1 anno fa 25/06/2018 13:44

Anton Oliver: il giocatore di rugby pensante

Il tallonatore più intellettuale degli All Blacks

Penso che anche i migliori atleti del mondo dovrebbero lasciare il loro ego alla porta e aprirsi all'idea che possono imparare e migliorare da chiunque. Questa è certamente una parte importante della cultura degli All Blacks. Non ci importa da dove provengono le idee e cerchiamo di innovarci e crescere indipendentemente da dove arrivi la fonte della conoscenza.” (Anton Oliver)

Ci è stato inculcato che la maglia non è nostra, ma che ne siamo semplicemente i custodi, ed è nostro compito, individualmente e collettivamente, lasciare la maglia (e quando dico maglia intendo l'identità nazionale e la proprietà della squadra che è incarnata dalla maglia degli All Blacks) in un posto migliore rispetto a quando l’abbiamo ricevuto per la prima volta.” (Anton Oliver)

Anton Oliver era considerato una sorta di rarità tra gli All Blacks e alcuni dei suoi contemporanei che avevano conosciuto solo il gioco moderno e professionistico. Oliver, infatti, era un intellettuale, interessato all'arte, alla letteratura e, soprattutto alle tematiche ambientali, tanto da essere etichettato come "il giocatore di rugby pensante".  Oliver è stato ampiamente ammirato anche per la sua capacità di pensare su questioni che andavano al di là del rugby e per tale motivo ha avuto una serie di scontri con gli allenatori che lo hanno messo in difficoltà, quasi al costo della propria carriera. Sul campo, però, Oliver era un tallonatore dotato di grande tecnica, soprattutto in mischia chiusa. L’Atleta degli Highlanders ha giocato 59 volte con la maglia degli All Blacks, dieci delle quali in veste di capitano, in un arco di tredici anni: un tempo incredibilmente lungo e un testamento delle capacità di recupero e della la tenacia di questo giocatore.

Anton David Oliver è nato a Invercargill il 9 settembre del 1975. Figlio di Frank Oliver, internazionale con gli All Blacks alla fine degli anni ’70, Anton ha trascorso i primi anni della sua vita in diverse piccole città nel profondo sud della Nuova Zelanda, finché, a sette anni, si è trasferito a Blenheim.

Nel 1993 Anton si è iscritto presso il Marlborough Boys' College, scuola che ha dato istruzione a parecchi All Blacks come il suo contemporaneo Leon McDonald e, più indietro nel tempo, Alan Sutherland. Durante questo periodo il ragazzo ha fatto parte di tutte le possibili squadre di rugby della Nuova Zelanda. Inizialmente ha giocato Numero 8 nella nazionale Under-17, per poi seguite il consiglio del padre e diventare tallonatore l’anno successivo su suggerimento del padre, quando ha fatto il suo debutto provinciale per Marlborough contro Nelson Bays, all’età di sedici anni. Oliver ha anche rappresentato il New Zealand Secondary School Team nel 1993, capitanando entrambe le squadre. Nel 1994 ha giocato per la nazionale Under-19, sempre da capitano, e l’Under-21, XV che ha rappresentato nei successivi due anni, diventandone anche in questo caso lo skipper nel suo ultimo anno.

Nel 1994 Anton si è trasferito a Dunedin per studiare all'Università d Otago (dove avrebbe ottenuto la laurea in Commercio e in Educazione fisica, pur essendo un giocatore di rugby professionista) e lì ha trascorsi i suoi successivi 14 anni di vita. Lo stesso anno il tallonatore ha esordito per la prima squadra di Otago. L’anno successivo, avendo giocato nelle due stagioni precedenti per i New Zealand Colts, Oliver è salito rapidamente agli onori nazionali.

Non aveva ancora compiuto 20 anni quando Anton è stato chiamato dal coach degli All Blacks Laurie Mains a fare da riserva a Sean Fitzpatrick nella gara valida per la Bledisloe Cup del 1995 a Sydney, aiutato dal fatto che Norman Hewitt aveva subito un infortunio. Quel match è coinciso con il tentato dirottamento del rugby internazionale da parte della World Rugby Corporation, un'esperienza che deve aver fatto sobbalzare il giovane perché è stato giocato in un'atmosfera quasi senza precedenti.

Oliver è diventato un All Black a tutti gli effetti nel 1996, durante il tour del Sudafrica, quando è sceso finalmente in campo in un paio di partite infrasettimanali. Il suo primo incontro, con Eastern Province, è arrivato quasi venti anni dopo che suo padre ha giocato la sua prima partita per gli All Blacks sullo stesso terreno contro lo stesso avversario. La seconda partita Anton l’ha disputata contro Western Transvaal.

Il 14 giugno 1997 il nuovo allenatore degli All Blacks John Hart ha fatto entrare in campo Oliver nel match contro le Fiji ad Albany per sostituire temporaneamente Sean Fitzpatrick. Lo stesso giorno hanno indossato per la prima volta la maglietta con la felce anche Tana Umaga e Taine Randell.

Alla fine dell’anno Oliver ha intrapreso il tour della Gran Bretagna e dell'Irlanda, sempre però come terza scelta. Il ragazzo ha giocato in tutto quattro partite non ufficiali, due delle quali con il Galles A e l’Inghilterra A, realizzando una meta in ciascuna di esse.

A quel punto Fitzpatrickè rimasto vittima di un infortunio che lo ha costretto a ritirarsi e nel 1998 Oliver ha avuto uno sprint su Hewitt per diventare il tallonatore titolare degli All Blacks.

Nel giugno del 1998 il ragazzo di Invercargill ha giocato due vittoriosi test match casalinghi contro l’Inghilterra, costituendo un’ottima prima linea con i piloni Olo Brown e Craig Dowd.

Subito dopo, però, la Nuova Zelanda ha patito cinque sconfitte consecutive: la peggiore serie negativa di sempre. La squadra ha perso tutte e quattro le gare del Tri Nations e poi anche il terzo match con i Wallabies valido per la Bledisloe Cup. Era dal 1920 che gli All Blacks non perdevano tre gare consecutive contro i giallo-oro.

L’anno successivo, in primavera, la squadra di John Hart si è riabilitata sconfiggendo prima Samoa ad Albany e poi la Francia a Wellington, quest’ultima con il punteggio di 54 a 7. In seguito i neri hanno conquistato il Tri Nations, vincendo tutte le sfide tranne quella dell’ultima giornata contro i Wallabies a Sydney.

A quel punto, ripresa fiducia nei loro mezzi, gli All Blacks si sono presentati ai nastri di partenza della Coppa del Mondo organizzata dal Galles, con scodature anche negli stadi degli altri Paesi facenti parte del Regno Unito.

Schierata nel girone B, la compagine in nero ha esordito il 3 ottobre a Bristol battendo Tonga con il punteggio di 45 a 9. Oliver quel giorno faceva parte di una front row che comprendeva anche i props Carl Hoeft e Kees Meeuws, poi sostituito da Craig Dowd.

Sei giorni più tardi la Nuova Zelanda ha affrontato a Twickenham l’Inghilterra di Martin Johnson. È stata questa una delle partite clou di quella edizione. Il tempio del rugby londinese era strapieno: 82000 persone avevano coperto ogni centimetro delle gradinate. Dopo gli inni e la haka si è cominciato a giocare. Sprecate occasioni con i calci di Jonny Wilkinson, gli inglesi si sono trovati a soffrire per la meta di Jeff Wilson e per le punizioni di Andrew Mehrtens, il mediano d'apertura che a inizio carriera ha giocato a Calvisano. Un ritrovato Jonah Lomu, intanto, stazionava sulla sinistra e al 20' della ripresa il gigante ha divorato tre quarti di campo, schivato due placcaggi e deposto l’ovale oltre la linea. Alla fine i neri hanno battuto i bianchi 30 a 16.

Anton non ha giocato il match con l’Italia a Huddersfield, dove ha lasciato il posto a Mark Hammett. Quella partita, ancora oggi crea degli incubi ai tifosi azzurri. Gli All Blacks ci hanno disintegrato con quattordici mete, undici delle quali trasformate, e tre penalties calciati da Tony Brown. L’Italia ha risposto solamente con un piazzato di Diego Dominguez. Risultato: Nuova Zelanda 101 – Italia 3.

Il 24 ottobre il tallonatore degli Highlanders era regolarmente schierato sull’erba di Murrayfield per affrontare la Scozia nei quarti di finale. Gli All Blacks hanno vinto 30 a 18 e sono partiti pieni di fiducia alla volta di Londra dove li attendeva la Francia, ultimo ostacolo prima di approdare alla finale. Purtroppo per loro, quel giorno tutto è andato storto per la banda di John Hart, la quale ha subito un netto 31 a 43, nonostante avesse chiuso il primo tempo avanti di sette punti. Per dare spazio a tutti i talentuosi trequarti che aveva nella line-up, il coach ha fatto giocare Jonah Lomu e Tana Umaga sulle ali, Christian Cullen al centro assieme ad Alama Ieremia e Jeff Wilson estremo. Col senno di poi, la soluzione migliore sarebbe stata lasciare Cullen estremo, Wilson e Lomu sulle ali e Umaga al centro.

Ormai annichiliti, il 4 novembre i neri hanno perso anche la finale di consolazione contro il Sudafrica di Joost van der Westhuizen, con il punteggio di 18 a 22. In quella occasione Oliver è entrato dalla panchina a gara iniziata per sostituire Hammett.

Il 24 giugno del nuovo millennio, nel match contro la Scozia a Dunedin, Anton è andato per la prima volta in meta con la maglia della propria nazionale e non una, ma ben due volte, entrambe con azioni degne di un trequarti. Nella prima azione Anton ha ricevuto la palla da Alama Ieremia appena dopo la metà campo, si è liberato con una finta di un paio di avversari (nella fattispecie Greg Townsend e Shaun Longstaff), ha trovato un varco e vi si è infilato, per poi correre sino a marcare in mezzo ai pali, con l’estremo Chris Paterson che lo rincorreva mangiando la sua polvere. La seconda meta è arrivata nella ripresa e ha visto il mediano di mischia neozelandese Byron Kelleher rubare palla in una ruck sulla linea dei 22 metri avversari per poi cederla al proprio tallonatore. Oliver si è liberato di forza di un avversario e si è involato in direzione linea di meta scozzese, dove vi è arrivato resistendo al reiterato tentativo di placcaggio da parte di Craig Moir. Gli All Blacks, ora allenati da Wayne Smith, hanno vinto la gara 69 a 20 e poi hanno sconfitto di nuovo gli scozzesi una settimana più tardi ad Auckland con il punteggio di 48 a 14.

Durante il Tri Nations del 2000 la Nuova Zelanda ha vinto due gare su quattro e si è classificata al secondo posto alle spalle dell’Australia. Poi, in autunno, i neri sono approdati in Europa, dove hanno affrontato due volte la Francia, con le due squadre che hanno vinto un test match a testa. Infine, il 25 novembre, Oliver e compagni hanno affrontato gli Azzurri al Ferraris di Genova. Quel giorno la squadra capitanata da Todd Blackadder è stata clemente e ha vinto “solamente” 56 a 19, realizzando otto mete. Per i nostri colori i punti sono arrivati di Andrea Lo Cicero (il quale ha subito anche un cartellino giallo al pari di Luca Martin) e Stefano Saviozzi, più tre penalties da parte di Ramiro Pez.

Nel 2001 Oliver è stato nominato capitano degli All Blacks. Il ragazzo di Invercargill ha guidato a giugno la sua squadra a tre facili vittorie casalinghe con Samoa, Argentina e Francia. Il Tri Nations di quella stagione, però, è terminato come quello precedente, ovvero con i neri artefici di due vittorie e altrettante sconfitte, entrambe con i Wallabies: a Sydney e a Dunedin.

Proprio queste due sconfitte con i cugini in giallo hanno fatto salire tra gli All Blacks un’apparente mancanza di fiducia per il loro capitano. La leadership di Oliver è stata messa in discussione, particolarmente a causa della sconfitta di Dunedin, quando lui ha preso la decisione tardiva di cercare la meta per ottenere almeno un punto bonus, quando sarebbe risultato più facile arrivarci attraverso un penalty.

Comunque sia, a fine anno il tallonatore ha capitanato di nuovo il team con la felce durante i classici test match down-under, quando gli All Blacks hanno vinto tutte e tre le loro gare, con Irlanda, nel giorno del primo cap di Richie McCaw, Scozia e Argentina, quest’ultima grazie ad una meta nei minuti finali di Scott Robertson.

Un infortunio durante il Super 12 del 2002 ha escluso Anton dagli All Blacks per quella stagione e anche per le successive il suo coinvolgimento con la nazionale è stato piuttosto scarso. Nel 2003 il tallonatore ha giocato solo le due partite interne con l’Inghilterra, terminate con una sconfitta a Wellington e con il successo di Christchurch, e ha saltato il mondiale australiano. Sembrava che nel 2004 la sua carriera stesse addirittura andando a spegnersi, ma, all’improvviso,l'eccellente forma che ha dimostrato giocando per Otago lo ha fatto ricordare al nuovo allenatore degli All Blacks Graham Henry per il tour di fine 2004 in Europa. Oliver ha disputato le partite con l’Italia a Roma, con la Francia e quella finale con i Barbarians, uscendone sempre vincente.

A maggio, sempre del 2004, Anton ha giocato tre partite consecutive, tutte nel giro di una settimana, con la maglia dei Barbarians. Nell’ordine, il ragazzo ha affrontato Scozia, Galles e Inghilterra ed il club ad inviti ha vinto l’incontro con il XV del Cardo.

Un altro infortunio, stavolta al muscolo del polpaccio durante l’incontro con i Crusaders, ha ostacolato la stagione 2005 di Anton. Il ragazzo ha saltato la serie con i Lions, ma è tornato in tempo per intraprendere il tour di fine anno, dove è sceso in campo nei test con il Galles e la Scozia.

Nelle stagioni 2006 e 2007 Anton è tornato ad essere la prima scelta per la maglia numero 2. Il nuovo regime di coaching di Graham Henry lo ha voluto in tandem assieme a Keven Mealamu, con la coppia che si alternava a seconda che fosse necessario o meno il potere in mischia di Oliver o la mobilità in campo aperto di Mealamu.

Nel 2006 Oliver ha giocato da titolare la partita con l’Argentina a Buenos Aires e poi le due partite del Tri Nations con gli Springboks, tutte vinte. Nel terzo match con il Sudafrica a Rustenberg, che ha visto gli All Blacks perdere 20 a 21, il tallonatore è entrato a metà della ripresa per prendere il posto di Andrew Hore. Quell’anno gli uomini di Henry hanno conquistato il titolo. Era dal 2001 che Anton non giocava il torneo e dal 1999 che non arrivava in cima alla classifica.

A novembre Oliver è approdato in Europa, dove ha giocato i vittoriosi test contro il Galles e la Francia.

Il 9 giugno del 2007 Oliver ha disputato il secondo dei due test match in programma contro la Francia (nel primo la maglia numero 2 era stata affidata a Keven Mealamu). Il ragazzo di Invercargill quel giorno ha realizzato la sua terza meta internazionale, stavolta con una azione di sfondamento a seguito di un prolungato raggruppamento a pochi centimetri dalla linea bianca avversaria.

Poco dopo il tallonatore di Otago ha portato nel proprio palmares il suo terzo titolo personale del Tri Nations, durante il quale ha giocato tre partite: due con l’Australia e una con gli Springboks. Quindi, è stato inserito da Graham Henry nella rosa che a ottobre ha preso parte alla Coppa del Mondo in Francia.

La Nuova Zelanda ha esordito l’8 settembre a Marsiglia contro l’Italia. Gli azzurri di Pierre Berbizier hanno oltrepassato due volte la linea bianca, con Marko Stanojevic e Mirco Bergamasco. I Tuttineri, invece, di mete ne hanno marcate undici per un 76 a 14 senza appello.

Nella sfida seguente gli All Blacks hanno asfaltato il Portogallo con un mirabolante 108 a 13. Sedici mete realizzate, quattordici delle quali trasformate da Nick Evans. Eppure per i lusitani, l'unica volta che hanno varcato la linea avversaria con Rui Cordeiro, è stato come vincere il mondiale. In entrambe queste gare Anton è partito in panchina per dare spazio a Mealamu ed è entrato in campo per dargli il cambio nella ripresa. Oliver ha poi giocato da titolare contro la Scozia a Murrayfield, dove gli uomini di Henry hanno vinto 40 a 0, per poi restare a riposo nella ininfluente sfida con la Romania.

A quel punto, se ci fosse un film da proiettare questi sarebbe "la caduta degli dei" di Luchino Visconti. Nei quarti di finale, sotto il tetto apribile del Millenium Stadium di Cardiff, contro la Francia, quella macchina perfetta capace di stritolare ogni avversario si è inceppata. Alla mezz'ora gli All Blacks erano avanti 13 a 0, grazie a due penalties di Dan Carter e alla meta di Luke McAllister trasformata dall'apertura. La Francia sembrava annichilita e ha saputo rispondere solo con un piazzato di Lionel Beauxis alla fine del tempo, tanto per non andare a riposo con lo zero sul tabellone. Nella ripresa i francesi hanno prima piazzato ancora con Beauxis, quindi hanno marcato con Thierry Dusautoir. Grazie alla trasformazione del loro numero 10 si sono ritrovati in parità. Dopo una manciata di minuti la Nuova Zelanda ha varcato la linea proibita con Rodney So'oialo. Sembrava il colpo di grazia, ma l'errore di Carter sulla trasformazione alla fine avrà il suo peso nel computo finale dei punti. Poco dopo, infatti, la Francia ha trovato cinque punti grazie alla meta di Yannick Jauzion, viziata da un evidente passaggio in avanti, e altri due con la trasformazione di Jean-Baptiste Elissalde. Mancavano 10 minuti e gli uomini di Raphaël Ibañez erano avanti 20 a 18, un risultato che, nonostante l'assalto della marea nera, non cambierà più. Per Oliver, che ha giocato in prima linea con i piloni Tony Woodcock e Carl Hayman, la gara è finita al minuto numero 55, quando è uscite per dare spazio a Andrew Hore. È stata questa la sua ultima partita con gli All Blacks.

Alla fine del 2007, dopo la Coppa del Mondo, Oliver ha lasciato la Nuova Zelanda per onorare un contratto in Francia con il Tolone. Le sue 298 apparizioni di prima classe includevano 85 match provinciali con Otago, 127 per gli Highlander (che hanno fatto di lui il giocatore della franchigia con più caps) e 59 test match con la nazionale.

Rifiutando numerose offerte per giocare nel Regno Unito, Oliver ha scelto la Francia in quanto riteneva che sarebbe stato un paese più adatto al suo amore per la cultura. Il Tolone all’epoca militava in seconda divisione francese, ma si avvaleva del contributo di diversi ex internazionali come Andrew Mehrtens, Tana Umaga, George Gregan, Victor Matfield e Dan Luger, così nel 2008 la squadra è stata promossa in Top 14. Tuttavia Oliver, che nel frattempo era stato ammesso all'Università di Oxford per un master in conservazione e gestione delle biodiversità, ha deciso di abbandonare definitivamente il rugby giocato, deluso dall’ultra- professionismo che ha trovato in terra francese: “La mia ragione d'essere un rugbista è sempre stata quella di giocare per il mio paese, perché essere un All Black mi ha permesso di esplorare il mio senso dell'identità nazionale. Una volta arrivato a Tolone mi sono chiesto cosa stavo facendo. Dopo la quarta o la quinta partita ho realizzato che la mia ragione d'essere del rugby era morta. Tutti quei loghi e colori sulla maglia non erano affatto collegati a me. Ho pensato che non si può giocare solo per soldi. È un lavoro legittimo, vero, ma dal mio punto di vista avevo bisogno di qualcosa di più: giocare a rugby doveva avere un maggiore significato." (Anton Oliver)

Una volta arrivato nella famosa università inglese, all’età di 33 anni, Oliver è stato prontamente coinvolto nella locale squadra di rugby per disputare l'annuale Varsity Match contro Cambridge. A Twickenham, Oxford ha vinto dopo quattro anni di astinenza per 33 a 29, il punteggio complessivo più alto nella storia ultracentenario del match.

Il 31 gennaio del 2009 Oliver è stato invitato dai Barbarians per disputare un incontro a Llanelli, in occasione dell'inaugurazione del nuovo stadio degli Scarlets. Per la cronaca, i baa-baas, tra i quali vi erano anche i nostri Aaron Persico e Federico Pucciariello, hanno perso con il risultato di 24 a 40. È stata questa l’ultima volta che il tallonatore ha calcato un campo da rugby.

Dopo il ritiro Oliver ha continuato gli studi a Londra, dove vive ancora oggi, ed è molto attento alle tematiche ambientali. L’ex All Black è dirigente in una compagnia britannica di energie rinnovabili.

Nel 2005 Oliver ha scritto un libro autobiografico "Anton Oliver, Inside" dove tratta di molte questioni inerenti i giorni moderni degli All Blacks che non erano mai state discusse prima. 'Inside' è stato ampiamente considerato erudito, profondo e perspicace e non il solito libro sul rugby.

Il padre di Anton, Frank Oliver, è morto nel 2014. Essendo stato anch’egli capitano degli All Blacks, i due sono diventati il primo e finora unico caso di padre e figlio capitani All Black nella storia.

 

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