6 mesi fa 03/01/2020 01:22

Sergio Parisse pronto per un altro Sei Nazioni con l’Italia

“L’Italia deve pensare ai prossimi 8-12 anni”

Dal 2002 veste la maglia azzurra della Nazionale Italiana di Rugby, dal 2008 ne è diventato il capitano, il simbolo, la bandiera che sventola all’estero, prima su Parigi quando per 14 anni ha giocato per lo Stade Français, ora su Tolone nella sua nuova pagina di una illustre carriera. Sergio Parisse è il giocatore più presente nella storia del rugby italiano con la bellezza di 142 caps, l’ultima presenza nella Rugby World Cup in Giappone chiusa in anticipo con una partita, quella contro gli All Blacks, cancellata a causa del tifone Hagidis.

Sergio Parisse ha 36 anni ma non poteva certo chiudere la sua carriera in azzurro con una partita cancellata. “Ha rovinato i nostri Mondiali, ma ormai è storia passata. Vorrei chiudere con il prossimo Sei Nazioni, ma prima ne devo parlare con Franco Smith” dichiara il capitano azzurro dal Secolo XIX.

 

Franco Smith guiderà l’Italia almeno fino al prossimo 6 Nazioni in sostituzioni del dimissionario Conor O’Shea, Parisse conosce bene il tecnico sudafricano di cui è stato compagno di squadra a Treviso con la maglia del Benetton Rugby. “Il prossimo allenatore dell’Italia per fare bene dovrà avere rispetto per la nostra storia e capire chi sta allenando. Inglesi e neozelandesi sono più rigorosi di noi, ma non avranno mai la nostra passione. Non si può fare copia e incolla con altre culture. Noi tendiamo però ad accontentarci, a rilassarci, per questo serve un tecnico che sappia mantenere alta la tensione. Franco ha giocato e allenato in Italia - e io sono così vecchio da aver giocato con lui a Treviso - conosce bene il nostro ambiente. Può fare bene.”

 

L’Italia non vince nel Sei Nazioni dal 2015, con Conor O’Shea, salvo l’exploit con il Sudafrica, non ha mai battuto una nazionale che conta. Il ciclo di O’Shea è stato fallimentare? “No. - risponde Parisse dal Secolo XIX - Per me è stato importantissimo: per quello che Conor ha dato in termini di organizzazione, di crescita delle franchigie. Rispetto a 4-5 anni fa l'Italia ha molta più profondità in tutti i ruoli”.

“Io gioco in Nazionale da 15 anni e i progressi li ho visti. Certo, avessimo vinto due o tre partite in più - contro Tonga nel 2016 dopo la vittoria sul Sud Africa, contro la Francia e la Scozia nell'ultimo Sei Nazioni - i progressi sarebbero stati più consistenti. Si poteva fare meglio. Ma è inutile recriminare. Ora dobbiamo pensare a dare il meglio nei prossimi 8-12 anni”

 

Come si potrà fare meglio? Parisse si sbilancia, cosa rara, rispondendo a come il rugby italiano e la Nazionale potranno crescere. “Dalla base. Dai giovani. Allargando il bacino, dando a tutte le società campi e infrastrutture, lavorando su formatori e tecnici. E poi bisogna portare il rugby al Centro Sud, non accontentarsi di quello che succede al Nord.”

 

A 36 anni che traguardi si è scelto per Sergi Parisse per il 2020?
“Vorrei vincere qualcosa a Tolone, il mio nuovo club dopo tante stagioni a Parigi. E poi battere l'Inghilterra all'Olimpico il prossimo marzo: sarebbe un finale da favola.”

 

Sergio Parisse ora ha 142 caps internazionali, il terzo giocatore al Mondo livello di presenze dietro solo al gallese Alun Wyn Jones (143) e al due volte campione del mondo con gli All Backs Richie McCaw (148). Che l’obbiettivo del numero 8 nato in Argentina sia battere ogni record e salire nell’Olimpo del rugby mondiale?

 

 

 

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Aldo Nalli  6 mesi fa

Sergio nomina, rugbysticamente il nord, ma per me si può nominare anche solo il nordest.... Ha ragione da vendere sul sud

Michele Morra  6 mesi fa

"Vorrei chiudere con il prossimo Sei Nazioni, ma prima ne devo parlare con Franco Smith".Mai disperare,Parisse si è accorto che la nazionale ha un allenatore e che questo magari potrebbe preferirgli qualcun'altro. E poi "E poi battere l'Inghilterra all'Olimpico il prossimo marzo: sarebbe un finale da favola".Finale di favola che non vedrà mai in questa vita..

Domenico Zanni  6 mesi fa

Cominciamo subito a pensare ai prossimi 12 anni perché attendere

Luca Oliva  6 mesi fa

Purtroppo o per fortuna, Sergio non potrà cambiare il volto del'Italia di questo 6 Nazioni, e probabilmente neanche Franco Smith, non fosse solo che per una questione di tempo ... Di sicuro l'Italia è sembrata più solida quando in terza linea ha giocato il trio Steyn-Negri-Polledri con in seconda la diga Budd-Sisi (da notare 5/5 di formazione estera) ...

Luca Oliva  6 mesi fa

Però non posso non condividere le parole di Sergio quando dice che per crescere bisogna ripartire “Dalla base. Dai giovani. Allargando il bacino, dando a tutte le società campi e infrastrutture, lavorando su formatori e tecnici. E poi bisogna portare il rugby al Centro Sud, non accontentarsi di quello che succede al Nord.” Da questo punto di vista assolutamente impeccabile, potrebbero essere le parole chiave per un nuovo programma elettorale ...

Massimiliano Trianni  6 mesi fa

Finalmente!! Mi accodo al signor Oliva, quei 5, quando giocano insieme hanno uno spirito diverso, sono imprevedibili, fortissimi e si divertono, che è una cosa che manca con Sergio. Sempre un muso lungo, prevedibile, gli avversari sanno che se spengono lui hanno spento metà della nostra forza difensiva e offensiva. Invece gli altri sono un piacere da vedere. Ma Polledri che fa da mediano di mischia per Sisipa

Massimiliano Trianni  6 mesi fa

Per Sisi al mondiale? Che spettacolo

Tomas De Torquemada  5 mesi fa

5/5 di formazione estera? E allora dov'è il problema? Gli altri non sono completamente esenti! E cmq guidiamo giapponese, telefoniamo cinese, cantiamo in inglese, giochiamo a rugby come possiamo. In Inghilterra si sono riempiti i medaglieri olimpici con un mezzofondista "profugo somalo" ma mica sono andati in depressione visto che per "loro" quando vestono i colori nazionali sono inglesi al 100%! Non m'interessa la "formazione" ma a questo punto del gioco, m'interessa solo vincere, e farei giocare degli esquimesi se avessero una trisnonno italiano o giocassero da oltre 3 anni a Capoterra. Siamo completamente scomparsi dalla cronaca ed è così che occupi le prime pagine dei giornali, conquisti consenso e crei interesse fra la gente. Magari qualcosa si muove e ci svegliamo da questo stato di narcolessia

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