4 anni fa 18/09/2017 15:27

George Smith: il cacciatore di palloni

Il giocatore chiave dei Wallabies dal 2000 al 2009.

George è uno dei più grandi del gioco moderno. La sua professionalità senza compromessi lo ha aiutato a raggiungere quasi ogni impresa immaginabile, individuale e di squadra, che offre il rugby.” (Daniel Herbert, direttore generale dei Reds)

 

George Smith è stato un giocatore chiave dei Wallabies dal 2000 al 2009: fenomenale cacciatore di pallone, placcatore tra i più forti al mondo e grande giocatore di collegamento tra avanti e trequarti, è stato spesso votato come Giocatore dell'Anno e premiato per il fair play dai propri compagni di squadra e dai dirigenti. Recentemente George è stato scelto come membro della squadra australiana del decennio.

Con i suoi 111 caps, Smith è ad oggi il secondo avanti dei Wallabies per quanto riguarda il numero di presenze, dietro solo a Nathan Sharpe, ed è il secondo flanker con più caps in Rugby Union alle spalle di Richie McCaw. Con i suoi 29 anni e 4 giorni, Smith detiene il record quale giocatore più giovane ad avere raggiunto quota 100 partite in nazionale.

 

Di origini tongane, George Smith è nato il 14 luglio 1980 a Manly, sobborgo sulla spiaggia settentrionale di Sydney, nello stato del New South Wales. Smith ha iniziato a maneggiare la palla ovale con il Manly Roos-Warringah Roos, prima di passare tra le fila dei Manly Vichings, dove ha giocato la maggior parte del suo rugby giovanile, partecipando al campionato juniores di rugby di Sydney nonostante fosse un anno al di sotto della sua fascia di età. Una volta raggiunti i 18 anni, George ha indossato la maglia dei Seaforth-Balgowlah Raiders.

 

In seguito, il ragazzo ha esordito nella squadra under-20 del Manly RUFC che ha vinto la premiership del 1999. È stata in questa stagione che Smith ha fatto il suo debutto in prima squadra al Nepean Rugby Park contro i Penrith Emus. Durante la sua carriera giovanile, Smith è stato selezionato per numerose squadre rappresentative, tra cui Manly, Sydney, Northern Zone, New South Wales e Australia Under-16. In parallelo, George ha anche avuto una carriera scolastica di successo, prima alla Balgowlah Boys High School, poi alla Cromer High School, dove, insieme al futuro nazionale tongano John Payne, ha vinto il campionato scolastico australiano. Il flanker ha giocato pure per la nazionale scolastica australiana nel 1998.

 

Nel 1999. Nonostante il Manly fosse affiliata alla franchigia dei Warathas, Smith ha firmato per gli ACT Brumbies di Eddie Jones, debuttando in Super 12 già al suo primo anno di rugby professionale nel 2000 contro i sudafricani Sharks. In quella stagione la franchigia australiana, dopo avere sconfitto in semifinale i Cats con il risultato di 28 a 5, è arrivata a giocarsi la finale del campionato contro i neozelandesi Crusaders. La sfida è andata in scena il 27 maggio 2000 al Bruce Stadium di Canberra e ha visto il XV capitanato da George Gregan perdere per un solo punto: 19 a 20. Per Smith la consolazione di avere realizzato l’unica meta della sua squadra.

 

Nella medesima stagione il ragazzo di Manly ha ricevuto la chiamata da parte di Rod Macqueen per intraprendere con i Wallabies il tour autunnale in Europa. Il primo test è andato in scena il 4 novembre 2000 contro la Francia allo Stade de France. L’Australia quel giorno ha vinto 18 a 13 e Smith ha formato la linea arretrata del pack con il terza centro Toutai Kefu ed il flanker Matt Cockbain.

La settimana seguente i giallo-oro hanno espugnato Murrayfield con il punteggio di 30 a 9, mentre il 18 novembre sono caduti con un margine ristretto a Twickenham per 19 a 22.

 

Nel 2001 il flanker ha avuto il piacere di conquistare il titolo di Super 12 con i Brumbies.

Dopo essere arrivata prima nella regular season, ottenendo otto vittorie e tre sconfitte, la franchigia di Canberra ha affrontato in semifinale i Reds. Il derby australiano non ha avuto praticamente storia; George Gregan e compagni si sono imposti con un netto 30 a 6. La finale si è giocata il 26 maggio al Bruce Stadium di Canberra. Di fronte ai Brumbies c’erano i sudafricani Sharks, che durante il campionato avevano vinto 17 a 16 lo stesso scontro a Durban. Questa volta, però, la supremazia degli uomini di Eddie Jones è stata fin troppo evidente. La partita si è chiusa sul 36 a 6, grazie a due mete di Joe Roff e a quella di David Giffin, oltre ai punti al piede dell’estremo Andrew Walker.

 

Un mese più tardi in Australia sono arrivati i British & Irish Lions e George ha disputato tutti e tre i test match. I rossi del coach Graham Henry hanno vinto il primo di essi a Brisbane per 29 a 13, grazie alle mete marcate da Jason Robinson, dopo soli tre minuti, Dafydd JamesBrian O’Driscoll e Scott Quinnell.

Il secondo test, disputato al Colonial Stadium di Melbourne ha visto la rivincita dei padroni di casa, che si sono imposti 34 a 15. Joe Roff ha realizzato due mete, entrambe nel secondo tempo, alle quali va aggiunta la marcatura di Matt Burke, autore anche di sei piazzati.

Il 14 luglio, nel giorno del venticinquesimo compleanni di Smith, è andata in scena la sfida decisiva a Sydney. La gara si è giocata sul filo del rasoio ed è stata vinta 28 a 23 dagli uomini di Rod Macqueen, che hanno così conquistato la serie.

 

Dopo la vittoria sui Lions, i Wallabies hanno proseguito il loro periodo positivo conquistando il secondo titolo del Tri Nations consecutivo; il primo per Smith. Persa la gara d’esordio con il Sudafrica a Pretoria, il XV australiano è riuscito nell’impresa di vincere 23 a 15 in casa degli All Blacks, grazie ad uno scatenato Matt Burke che ha realizzato diciotto punti. La settimana successiva l’Australia ha pareggiato in casa con gli Springboks, per poi battere con un emozionante 29 a 26 ancora la Nuova Zelanda all’ultima giornata, al Sydney Cricket Ground, grazie alla meta nel finale del Numero 8 Toutai Kefu, in quello che è stato l’incontro dell’addio al rugby del grande capitano John Eales.

Prima della fine dell’anno la nazionale australiana, con George Gregannuovo skipper, ha intrapreso l’abituale tour down-under in Europa. Smith ha realizzato la sua prima meta internazionale alla Spagna, sepolta sotto una valanga di 92 punti. Poi, dopo avere sconfitto il XV della Oxford University, la squadra verde-oro ha perso le sfide con Inghilterra e Francia. Il riscatto è arrivato nell’ultimo test al Millenium Stadium, dove i Wallabies hanno vinto 21 a 13 sul Galles grazie a sette piazzati di Matt Burke.

Nella primavera del 2002 i Wallabies hanno disputato due test match casalinghi con la Francia. Gli Aussies hanno trionfato in entrambe le sfide, quindi hanno preso parte al Tri Nations, dove hanno vinto le due partite casalinghe e sono usciti sconfitti dai campi in trasferta. Gli uomini di Eddie Jones si sono consolati con la conquista della Bledisloe Cup grazie al 16 a 14 con cui hanno sconfitto gli All Blacks a Melbourne (è stata questa l’ultima volta che il trofeo è finito ai Wallabies fino ad oggi).

In autunno la nazionale in giallo è prima volata in Argentina, dove ha sconfitto i Pumas di Lisandro Arbizu per 17 a 6. Quindi, è arrivata in Europa dove ha subito due sconfitte per mano di Irlanda e Inghilterra prima di giocare contro l’Italia al Ferraris di Genova. Gli Aussies hanno asfaltato gli Azzurri 34 a 3, varcando la linea proibita cinque volte. Per i nostri solamente tre punti arrivati da un piazzato di Ramiro Pez.

Quell’anno, nonostante i Brumbies, ora allenati da David Nucifora, fossero stati sconfitti nella finale del Super 12 dai Crusaders, l’eccellente forma di George lo ha visto prevalere su altri candidati per la consegna della John Eales Medal, assegnato dalla Australian Rugby Union e dall'Associazione dei Giocatori di Rugby Union al miglior atleta dell’anno.

Il Tri Nations del 2003 ha visto l’Australia vincere soltanto la sfida di Brisbane con il Sudafrica per 29 a 9. Smith si è consolato marcando una meta agli All Blacks nella loro tana di Auckland.

A ottobre è andata in scena la Coppa del Mondo. Il team australiano non era considerato il più forte, ma giocava in casa e questo era già un notevole vantaggio. Dal canto suo, il flanker dei Brumbies ha disputato tutte e sette le partite nelle quali è stata impegnata la sua nazionale.

I Wallabies hanno esordito il 12 ottobre a Sydney contro l’Argentina. Smith ha quindi oltrepassato la linea bianca della Romania a Brisbane e poi all’Irlanda, sfida quest’ultima che ha visto i padroni di casa vincere solo 17 a 16. In mezzo a queste due gare, il ragazzo ha partecipato alla vittoria record contro la Namibia: un 142 a 0 che ad oggi rimane la miglior vittoria conseguita dagli Aussies.

Ai quarti il team di Eddie Jones ha battuto la Scozia 33 a 16, mentre in semifinale ha demolito con una gara cinica coloro che erano considerati i favoriti del torneo: gli All Blacks. Sotto assedio da parte dei media a seguito di una serie di prestazioni poco brillanti, i Wallabies hanno dominato lo scontro di Sydney dall’inizio alla fine. Stirling Mortlock ha segnato una fantastica meta di intercetto dopo dieci minuti, rubando al volo un passaggio di Carlos Spencer per poi correre 75 metri sino alla linea bianca avversaria. Il piede di Elton Flatley ha aggiunto altri 17 punti allo score, facendo pagare cara agli All Blacks la loro indisciplina.

 

Il 22 novembre, al Telstra Stadium di Sydney, è andato in scena l’atto conclusivo. La sfida, molto combattuta e sempre in bilico, si è trascinata sino ai tempi supplementari in perfetta parità. Gli 80 minuti regolamentari sono terminati 14 a 14, grazie alle mete di Lote Tuqiri e Jason Robinson e a due calci a testa di Elton Flatley e Jonny Wilkinson. Nell’extra time, i due cecchini hanno centrato i pali ancora con un piazzato a testa, con il tabellone a segnalare 17 a 17. Mentre il cronometro registrava il 99’34” di gioco, a poco meno di 30 secondi dalla lotteria dei calci, dopo un imponente lavoro degli avanti inglesi, Wilko ha raccolto la palla a circa 30 metri dai pali avversari e ha sparato un drop perfetto con il piede destro: la palla ha centrato l’acca e l’Inghilterra, con quel 20 a 17, ha conquistato la Coppa del Mondo.

Smith ha disputato quattro gare con la propria nazionale nell’estate del 2004, tre delle quali entrando dalla panchina, con Phil Vaugh titolare. Il 14 e il 19 giugno ha affrontato due volte la Scozia, mentre il 26 giugno, a Brisbane, è andata in scena la rivincita della finale mondiale con l’Inghilterra. Questa volta i padroni di casa si sono ampiamente vendicati vincendo 51 a 15. Infine, il 3 luglio, il flanker ha giocato ad Adelaide la sfida che ha messo di fronte all’Australia i Pacif Islanders, una selezione mista di tongani, samoani e fijani. Per la cronaca, la partita è finita 29 a 14 a favore degli uomini capitanati da George Gregan.

Il 22 maggio 2004 i Brumbies sono giunti alla loro quarta finale di Super 12 in cinque anni (nel 2003 si erano fermati in semifinale).

Dopo un campionato terminato in cima alla classifica, e dopo avere sconfitto i Chiefs in semifinale, la squadra capitanata da Owen Finegan ha affrontato in finale i soliti Crusaders a Canberra. La partita è considerata ancora oggi una delle più belle nella storia del Super Rugby.

Gli australiani di David Nucifora hanno iniziato la sfida con grande impeto. Già al primo minuto Joe Roff, sfruttando un lungo calcio di Stephen Larkham da metà campo, ha varcato la linea di meta neozelandese. Dopo altri due minuti è arrivata anche la marcatura di Mark Gerrad. Al decimo è stato Jeremy Paul ha siglare una meta, seguito sei minuti più tardi ancora da Gerrard. Quando il cronometro segnava il minuto numero 19 dall’inizio della partita Matt Giteau ha schiacciato l’ovale oltre la linea bianca avversaria per la quinta volta. Aggiungendo i punti al piede di Joe Roff, al ventesimo minuto i Brumbies erano in vantaggio 33 a 0. A quel punto, con notevole ritardo, si sono svegliati gli ospiti, grazie alle mete di Richie McCaw e Aaron Mauger, entrambe trasformate da Dan Carter. Le due squadre sono andate al riposo sul 33 a 14. Nella ripresa i primi a segnare sono stati di nuovo i Brumbies, per la hat trick di Mark Gerrad, che ha raccolto al volo e schiacciato sull’erba un calcio alto di Larkham nell’area di meta dei Crusaders. Quindi, è uscito l’orgoglio dei neozelandesi, che hanno provato a farsi sotto segnando due mete con Brad Thorn e il neo entrato Chris King. Purtroppo per loro, la seconda meta della partita da parte di Roffie, a dieci minuti dal termine, ha tolto ai Crusaders ogni speranza. La gara, comunque non era ancora finita. Prima del fischio finale c’è stato il tempo per altre due segnature da parte degli uomini di Robbie Deans, con Casey Laulala e, a tempo ormai scaduto, con Dan Carter. Il 47 a 38 finale è il punteggio complessivo più alto realizzato in una finale di Super Rugby.

 

Smith ha quindi disputato tutti gli incontri del Tri Nations 2004, con i Wallabies che hanno vinto due partite, a Wellington sugli All Blacks per 23 a 18 e a Perth contro gli Springboks futuri campioni del torneo. George ha realizzato una meta nella partita persa con il Sudafrica a Durban.

In autunno, invece, è partito per l’Europa. Gli Aussies sono usciti sconfitti dallo Stade de France, ma hanno battuto due volte la Scozia, a Murrayfield e a Glasgow e, soprattutto, sono usciti trionfanti da Twickenham, vincendo con il risultato di 21 a 19 grazie alle mete di Chris Latham e Jeremy Paul.

 

Nel 2005, con la nazionale, Smith ha affrontato e sconfitto Samoa, l’Italia e la Francia nel match che ha sancito il suo 50° cap, per poi partecipare al Tri Nations, dove, però, i Wallabies sono finiti in fondo alla classifica con zero vittorie. Per il terza linea la consolazione di un’altra meta: ancora agli Springboks, ma stavolta in quel di Pretoria. Nell’ultima sfida del torneo, con gli All Blacks a Auckland, George è stato schierato con la maglia numero 8, mentre i due flanker erano Rocky Elsom e Phil Vaugh.

Verso la fine dell'anno, il giocatore dei Brumbies ha preso parte sempre, nel ruolo di terza centro, al deludente tour europeo, che ha visto l'Australia perdere i test match contro Francia e Inghilterra, entrambi con il risultato di 26 a 16, e Galles. L’unico successo è arrivato al Lansdowne Road contro l’Irlanda.

Tornato nella sua posizione abituale, nella primavera del 2006 Smith ha disputato i due test match casalinghi contro l’Inghilterra, vinti entrambi con ampi margini: 34 a 3 a Sydney e 43 a 18 a Melbourne, dove il ragazzo ha realizzato la sua settima meta internazionale.

Il 14 giugno successivo a capitolare è stata l’Irlanda di Brian O’Driscoll con i punteggio di 37 a 15.

 

Più avanti nella stagione George è sceso in campo in tutte e sei le partite del Tri Nation, durante il quale la squadra di John Connolly ha conseguito solo due vittorie contro gli Springboks, mentre l’11 novembre lo troviamo a Roma dove i Wallabies hanno sconfitto gli Azzurri di Marco Bortolami per 25 a 18, nonostante i due cartellini gialli comminati a Lote Tuqjri e Brendan Cannon. Quel giorno George ha ricevuto l’onore di essere il vice capitano di Stirling Mortlock.

I successivi due test match del tour autunnale hanno visto l’Australia perdere con l’Irlanda per poi espugnare Murrayfield.

 

Sino al 2006 Smith era facilmente riconoscibile in campo a causa dei suoi dreadlocked. Poi, quell’anno, ha deciso di venderli per beneficienza nei confronti dei bambini malati di cancro.

 

Il 2007 di Smith è iniziato con due incontri casalinghi contro il Galles tra maggio e giugno: il primo entrando dalla panchina per sostituire Phil Vaugh, che di quel XV era il capitano, mentre nel secondo, a Brisbane, è stato schierato titolare. I verde-oro hanno vinto entrambi i test match piuttosto agilmente, il secondo addirittura con il risultato di 31 a 0.

Poco dopo si è disputato il Tri Nations, dove ancora una volta il flanker è sceso in campo in tutte le sfide da titolare, tranne nel match con gli Springboks a Johannesburg, dove è entrato a gara iniziato per prendere il posto di Vaugh. Tale edizione del torneo è stata anticipata di circa un mese rispetto al solito in vista della Coppa del Mondo in Francia.

 

I Wallabies hanno aperto il torneo asfaltando 91 a 3 la nazionale giapponese a Lione: tredici mete, tra le quali una di Smith. Nella sfida seguente con il Galles al Millenium Stadium gli uomini di John Connolly hanno sopravanzato i padroni di casa per 32 a 20. Il trequarti centro è rimasto a riposo nella sfida che ha visto gli Aussies battere le Fiji, per poi tornare in campo a Bordeaux contro il Canada, dove è stato insignito del ruolo di capitano e dove ha superato di nuovo la linea proibita.

Arrivata prima nel proprio girone a punteggio pieno, la squadra australiana ha trovato nei quarti di finale l’Inghilterra, al Vélodrome di Marsiglia. Doveva essere il giorno della vendetta australiana dopo la finale del 2003, ma, ancora una volta, hanno trovato sulla loro strada Jonny Wilkinson. Il fuoriclasse inglese ha piazzato tra i pali quattro calci, per un totale di 12 punti. Tanto è bastato ai sudditi dei Windsor per vincere la partita. I Wallabies non sono riusciti ad andare oltre la meta di Lote Tuqiri, trasformata da Stirling Mortlock, e al penalty dello stesso capitano che aveva aperto la sfida. Quando mancavano quattro minuti al fischio finale, Mortlock ha avuto sul piede la possibilità di calciare tra i pali il piazzato della probabile vittoria. Era, però, un calcio da almeno 50 metri, defilato sulla sinistra; l'ovale ha sfiorato la porta e il risultato è rimasto fisso sul 12 a 10. Gli australiani hanno fatto le valige e sono tornati in anticipo in patria.

 

Smith ha mantenuto la sua posizione di flanker titolare dei Wallabies anche per tutta la stagione 2008, contribuendo a far vincere alla propria squadra i test match estivi in casa con Irlanda e, due volte, con la Francia. Nel secondo test con Les Bleus a Brisbane il ragazzo è tornato a vestire la maglia numero 8, entrando dalla panchina per sostituire Stephen Hoiles.

Il Tri Nations di quell’anno ha fatto registrare tre vittorie australiane su sei gare: due con gli Springboks e una con gli All Blacks. Per la prima volta nella storia della Bledisloe Cup, si è giocato anche un quarto match tra Australia e Nuova Zelanda, tenutosi a Hong Kong. Di quei quattro test, tre sono stati vinti dai neozelandesi, che hanno così conservato il trofeo. Causa l’infortunio di Stirling Mortlock durante il primo match del torneo con il Sudafrica, Smith ha ricevuto ancora i gradi da capitano nella sfida successiva con gli All Blacks a Sydney, vinta dai gialli per 34 a 19.

 

A fine anno la squadra di John Connolly ha sfiorato il Grande Slam in Europa. Gli Aussies hanno aperto il tour sconfiggendo 30 a 20 l’Italia a Padova, grazie ad un velo di Mortlock non proprio regolare che ha permesso a Quade Cooper di marcare la meta del 30 a 20 a sette minuti dalla fine. In seguito i Wallabies hanno vinto con l’Inghilterra a Twickenham e con la Francia allo Stade de France, ma non sono riusciti a passare indenni da Cardiff, dove sono usciti sconfitti 18 a 21.

 

Il 2009 ha saluto l’arrivo sulla panchina australiana di Robbie Deans, il quale ha esordito il 13 giugno con la vittoria per 31 a 8, sull’Italia a Canberra. Una settimana più tardi George ha giocato terza centro durante il secondo test con gli Azzurri a Melbourne, terminato 34 a 12 in favore dei padroni di casa. Il trittico si è chiuso il 27 giugno con il trionfo sulla Francia a Sydney.

 

Un mese più tardi è andato in scena il Tri Nations. Smith ha disputato ancora tutti i sei incontri più il quarto con gli All Blacks per la Bledisloe Cup, tenutosi a Tokyo: quattro schierato flanker e tre con il Numero 8. Il bottino per i verde-oro è stato, però, piuttosto magro, avendo vinto solamente la partita con gli Springboks a Brisbane.


In autunno il terza linea dei Brumbies ha compiuto il suo ultimo viaggio in Europa con la nazionale australiana, giocando i quattro test match che hanno visto gli australiani vincere a Twickenham e al Millenium Stadium, pareggiare con l’Irlanda e perdere per un solo punto in Scozia: 8 a 9.

 

Il 5 dicembre, sempre del 2009, Smith ha disputato il suo primo incontro con la maglietta dei Barbarians contro gli All Blacks, vincendo per 25 a 18. Di quella squadra hanno fatto parte anche gli Azzurri Totò Perugini, Carlo Del Fava e Quintin Geldenhuys.

 

Il 5 febbraio 2010 Smith ha dichiarato di volersi ritirare dalla nazionale, un po’ per provare un’esperienza all’estero e un po’ per lasciare spazio a talenti più giovani in vista della Coppa del Mondo del 2011.

In quella stagione il ragazzo ha disputato anche il suo ultimo Super Rugby e lo ha festeggiato conseguendo per la nona volta il premio quale “Giocatore dei Brumbies dell'anno”. Otto di questi premi sono stati consecutivi.

 

A maggio il flanker è stato invitato nuovamente dai Barbarians per un match con l’Inghilterra, perso 26 a 35. Il 4 giugno successivo, invece, ha affrontato l’Irlanda a Limerick. Il club stavolta ha vinto con il punteggio di 29 a 23 e Smith ha realizzato una meta.

 

Nel giugno 2010 George ha firmato un contratto di un anno con il club francese del Tolone.  Il 26 novembre dello stesso anno il ragazzo è stato selezionato dai French Barbarians per giocare nel ruolo di blindside flanker una sfida contro Tonga. Gli isolani si sono imposti per 28 a 27.

 

Nel 2011 Smith ha deciso di seguire il suo ex allenatore Alan Jones in Giappone. Così, ad aprile, è diventato il giocatore di rugby australiano più pagato grazie alla firma con il Suntory Sungoliath, club con sede a Fuchu, nei pressi di Tokyo, nel quale ha militato anche Matt Giteau: un affare di 3,3 milioni di dollari.

 

Il 29 maggio George ha giocato contro l’Inghilterra schierato ancora tra le fila dei Baa-baas, con ben quattro nazionali italiani come compagni: Sergio Parisse, Salvatore Perugini, Quintin Geldenhuys e Leonardo Ghiraldini. L’australiano ha superato la linea bianca, aiutando i suoi a vincere 38 a 32. Una settimana più tardi, ancora in maglia bianco-nera, ha affrontato il Galles, uscendo di nuovo vincente con il risultato di 31 a 28.

 

Nel 2012 il ragazzo è stato ceduto in prestito allo Stade Français di Sergio Parisse, dove, però, ha disputato solo otto gare realizzando una meta. Il 25 febbraio 2013, i Brumbies hanno annunciato il ritorno in Australia di George su un contratto a breve termine, per la sola stagione di Super Rugby 2013. Questo è stato necessario a seguito dell'infortunio stagionale accorso a Ita Vaea. Una volta ottenuta l'approvazione del suo club giapponese, Smith è approdato nella terra dei canguri per un periodo di 12 settimane.

 

A giugno, dopo il recupero da un infortunio al ginocchio, Smith è stato richiamato anche nella nazionale australiana per la serie contro i British & Irish Lions. Dopo essere stato trascurato per le prime due prove, il 6 luglio il flanker è stato inserito nel XV di partenza per il terzo e deciso test a Sydney, superando così il record di Colin Meads di 4382 giorni trascorsi tra il suo primo test contro i Lions e l’ultimo. Per la cronaca, la sfida è stata vinta dai Leoni con il punteggio di 41 a 16.

 

Al momento del ritiro dal rugby internazionale, con i suoi 111 caps, George ha fissato il nuovo record di presenze per quanto riguarda un avanti, eclissando il leggendario John Eales.

 

La stagione 2014-15 Smith l’ha trascorsa in Francia con il Lione, che lottava in Pro D2, mentre quella successiva si è trasferito in Inghilterra per giocare con i Wasps.

Durante la stagione a Londra, George ha vinto diversi premi; giocatore dell'anno dei Wasps, giocatore dell'anno di Aviva Premiership e Green Flag Forward of the Season. In quel periodo Smith è stato anche coinvolto nelle sedute di allenamento della nazionale inglese in vista del Sei Nazioni del 2016.

 

Il 1 giugno 2015 Smith ha disputato la sua sfida numero sei con i Barbarians, di nuovo contro l’Inghilterra. Per la cronaca, il XV della Rosa ha asfaltato il club ad inviti 73 a 12.

 

Il 16 maggio 2016, è stato annunciato che Smith avrebbe lasciato i Wasps per tornare al club giapponese Suntory Sungoliath. Neanche un mese più tardi, i Queensland Reds hanno dichiarato che il flanker avrebbe giocato tra le loro fila nelle stagioni 2017 e 2018. Nel frattempo, George ha terminato la sua avventura nel Paese del Sol Levante.

 

Nel febbraio del 2017, a 36 anni, Smith è tornato in Australia per giocare il Super Rugby tra le fila dei Reds. A giugno il flanker era a fianco del coach dei Wallabies Michael Cheika per “dare consigli” alle terze linee durante i test match estivi.

 

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