1 mese fa|8 mesi fa 20/08/2018 11:55

Gestione giocatori: in Inghilterra si abbassa il limite a 30 partite all’anno

Svolta nel regolamento inglese a favore della salvaguardia fisica dei giocatori

In Inghilterra è stato ridotto il limite delle partite che un singolo giocatore può giocare durante l’anno. Il limite era inizialmente di 32 ma è stato abbassato a 30, inoltre la regola precedentemente riguardava solo i membri della squadra “elite” inglese (i giocatori di interesse nazionale ndr) mentre ora è stata allargata a tutti giocatori delle squadre di Premiership.

L’accordo è ora parte integrante del contratto standard in Premiership Rugby ed è stato concluso grazie al lavoro svolto dalla Rugby Players Association (l’associazione dei giocatori inglese, l’equivalente della nostra GIRA) con la Rugby Football Union (federazione inglese) e Premiership Rugby (lega del massimo campionato, organo che in Italia non esiste da tempo).

La nuova regola entrerà in vigore con il nuovo calendario globale di World Rugby, calendario che prevede lo spostamento della finestra internazionale di test match da giugno a luglio.

C’è da dire che è quasi impossibile per un giocatore internazionale superare tale soglia, 30 partite con la maglia del club e della nazionale equivalgono a 2400 minuti, ma qualche eccezione in passato c’è stata:

Chris Ashton nella stagione 2009-10, ha giocando 35 partite con Northampton e l’Inghilterra, ma gli è stato comunque permesso di giocare in due test contro l'Australia perché l’ala non mostrava segni di stanchezza.
Nel 2014, Chris Robshaw e Mike Brown hanno superato 2.560 minuti in stagione tra partite con gli Harlequins e Inghilterra.

Un altro dei problemi che la Rugby Players Association ha portato all’attenzione degli organi federali è che il limite delle 32 partite non teneva conto della posizione di un giocatore. 2560 minuti per un'ala hanno un impatto diverso a livello fisico rispetto a un uomo di mischia, particolarmente per un pilone impegnato in una media di 15 mischie ordinate a partita.

Le prime linee spesso non giocano più di 60 minuti in una partita, sarebbe dunque impossibile per loro superare il limite dei 2400 minuti ma c’è un caso, quello di Dan Cole (pilone destro dei Leicester Tigers e dell’Inghilterra) che ha giocato in ben 41 partite nella stagione 2012-13. Questo non è più ammissibile, ne potrebbe risentire la salute stessa del giocatore.  Cole infatti è stato fermo per ben nove mesi della stagione successiva a causa di problemi al collo.

La regola inglese è un grande passo in avanti per la salvaguardia dei giocatori professionisti, a questo limite però ci si arriva a fine stagione, quando si giocano le finali dei campionati e i test match internazionali,  nessun giocatore accetterebbe l’esclusione forzata da partite che potrebbero essere le più importati della loro carriera, è qui che entra in gioco la sapiente gestione dei minutaggi da parte degli staff tecnici e il conseguente allargamento delle rose giocatori.

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