2 anni fa 21/04/2017 16:50

Fabio “Hogan” Berzieri: 35 anni in prima linea

Intervista a Hogan Berzieri, bandiera del rugby piacentino

Hogan perché da giovane aveva lunghi capelli biondi e baffi a manubrio dello stesso colore. “Adesso i capelli non ce li ho più, ma sono rimasti i baffi e il nome di battaglia”. Fabio Hogan Berzieri da Fiorenzuola, che per vivere fa il marmista “E per vivere bene gioco in prima linea, all'inizio da tallonatore, da un po’ di anni pilone destro. Sono un ragazzo fortunato!”.

ï         Per via del ruolo poco impegnativo?
-          Per la data di nascita, sono del 1975…

ï         Capito, la fortuna sta nel fatto che quella in corso è l’ultima stagione agonistica, poi per raggiunti limiti di età…basta sudare!
-         E invece no! Non è l’ultima, è la penultima. Perché e vero che sono del 1975, ma sono venuto al mondo il 2 luglio, a stagione sportiva 2017 – 2018 già cominciata!

ï         E quindi per 48 ore…
-          Me la potrò giocare tutta. E sinceramente non vedo l’ora che cominci. Il Rugby Piacenza compirà 70 anni, sarebbe bello festeggiarli con una promozione.

ï         Ma stanco di prendere botte e di spingere: no?
-          I dolori per quello che mi succede la domenica spariscono verso la sera di mercoledì, non male, vista l'età. Quanto a spingere, è vero che in serie B le mischie ordinate sono, a volte, in numero davvero elevato. Ma ne ho fatte tante, una più, una meno non fa alcuna differenza, ormai. E poi so come funziona, mi faccio rispettare, in fondo alla partita ci arrivo sempre con le mie gambe. E poi noi del Piacenza…

ï         Fra una bella mischia e una trasformazione al largo…
-          Non abbiamo dubbi! Mischia tutta la vita. È nel nostro dna, è una questione di radici, di senso identitario. Di naturale predisposizione. Siamo fatti così. Attenzione: il rugby arioso e spumeggiante ci piace, e a volte ci proviamo pure. Ma quando conta il risultato la nostra arma segreta è una sola: 7 piloni in mischia. Otto, se si potesse. No, scherzo. Sette, una terza che corra ci serve.

ï         È questo il rugby che si gioca nel vostro girone di serie B?
-          Non esattamente, in verità. Cus Torino, che si avvia a tornare trionfalmente in serie A dopo aver dominato la stagione e Milano, per citare solo i casi più evidenti, hanno un bel gioco di trequarti e possiedono una varietà di soluzioni di ottimo livello. C’è chi gioca fino al n.10 perché ha la fortuna di avere un’apertura con un gran piede, c’è chi tenta di variare il tema tattico. E poi ci siamo noi. Che, sia detto per inciso, abbiamo in rosa 6 under 18 prodotti dal nostro vivaio. E li facciamo giocare!

ï         In classifica siete messi abbastanza bene…
-          Siamo sesti, 8 vinte, 2 pareggiate e 9 perse. A 3 punti dal Monferrato del mio amico Mandelli e a 6 dall’Alghero dell’altro mio amico Anversa. Sabato giochiamo proprio da lui, su un campo dove ha vinto solo il Cus Torino. Ci piacerebbe dare un segnale importante, vincere dove quasi tutti hanno perso. Ci proveremo, questo è poco ma sicuro.

ï        Si gioca sabato, la partenza?
-          Sabato mattina. Sveglia verso le 6, volo da Orio alle 10, atterriamo alle 11, mangiamo un boccone, giochiamo la partita, montiamo su un altro aereo e di corsa a casa. In B funziona così. E c’è da dire che noi del continente siamo fortunati, in Sardegna ci andiamo due volte all’anno. Loro (Capoterra e Alghero, ndr) una domenica sì e una no. C’è un motivo se Alghero non ne ha vinta una, di trasferta, e se Capoterra sta per retrocedere.

ï         Dura la vita in B?
-          Da quando il cassetto… da quando i soldi… da quando i budget sono stati drasticamente ridotti si gioca tutti per passione. Tanta. Durante il giorno si lavora o si studia, la sera ci si allena, e di alberghi per le trasferte lunghe non è neanche i caso di parlare.

ï         Quanti allenamenti per settimana?
-          Tre, più tre sedute in palestra. Io non ne salto uno. Primo perché allenarmi mi piace, secondo perché sono uno dei pochissimi vecchi in squadra e devo dare l’esempio, terzo perché ne ho bisogno.

ï         La carriera di Hogan?
-          Under 6 fino all’under 16 a Fiorenzuola, la città dove sono nato e dove abito, poi Noceto, che divenne Gran Parma, poi il matrimonio e Rugby Piacenza. 35 anni passano in fretta.

ï         Oltre ai marmi, alla prima linea del Piacenza e alla moglie, quali sono le altre attività predilette da Hogan, debolezze enogastronomiche escluse?
-          Quando ho tempo vado a dare una mano al Mini Rugby del Fiorenzuola, e quando me lo chiedono fornisco pareri  e consulenze sulla mischia ordinata e su alcune scelte societarie. Vedo che mi ascoltano e che qualche volta mi danno persino retta, ne sono lusingato.

ï         A proposito di scelte societarie: ma le due società ovali di Piacenza resteranno ancora divise? E per quanto?
-          Non so rispondere, lo ammetto. Però so una cosa: la ruggine, chiamiamola così, perché il termine odio sarebbe inappropriato e definire astioso il rapporto fra i due club cittadini non è del tutto rispondente alla verità storica, se esiste esiste fra le due dirigenze. Che non a caso sono ancora composte da uomini delle vecchie generazioni di sportivi piacentini. Noi giocatori, anche quelli meno giovani, la rivalità personale l’abbiamo superata da tempo. E credo sarebbe bene che tutti si allineassero in tal senso. Magari con la prospettiva di…

ï         Di?
-          Ottenere traguardi importanti, di alto profilo. Perché no: di Eccellenza! Insomma: o uniti o niente sogni di gloria. So che qualcuno, in assoluta buona fede, è disposto a volare basso piuttosto che allearsi con gli storici nemici-rivali. Ma prima o poi ce la faremo, non ho dubbi. E a guadagnarci sarà la città, oltre che il rugby.

ï         A proposito di Eccellenza: chi lo vince lo scudetto?
-          Calvisano, ne ha i mezzi, è il più forte. Anche se Viadana…

ï         Viadana?
-          No. Non voglio sbilanciarmi in pronostici azzardati. Ma chi pensa a una semifinale Calvisano-Viadana in formato "passeggiata di salute" per gli uomini di Brunello sbaglia. Di grosso.

ï         E l’altra finalista?
-          Io dico Rovigo.

 

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Foto Angela Petrarelli

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