4 anni fa 16/10/2017 13:46

Justin Marshall: l’estasi del rugby

Il grande mediano di All Blacks e Crusaders.

Lo sport non deve essere incentrato solo sul vincere, ma sul dare sempre il meglio di se stessi.” (Justin Marshall)

Justin è un punto esclamativo, non una virgola.” (Nicolle, moglie di Justin Marshall)

Non sarebbe giusto se il ricordo di un campione qual è stato Justin Marshall fosse solo quello dei commenti mediatici da lui passati nel 2005 e scritti nella sua biografia pubblicata lo stesso anno, dove il giocatore sembrava disprezzare chiunque lo aveva incrociato: Colin Meads, John Hart, Eddie Jones, George Smith, Martin Johnson e i selezionatori della nazionale guidati da Graham Henry che lo avevano escluso dalla rosa alla fine della stagione 2004. Probabilmente, tutto questo è stato solo un riflesso di una natura incredibilmente intensa e competitiva, che ha contribuito a rendere Marshall quel mediano di mischia straordinariamente tecnico che per un decennio ha reso un servizio esemplare agli All Blacks. Non che fosse il preferito di tutti. Il suo passaggio è stato spesso giudicato lento e dal 1999 ha dovuto affrontare la forte concorrenza di Byron Kelleher, ma la sua determinazione e la tenacia hanno fatto di lui un fuoriclasse indimenticabile.

Nel suo palmares Justin vanta tre titoli di Super Rugby con i Crusaders, una Celtic League vinta con gli Ospreys e per sei volte ha conquistato il Tri Nations.

Justin Warren Marshall è nato il 5 agosto 1973 a Gore, nella regione del Southland, in Nuova Zelanda. Giocatore dei Christchurch High Scholl Old Boys, una volta terminati gli studi presso la Gore High School Justin ha trovato lavoro come congelatore in una macelleria di Mataura. Era chiaro, però, che fosse destinato a ben altri onori. Infatti, dopo essere sceso in campo per la nazionale under-19 neozelandese nel 1992, il ragazzo è entrato ancora adolescente nel XV del Southland. Anche se quell’anno non è mai stato una prima scelta e ha ottenuto solo 14 presenze per la provincia, la promessa di Marshall è stata rapidamente individuata a livello nazionale con la convocazione nel 1993 e nel 1994 da parte dei New Zealand Colts, della squadra della Divisione per un tour nelle isole del Pacifico e poi della nazionale A che ha visitato l'Argentina nel 1994.

Nel 1995 Marshall si è trasferito al Canterbury ed è stato lì, sotto la guida di Vance Stewart, che è arrivato l'impulso principale della sua carriera. Dopo aver preso parte alle difese del Ranfurly Shield di quella stagione, ecco la convocazione da parte di Laurie Mains per il tour degli All Blacks in Francia e in Italia, grazie anche al fatto che i numeri 9 titolari, Graeme Bachop e Ant Strachan, erano emigrati proprio quell’anno in Giappone.

Il 25 ottobre Marshall ha indossata per la prima volta la maglia con la felce nella sfida di Catania contro la nostra nazionale emergenti, vincendo 51 a 20. Il ragazzo non ha disputato la gara con gli Azzurri al Dall’Ara di Bologna (con i neri che ci hanno asfaltato 70 a 6) e neppure il primo test con la nazionale francese a Tolosa, dove ha giocato Stu Foster. Poi, il 18 novembre, ha ricevuto la promozione ed è sceso in campo per il secondo test match a Parigi, giocando in mediana con Simon Culhane. Gli All Blacks hanno prodotto una performance straordinaria per vendicare la sconfitta d Tolosa e si sono imposti con il punteggio di 37 a 12.

Justin ha giocato anche tutti e cinque gli incontri non ufficiali di quel tour, marcando una meta alla selezione della Cote Basque-Landes e un’altra alla seconda nazionale francese.

Il 7 giugno 1996 Justin ha ottenuto il suo secondo cap a Napier contro Samoa, stavolta in coppia con il compagno dei Crusaders Andrew Mehrtens. Quel giorno il ragazzo di Gore ha realizzato la sua prima meta internazionale, mentre una seconda è stata marcata la settimana successiva a Dunedin, nel primo di due test match contro la Scozia, entrambi vinti dagli All Blacks.

A luglio è andata in scena la prima edizione del Tri Nations. All’esordio, la Nuova Zelanda ha asfaltato i Wallabies all’Athletic Park di Wellington con il punteggio di 43 a 6. La squadra allenata da John Hart ha vinto anche tutti gli altri incontri del torneo, conquistando così il titolo. Marshall, dal canto suo, ha superato la linea proibita in due occasione, sempre contro l’Australia, una delle quali dopo una fuga di 40 metri su passaggio di Jonah Lomu.

L’ultima partita del Tri Nations 1996 i neri l’hanno disputata a Città del Capo e, a torneo terminato, si sono fermati in Sudafrica e hanno affrontato gli Springboks altre tre volte, conseguendo due successi e una sconfitta. Proprio nella partita persa sull’erba di Johannesburg, il biondo mediano di mischia ha realizzato un’altra meta.

Il 1996 è anche l’anno in cui è stata fondata la franchigia dei Crusaders, con Vance Stewart sulla panchina, e Justin ne è diventato da subito uno dei punti di forza.

L’anno successivo si è aperto per Marshall con altre due mete, una alle Fiji e una all’Argentina in quel di Wellington. Gli All Blacks hanno sconfitto i Pumas sia in questo test match che nel successivo, a Hamilton, entrambi giocati da Justin in coppia con Carlos Spencer.

Il Tri Nations del 1997 è terminato come il precedente, con gli All Black vincenti in tutte le sfide e Marshall, sempre al fianco di Spencer, a schiacciare l’ovale oltre la linea proibita degli Springboks e dei Wallabies. 

A novembre gli All Blacks sono approdati in Europa e, quando un infortunio al ginocchio cronico ha escluso definitivamente dai giochi il grande Sean Fitzpatrick, John Hart ha eletto Justin capitano.

Il nuovo skipper, che ha ritrovato in mediana Andrew Mehrtens, ha condotto la propria ciurma al successo contro il Llanelli, e poi nei test match con Irlanda, Inghilterra e Galles, realizzando una meta al club scarlatto, una a Dublino e un’altra all’Arms Park di Cardiff. Solo all’ultimo test, giocato ancora con il XV della Rosa a Twickenham, gli uomini in nero sono stati fermati sul pareggio per 26 a 26.

Purtroppo, la notevole capacità di leadership non è bastata a Marshall per fargli mantenere i gradi di capitano. Nel momento in cui il mediano di mischia ha insultato un arbitro, infatti, il coach ha passato l’onore al flanker Taine Randell.

Nel 1998 Justin ha disputato di nuovo l’intero Tri Nations da titolare, ma gli All Blacks sono riusciti, caso sino a questo momento unico, a chiudere il torneo all’ultimo posto con lo zero sotto la voce vittorie.

Quello è stato un anno davvero pessimo per il rugby neozelandese e anche per Marshall. Infatti, dopo avere perso anche il match a Sydney con l’Australia del 29 agosto, il ragazzo ha subito un brutto infortunio al tendine di Achille che lo ha escluso per il resto della stagione. Un vero peccato, perché i Crusaders hanno vinto il Super Rugby e lui è stato costretto a guardare la finale con i Blues dalle tribune.

La sua finale il biondo numero 9 l’ha giocata il 30 maggio del 1999, quando i Crociati si sono laureati di nuovo campioni di Super Rugby grazie alla vittoria per 24 a 19 sugli Highlanders a Dunedin. In semifinale, il club allenato da Wayne Smith aveva sconfitto i favoriti Queensland Reds, che avevano finito al primo posto la regular season.

Marshall è tornato ad indossare la maglia con la felce il 18 giugno del 1999, nella sfida vinta contro Samoa, giocando in coppia con Tony Brown. Una settimana più tardi il mediano di mischia ha realizzato una doppietta alla nazionale francese a Wellington, dimostrando in quel modo la sua ritrovata forma fisica.

Justin ha marcato altre due mete anche nelle successive sfide con Sudafrica e Australia, nell’ambito di un Tri Nations che ha visto il ritorno alla vittoria della squadra di John Hart, nonostante la sconfitta di Sydney che ha regalato la Bledisloe Cup ai Wallabies.

A ottobre Justin è volato con la squadra nel Regno Unito per disputare la Coppa del Mondo di rugby.

Delle sei sfide cui ha preso parte la nazionale neozelandese, Marshall ne ha disputate cinque, sempre al fianco di Andrew Mehrtens, saltando solamente l’incontro di Huddersfield dove l’Italia è stata disintegrata 103 a 3.

Una delle partite più importanti di quella edizione è stata tra Nuova Zelanda e Inghilterra a Twickenham, con i neri che hanno battuto i bianchi 30 a 16 di fronte a 82000 persone. Gli All Blacks hanno sconfitto anche Tonga e sono arrivati primi nel proprio girone.

A quel punto la squadra capitanata da Taine Randell ha sconfitto 30 a 18 la Scozia a Murrayfield e si è presentata alla semifinale per affrontare la Francia. Contro i Coqs, però, tutto è andato storto. La difesa era fragile e gli All Blacks sono rimasti annichiliti di fronte ai trequarti in maglia blu. Sull’erba di Twickenham, di fronte a 73000 spettatori, la Francia è riuscita a mandare in cortocircuito la corazzata arrivata dal sud del mondo e alla fine è stato un netto 43 a 31. I critici hanno in seguito dichiarato che Hart, per dare spazio a tutti i talentuosi trequarti che aveva a disposizione, ha sbagliato loro posizione in campo. Il coach, infatti, ha sistemato JonahLomu e Tana Umaga sulle ali, Chistian Cullen al centro e Jeff Wilson estremo (l'altro centro era Alama Jeremia). Col senno di poi, la soluzione migliore sarebbe stata lasciare Cullen estremo, Wilsone Lomu sulle ali e Umaga al centro.  Quel giorno, poi, Hart ha anche preferito schierare numero 9 Byron Kelleher e ha dato spazio a Marshall, che fino ad allora era stato il titolare, solo negli ultimi cinque minuti di gioco. È stato questo uno dei motivi che ha portato il mediano dei Crusaders in contrasto con il tecnico.

Il risultato ottenuto non era certo all’altezza delle aspettative, ma gli uomini in nero sono riusciti a fare peggio, perdendo anche la finale di consolazione contro gli Springboks con il punteggio di 18 a 22.

Il 27 maggio del 2000 i Crusaders di Robbie Deans hanno giocato e vinto la loro terza finale consecutiva di Super Rugby battendo gli australiani Brumbies, ma anche stavolta, a causa di un infortunio, Marshall è stato un semplice spettatore, con la maglia numero 9 affidata a Ben Hurst.

Per quanto riguarda la nazionale, le prime tre partite disputate da Marshall nel nuovo millennio hanno visto il biondo di Gore andare oltre la linea proibita in tutte le occasione: con Tonga, Scozia e Australia. Quest’ultima, una marcatura bellissima con partenza da metà campo e un paio di finte a disorientare gli avversari, è stata registrata nell’ambito del Tri Nations, dove il titolo è andato proprio ai Wallabies.

In autunno la squadra, ora allenata da Wayne Smith e con i gradi di capitano affidati a Todd Blackadder, ha intrapreso il classico tour in Europa, dove ha affrontato due volte la Francia (vincendo a Parigi, ma uscendo battuta da Marsiglia) e poi l’Italia al Ferraris di Genova. Justin ha realizzato ancora due marcature, una delle quali agli Azzurri, sconfitti 56 a 19.

Anche il Tri Nations del 2001, come il precedente, è stato conquistato dall’Australia. Per gli All Blacks due vittorie e altrettante sconfitte, entrambe con i Wallabies. Proprio nel secondo incontro con i verde-oro a Sydney, Marshall si è nuovamente infortunato ed è stato costretto a saltare l’ultimo match del torneo contro gli Springboks e anche il tour novembrino in Irlanda, Galles e Argentina.

Il 25 maggio dell’anno successivo il mediano di mischia di Gore era schierato sull’erba del Jade Stadium di Christchurch, dove i Crusaders si sono imposti con il punteggio palindromo di 31 a 13 sui Brumbies di George Gregan, salendo così nuovamente sul gradino più alto del Super Rugby.

Marshall è rientrato tra i ranghi della nazionale a giugno e ha sconfitto due volte l’Irlanda e poi la nazionale delle Fiji. Quell’anno ha salutato anche il ritorno al successo degli All Blacks, con il nuovo coach John Mitchell, nel torneo delle Tre Nazioni, anche se la Bledisloe Cup è rimasta nella bacheca australiana. Marshall, ad un anno e mezzo di distanza dall’ultima marcatura, ha valicato la linea bianca degli Springboks a Wellington.

Dopo avere disputato un’altra finale di Super Rugby nel maggio del 2003, stavolta persa contro gli Auckland Blues, il 14 giugno Marshall è sceso in campo a Wellington nella sfida che gli All Blacks hanno perso 13 a 15 con la forte Inghilterra di Clive Woodward. Una settimana più tardi, nel primo match del Tri Nations contro il Sudafrica a Pretoria, Marshall è entrato dalla panchina per sostituire Steve Devine. Era la prima volta dal giorno del suo esordio che il ragazzo di Gore non veniva schierato titolare.

I neozelandesi hanno vinto il campionato senza subire alcuna sconfitta e si sono apprestati a vivere la Coppa del Mondoin Australia da protagonisti.

Il torneo dei neri è iniziato l’11 ottobre 2003 a Melbourne con la straripante vittoria sull'Italia: 70 a 7, con undici mete realizzate, compresa quella di un Justin Marshall che giocava in mediana assieme a Carlos Spencer. Si è quindi proseguito con un'altra asfaltata, questa volta al Canada, sepolto da dieci mete, quattro delle quali marcate da Mils Muliaina, ma quel giorno Justin ha riposato, lasciando la maglia numero 9 a Steve Devine.

Il mediano dei Crusaders è rientrato nella terza sfida contro Tonga, dove i neri hanno vinto con un debordante 91 a 7, e poi è stato essenziale nella partita che ha chiuso il girone contro il Galles. A lungo La nazionale neozelandese non è riuscita a venire a capo della trappola messa in atto dagli uomini di Steve Hansen ed è stato proprio Marshall a trovare il bandolo della matassa e spingere i suoi alla vittoria per 53 a 37.

Con 282 punti realizzati e 57 concessi, gli uomini di John Mitchell sono approdati ai quarti di finale a Melbourne, dove hanno affrontato gli Springboks. Anche questa gara, praticamente, non ha avuto storia, con i neri usciti vincitori con il risultato di 29 a 9. A quel punto, però, la perfetta macchina schiacciasassi si è inceppata. In semifinale, al Telstra Stadium di Sydney, gli All Blacks hanno dovuto scontrarsi con i padroni di casa, i quali, grazie ad una maggiore disciplina hanno sconfitto i rivali di sempre con il punteggio di 22 a 10. Decisivo l'errore di Carlos Spencer dopo soli 10 minuti. Il mediano ha sbagliato un passaggio e si è fatto intercettare l'ovale da un indemoniato Stirling Mortlock, il quale si è involato a depositarlo in meta dopo una corsa di 80 metri.

La Nuova Zelanda si è consolata cinque giorni più tardi, vincendo 40 a 13 la finale per il terzo posto contro la Francia, una gara cui Justin non ha preso parte.

Nel 2004 i Crusaders sono approdati ancora alla finale, stavolta contro i Brumbies, e come l’anno precedente hanno dovuto abbassare il capo, battuti con il punteggio di 38 a 47. Quel giorno non c’era Andrew Meehrtens a fare coppia con Marshall, ma Cameron McIntyre.

Intanto, sulla panchina neozelandese si era seduto Graham Henry. A giugno di quell’anno il nuovo coach si è affidato a Justin, con al fianco Carlos Spencer, nelle due sfide casalinghe che gli All Blacks hanno vinto contro i campioni del mondo dell’Inghilterra.

Il 10 luglio successivo, l’atleta dei Crusaders ha realizzato la sua meta numero 24 in un incontro contro i Pacific Islanders, una selezione di giocatori tongani, samoani e fijani.

In seguito il mediano di mischia ha disputato tutti i quattro match validi per il Tri Nations 2004, con il titolo che dopo sei anni è finito tra le mani degli Springboks, ma non ha preso parte al tour europeo di novembre. La maglia numero 9, infatti, era ormai diventata proprietà di Byron Kelleher. Durante quel tour, esattamente il 4 dicembre, gli All Blacks hanno affrontato i Barbarians a Twickenham e si sono trovati di fronte Justin Marshall con i gradi di capitano. Per la cronaca, la sfida è stata vinta dagli uomini con la felce sul petto per 47 a 19. Quei Baa-baas erano tutti giocatori del sud del mondo tranne il nostro Andrea Lo Cicero.

Il 28 maggio 2005 Justin ha disputato la sua quinta finale di Super Rugby. A Christchurch i Crusaders si sono sbarazzati dei Waratahs con il punteggio di 35 a 25, vincendo così il loro quarto titolo in otto anni, il terzo per Marshall, che in questa finale si è trovato in coppia con il giovane Dan Carter

Poco dopo Justin è stato scelto per giocare la serie contro i British & Irish Lions, condividendo il ruolo di mediano di mischia con Kelleher. Le tre sfide da lui disputate, una da titolare e due partendo dalla panchina (tutte vinte dai neri) sono state le ultime per gli All Blacks.

Con i suoi 81 caps, all’epoca Marshall era il secondo giocatore per quanto riguarda il numero di presenze alle spalle di Sean Fitzpatrick, il quale era arrivato a quota 92. Justin è ancora oggi il miglior realizzatore neozelandese per il ruolo di mediano di mischia, grazie alle sue 24 mete, ovvero il doppio di chi si trova al secondo posto di questa classifica, il leggendario Sid Going.

Il numero 9 è stato un prolifico giocatore anche a livello di club, sia per Canterbury che per i Crusaders e, grazie a lui, aperture quali Mehrtens, Aaron Mauger e Dan Carter hanno avuto la possibilità di giocare al meglio e calciare i loro drop.

Gli infortuni e tutti gli impegni con la nazionale, specialmente nei periodi delle Coppe del Mondo del 1999 e del 2003, hanno fatto sì che Marshall abbia giocato solo 61 partite per Canterbury, ma nel 2005, nonostante avesse mancato quasi tutta la stagione 1998, è diventato il primo atleta dei Crusaders a superare le 100 presenze in Super 12. In tutto, il Justin ha giocato 284 match di prima classe, ha segnato 97 mete e calciato tra i pali tre drop kicks. Oltre ai tre titoli conquistati con i Crusaders, Marshall era in campo per Canterbury quando il club ha sollevato il Ranfurly Shield nel 2000 e nel 2004, e nelle vittorie di NPC del 1997, 2001 e 2004.

A quel punto, a trentun anni, Justin ha deciso di lasciare la Nuova Zelanda ed è approdato in cerca di fortuna in Europa, firmando per i Leeds Tykes.

Il 1 novembre 2005, pochi mesi dopo essere approdato nel vecchio Continente, Justin ha giocato una partita come capitano dei French Barbarians contro l’Australia, perdendo 12 a 42.

Nella stagione 2005-06 Justin ha preso parte al campionato inglese, ma, dopo la retrocessione del Leeds in National Division 1, ha lasciato la squadra. D’altronde, già il 25 aprile 2006 era stato annunciato il suo arrivo agli Ospreys con un contratto biennale a partire dal settembre 2006. Prima di firmare per il club gallese, Marshall ha indicato un interessamento a tornare in Nuova Zelanda per giocare a Auckland ed essere di nuovo un All Black in vista della Coppa del Mondo del 2007; ma questo non è avvenuto.

Alla sua prima stagione in Galles, Marshall ha vinto il titolo di Magners League. Il club di Swansea si è aggiudicato il titolo all'ultima partita, disputata in Scozia contro i Borders: la vittoria per 24 a 16 ha regalato quel punto in più sui Cardiff Blues che ha consentito di sollevare il trofeo. Durante la stagione, il mediano di mischia ha disputato sedici match, marcando cinque mete. In Heineken Cup, invece, il ragazzo è stato schierato in tutte e sei le partite giocate dalla sua squadra, con due mete realizzate. Gli Ospreys si sono piazzati al secondo posto nel loro gruppo alle spalle dello Stade Français.

Il 28 maggio, sempre del 2006, Marshall ha giocato nuovamente per i Barbarians, perdendo contro l’Inghilterra con il punteggio di 19 a 46. Entrato sul terreno di gioco al 50° minuto, il ragazzo si è trovato al fianco di Carlos Spencer.

Il seguente 3 giugno il mediano di mischia è stato capitano della squadra di stelle denominata World XV che, sotto la guida di Bob Dwyer, ha disputato un match all’Ellis Park di Johannesburg con gli Springboks, perdendo 27 a 30.

L’ex All Black è sceso in campo con i Barbarians anche il 1 dicembre del 2007, quando ha giocato ancora contro i campioni del mondo in carica sudafricani. Questa volta al club ad inviti è andata decisamente meglio, in quanto è uscito vincenti per 22 a 5.

Il 16 luglio 2008 gli Ospreys hanno annunciato che Marshall aveva rescisso in anticipo il suo contratto. A quel punto il neozelandese ha firmato per il Montpellier. Nel Top 14, però, Justin vi è rimasto solo metà campionato, giocando dieci incontri, perché già il 15 gennaio 2009 si è impegnato con i Saracens.

Il 30 maggio ed il 5 giugno 2009 Marshall ha preso parte ad altre due partite con la maglia dei Barbarians. La prima ha visto i bianco-neri sconfiggere l’Inghilterra 33 a 26. La seconda invece, è stata una batosta per mano dell’Australia con il punteggio di 7 a 55.

Durante la stagione 2009-10, pur continuando a giocare con i Saracens, Marshall ha iniziato la sua attività di commentatore nel programma di rugby BBC Wales Scrum V. Alla fine di quella stagione, dopo 26 incontri con il club londinese, durante i quali ha realizzato un drop, Justin ha appeso le scarpette al chiodo ed è tornato in Nuova Zelanda dove si è concento sulla sua carriera di analista per Sky TV.

Nell'aprile 2013, Marshall ha fatto un inaspettato ritorno, scendendo in campo per il club di Wakatipu, all'età di trentanove anni.

 

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