1 anno fa 27/08/2018 14:52

Dylan Mika: il gigante gentile

L'All Black che ci ha lasciato a soli 45 anni

"Data la condizione che lo ha afflitto per tutta la sua carriera, le prestazioni di Mika sul campo con un freno a mano di quel tipo erano davvero speciali.” (John Hart)

"Mika era tutto quello che volevi in un All Black; un vero uomo squadra sia in campo che fuori, totalmente votato alla causa, che non ha mai dato nulla se non il 100%" (John Hart)

L'All Black e Manu Samoa Dylan Mika sarà sempre ricordato come l’uomo che ha superato una malattia debilitante per scalare le vette del suo sport. Così come Jonah Lomu, suo compagno di squadra All Blacks nel 1999, anche Mika è stato costretto a passare l’ovale troppo presto dopo una vita complicata da problemi di salute. Conosciuto come il Gigante Gentile del rugby, di questo enorme terza linea si ricorda anche una stagione in Italia tra le fila del Brescia.

Dylan Gabriel Mika è nato a Auckland il 17 aprile 1972 in una famiglia di origine samoana e ha studiato presso il St Peter's College, dove ha fatto parte della squadra di rugby.  Lui era un flanker molto alto (1,94 metri) e dal fisico atletico, che è emerso come una promessa eccezionale giocando un ruolo da protagonista per Auckland durante un torneo nazionale di Seven nei primi anni '90. Anche se non ha mai fatto parte della squadra nazionale a sette giocatori, il ragazzo ha impressionato soprattutto per le sue abilità aeree.

Mika ha intrapreso una carriera degna, ma senza diventare il grande giocatore che prometteva di essere nei suoi primi anni. È stato indubbiamente sfortunato di trovarsi ad Auckland in un momento in cui sia la squadra provinciale che la franchigia dei Blues avevano un'abbondanza di terze linee. Quando lui è entrato nel rugby di prima classe, infatti, Michael Jones e Zinzan Brooke erano ancora nel pieno del loro splendore e oltre a questi Auckland aveva in line-up anche Charles Riechelmann, Mark Carter e Andrew Blowers. Comunque sia, tra il 1994 e il 2000 Mika è riuscito a disputare 55 partite per Auckland e 23 nel Super 12 con i Blues.

Un altro motivo per cui la sua carriera con gli All Blacks è stata rallentata è dipeso dal fatto che nel 1994, essendo di origini samoane, Mika ha disputato due partite con la nazionale di Samoa. Il 25 giugno, a Moamoa, gli oceanici hanno disintegrato il Galles diIeuan Evanscon il punteggio di 34 a 9. Il successivo 6 agosto, invece, la squadra ha subito una sonora sconfitta per 3 a 73 da parte dei Wallabies a Sydney. Il flanker ha giocato altre partite non ufficiali con Samoa anche l’anno successivo.

Nella stagione 1994-95 Dylan è approdato in Italia e si è accasato al Brescia, squadra che partecipava al campionato di serie A2. La compagine lombarda quell’anno si è classificata quinta nel proprio girone per poi salvarsi con tranquillità nella Pool Retrocessione. Il flanker all’Invernici ci è rimasto una sola stagione, poi è tornato in patria per disputare con i Blues la prima edizione del Super 12.  Nel club bresciano ha giocato anche il fratello di Dylan, Anthony.

Quando nel 1996 John Hart ha preso le redini della nazionale neozelandese, ha identificato Mika quale possibile flanker della nazionale neozelandese. In quella stagione il ragazzo di Auckland ha preso parte al breve tour della Gran Bretagna con i New Zealand Barbarians, ma il fatto di avere giocato per Samoa significava che doveva osservare un periodo di stand-up di tre anni prima di potere indossare la maglia nera degli All Blacks.

Nel 1998 Dylan ha subito un infortunio alla schiena che lo ha tenuto fermo per buona parte della stagione e l’anno successivo ha lasciato i Blues per accasarsi presso i Chiefs. Proprio allora il suo nome è riemerso come potenziale All Black. Giocando sia blindside flanker che terza linea centro, Mika ha avuto la sua migliore stagione di Super 12 e spesso ha ricevuto l’onore di capitanare la franchigia di Waikato. L’avanti è stato così introdotto tra gli All Blacks quell'anno. Prima è entrato come sostituto nella partita di warm up a Christchurch contro la Nuova Zelanda A e poi, il 18 giugno 1999, ha trovato il suo primo cap nel test contro Manu Samoa ad Albany. Samoa quella sera aveva come capitano Pat Lam., cugino di Dylan. Quest’Ultimo, che ha giocato flanker in una terza linea formata, oltre che da lui, da Josh Kronfeld e dal capitano Taine Randell, ha aiutato la sua nuova squadra a sconfiggere i vecchi compagni per 71 a 13.

Il 26 giugno Mika è sceso in campo nella partita dell'Athletic Park di Wellington, dove la Francia è stata sconfitta con il punteggio di 54 a 7. Quindi, un paio di settimane più tardi, ha preso parte al suo unico Tri Nations. Il flanker è entrato dalla panchina per sostituire Andrew Blowers nel match vinto 28 a 0 contro il Sudafrica e poi è stato titolare nei due match contro l’Australia, terminati con una vittoria per parte. Alla fine gli All Blacks hanno conquistato quell’edizione del torneo.

A quel punto John Hart ha incluso Dylan nella rosa dei partecipanti alla Coppa del Mondo del 1999, dove, però, è stato impiegato solo nella partita contro l'Italia, durante la quale ha marcato una meta. Era, per i colori azzurri, la tristemente nota sfida di Huddersfield terminata 101 a 3. Mika ha giocato poi gli ultimi 20 minuti della partita valida per il terzo-quarto posto contro il Sudafrica, entrato al posto di Reuben Thorne. È stata questa l’ultima sfida di Mika per gli All Blacks.

Nel 2000, dopo aver giocato per Auckland in NPC ed essere tornato tra i Blues per il Super 12, il contratto di Mika con la New Zealand Rugby Football Union è scaduto e, a causa anche di alcuni infortuni che lo hanno afflitto in quell’ultimo periodo, il terza linea è andato alla ricerca di un carico di lavoro ridotto per il suo rugby. La scelta è caduta sul Giappone, dove Dylan è rimasto tre anni prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo, nonostante un'offerta per continuare da parte della squadra di Bay of Plenty

Purtroppo Mika soffriva di diabete ed era insulino-dipendente, così come anche il suo pari età Jason O'Halloran, capitano degli Hurricanes e All Black nel 2000. Dylan ha scoperto il suo problema ereditario nel 1992, durante un tour di Auckland a Tonga. Il suo coach di allora, Graham Henry, continuava a tormentarlo perché faceva visite regolari in bagno dopo aver bevuto un sacco di liquidi: uno dei segni rivelatori del diabete.

Il 20 marzo 2018, all'età di 45 anni, Mika ha passato l’ovale nella sua Auckland a seguito di un attacco cardiaco. L’ex All Black è stato ricordato in occasione di una speciale "celebrazione" commemorativa all'Eden Park, dove una grande folla, che comprendeva i compagni di squadra e gli allenatori delle squadre di Auckland, Blues e All Blacks degli anni '90, hanno fatto sentire l'enorme impatto che questo gigante gentile aveva ottenuto nel suo breve periodo su questa terra, non solo come giocatore di rugby, ma anche come amico, membro della famiglia e bravo ragazzo a tutto tondo.

Fuori dal rugby Mika era arrivato ad essere il direttore generale di una compagnia idrica samoana e ha anche ricoperto un ruolo dirigenziale presso la Glengarry Wines. Successivamente ha aperto una società di turismo agricolo con la moglie Tracy, dalla quale nel 2015 ha avuto una figlia: Marley.

Dylan è sempre stato orgoglioso della sua eredità samoana e ha compiuto numerosi viaggi sull’isola dopo il devastante tsunami del 2009 per contribuire al programma di ricostruzione.

 

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