dal coach gallese, ha perso solamente cinque partite delle 52 disputate.

Nel 1977 gli All Blacks sono arrivati in Europa per il loro classico tour. La federazione Italiana ha “pregato” loro di giocare anche in Italia e l’allora presidente federale Vittorio Cogo di Rovigo si è avvalso proprio di Carwyn per convincerli. Per i neozelandesi la sfida doveva essere una sorta di allenamento in vista della sfida con la nazionale francese. Purtroppo gli Azzurri erano in Polonia, impegnati nel primo incontro di Coppa FIRA (Elio De Anna, invece, era a Parigi a giocare contro la Francia con il Resto del Mondo, nell'ambito della sfida per il settantacinquesimo compleanno della Federazione francese). Così, il 22 ottobre, all’Appiani di Padova, la FIR ha mandato in campo una selezione dei migliori giocatori del campionato (nazionali a parte) agli ordini del rodigino Busson e di Carwyn James. In campo i giocatori nostrani erano tutti di squadre venete, come i fratelli Nello e Rino Francescato (che James considerava i migliori trequarti centro in Europa di quel periodo) e i piloni petrarchini Mario Piovan e Pasquale Presutti, coadiuvati dai tre stranieri Guy Pardies, Nelson Babrow, entrambi del Padova, e dal “rodigino” Dirk Naudè. Quasi contro ogni aspettativa, il XV del Presidente, questo il nome della selezione, in maglia bianca con banda blu, ha dato parecchio filo da torcere ai neri di Oceania, con il risultato rimasto in bilico sino alle fasi finali del match. Alla fine hanno vinto gli All Blacks, 17 a 9, con due mete segnate da un Graham Mourie entrato dalla panchina al posto di Kevin Eveleigh: la prima viziata da un in avanti del mediano di mischia Kevin Greene, la seconda da una spinta degli avanti, dopo una touche a cinque metri dalla linea di meta italiana. Per il XV del Presidente, invece, ha marcato una meta Nello Francescato alla fine del primo tempo, trasformata da Loredano Zuin. Ancora una volta James si era dimostrato la bestia nera…dei neri.

James si sentiva molto a suo agio in Italia, dove si immergeva nella cultura locale sviluppando la propria poesia, altrimenti incapace di esprimerla pienamente nel paese natale. Ancora oggi è adorato dai tifosi di rugby italiani per quello che ha realizzato con la sua squadra. Da oltre dieci anni va in scena a Pieve di Cento, in provincia di Bologna, un torneo internazionale molto importante, chiamato "Carwyn James Easter Trophy". Il trofeo è disputato da squadre Under 15 ed è organizzato anche grazie all’aiuto del nipote di Carwyn, Llyr James.

Durante gli anni di Rovigo Carwyn ha scritto decine di articoli per le edizioni locali de Il Resto del Carlino e poi de Il Gazzettino. Successivamente ha collaborato anche al quattordicinale All Rugby. L’uomo di Cefneithin ha portato in Polesine anche un torneo Seven, al quale hanno partecipato squadre famose.

Finito il suo periodo in Italia, James è uscito dal gioco, salvo commentare il rugby per la Welsh BBC e scrivere articoli per The Guardian ed il Western Mail. Questo grande uomo, però, fumava oltre 50 sigarette al giorno e aveva preso anche a bere parecchio, soprattutto gin tonic. Con ogni probabilità è stata questa trascuratezza nei riguardi della propria persona a portarlo alla fine del suo viaggio. Il 10 gennaio 1983, infatti, Carwyn James ha passato l’ovale a soli 53 anni, stroncato da un infarto in una camera d'albergo di Amsterdam.

Nel 1999 il visionario James è stato ammesso nella International Rugby Hall of Fame, mentre nel 2015 è entrato anche a far parte della Hall of Fame di World Rugby.

 

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