27 giorni fa 03/05/2020 23:08

Luciano Rodriguez: il direttore d’orchestra del Valorugby

Col rugby mi diverto moltissimo, sia a giocare che ad allenare. Per quanto tempo ancora? Non mi voglio porre il problema

Articolo pubblicato su Allrugby numero 145

Luciano Rodriguez, numero 10 del Valorugby gioca apertura e allena i trequarti del club. Dopo aver vinto due scudetti, a Mogliano e Rovigo, a 33 anni sogna il terzo.

Nel campionato italiano, Eccellenza e Top12, Luciano Rodriguez ha giocato più di 150 partite, oltre la metà delle quali nel Rovigo, con cui ha conquistato lo scudetto del 2016. Nel 2013 invece era stato tra i protagonisti del successo a sorpresa del Mogliano. Ora ci riprova con la maglia del Valorugby che quest’anno indossa per la terza stagione. Tucumano, 33 anni, cresciuto nei Cardenales, club i cui colori sono molti simili a quelli di Reggio, Rodriguez è il direttore di un’orchestra che nel girone di andata ha segnato più mete di tutte le avversarie, 43, chiudendo la prima parte del torneo al secondo posto della classifica, tre punti dietro al Rovigo.


Valorugby sarebbe stato il favorito per lo scudetto?
“No - dice Rodriguez -, alla fine del girone di andata la squadra più in forma, secondo i numeri, era il Rovigo, che ci ha battuto e ha finito in testa la prima parte del torneo. E tra le favorite per la vittoria finale non escludo il Calvisano, che ha la rosa migliore, un calciatore infallibile, un allenatore molto preparato ed è un club che sa come si vince, basta guardare i risultati delle ultime stagioni”.
Però il Valorugby...
“Sì, al giro di boa eravamo messi bene, secondi in classifica a tre punti dalla vetta, con una sconfitta e un pareggio in più rispetto al Rovigo. Dopo aver perso a San Donà (alla seconda giornata, ndr) ci siamo ripresi bene. Siamo una squadra portata ad attaccare, cerchiamo sempre di proporre qualcosa di diverso, siamo un bel gruppo, in cui per fortuna non sono l’unico ad aver vinto qualche cosa, ci sono anche altri ad aver assaporato il gusto di conquistare lo scudetto, parlo di Chistolini (col Petrarca nel 2011, ndr), di Ruffolo (anche lui a Rovigo nel 2016, ndr), di Muccignat (a Treviso, nel 2007, nel 2009 e nel 2010, ndr)”.

Con le FFOO siete la squadra che nelle prime 11 giornate ha ottenuto più volte (8) il bonus grazie alle quattro mete. Dove dovete migliorare?
“Dobbiamo continuare a crescere, un po’ per volta. Fare piccoli passi in avanti, settimana dopo settimana. Con il Rovigo (vittoria dei rossoblù 36-29, ndr) ci è mancata la capacità di gestire la partita in alcuni momenti chiave: vincevamo 14-3, poi abbiamo commesso 6 falli in 15 minuti, oltre a qualche errore in difesa. La crescita passa anche dal lavoro sui dettagli”.

Ex trequartista nella squadra di calcio del quartiere dove è cresciuto in Argentina, a San Miguel de Tucuman, Luciano Rodriguez ha scelto il rugby quando, a sedici anni, il padre lo ha messo davanti a una scelta: “la palla ovale o quella tonda”. Non una scelta difficile racconta: “tutti i miei amici giocavano a rugby, mio padre giocava a rugby, i miei fratelli hanno giocato e anche i miei nipoti giocano, siamo una famiglia votata al rugby”.

Rimpianti? “Nessuno - dice con il sorriso sulla bocca -, col rugby mi diverto ancora moltissimo, sia a giocare che ad allenare. Sono molto fortunato a fare quello che sto facendo. Per quanto tempo ancora? Non lo so, non mi voglio porre il problema. Penso che un giorno tornerò a casa, lì ci sono i miei affetti, la mia famiglia, ma non è ancora il momento di salutare l’Italia”.

Parliamo delle due città dove hai vissuto e giocato più a lungo, Rovigo e Reggio Emilia.

“A Rovigo il rugby è tutto, la gente ti ferma e ti riconosce per strada. Quando abbiamo vinto lo scudetto, nel 2016, è stata una liberazione, per chi aveva perso con il Calvisano due finali consecutive, nel 2014 e nel 2015, e per tutti quelli che si portavano dietro anche quella del 2011, in casa col Petrarca. È stato un grande momento, una grande emozione, un gran senso di sollievo. A Reggio Emilia c’è il calcio, c’è il basket, il rugby comincia adesso a essere un po’ più sulla bocca della gente. In comune le due squadre hanno due presidenti appassionati che vogliono vincere”.

Parliamo delle novità del Valorugby di questa stagione, Latu Vaeno è arrivato come giocatore abbastanza misterioso, però si è fatto notare a suon di mete.
“È un ragazzo che era abituato a un rugby diverso, quello dell’emisfero sud, più spettacolare dove si prendono più rischi e in qualche cosa magari si è più superficiali. Ma si sta abituando alle caratteristiche del campionato e ha ancora grandi margini di crescita. Può fare la differenza”.

Ha impressionato invece, anche con la Nazionale U20, Giulio Bertaccini.
“Un diamante grezzo, per noi è stato la sorpresa più bella. Se troverà le giuste condizioni ha i mezzi per diventare molto forte”.

A giovani come lui fa bene giocare in Top12, o dovrebbero stare già in franchigia?
“Io credo che il Top12 faccia loro bene. Imparano a prendere fiducia nei propri mezzi, a trovare convinzione, fanno minutaggio, cosa che non accade se vai in PRO14 e poi magari giochi dieci minuti ogni tanto. Garbisi si sta prendendo responsabilità e un ruolo importante nel Petrarca, per fare un esempio, credo che gli faccia bene, gli da autostima e questo nel percorso di crescita conta”.

 

di Gianluca Barca 

foto Daniel Cau

 

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