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La rinuncia alla Nazionale di uno dei suoi talenti più fulgidi fa riflettere. Ne sappiamo poco, da fuori. Essenzialmente, sappiamo quello che Minozzi stesso ha esternato, per iscritto, sui social. Le sue parole misurate ci danno però molti spunti da cui partire, insieme a una situazione sportiva che lo vede lontano dai campi da gioco già da alcuni mesi.

La prima frase parla esplicitamente del peso delle aspettative da parte di “compagni, allenatori e tifosi italiani”, ma è facile immaginare di poter aggiungere a queste anche le aspettative personali dell’atleta su di sè. Quando il nostro pensiero si concentra sul risultato della prestazione, quello atteso da noi stessi o dagli altri, diventa impossibile rimanere concentrati sull’unico momento in cui possiamo fare davvero la differenza: il presente. Il cortocircuito del pensiero razionale che si focalizza sul risultato (Minozzi scrive “Dopo la Autumn Nations Cup ho riflettuto a lungo sulle mie prestazioni”) può disinnescare l’intelligenza istintiva che rende l’atleta reattivo e lucido, lasciandolo lento, confuso e indeciso, in una spirale in cui la frustrazione genera demotivazione e altra frustrazione.

La situazione della pandemia ha ovviamente portato all’estremo le difficoltà di tutti gli atleti, ma la situazione di Minozzi, che ha lasciato casa per trasferirsi in una nazione in cui il rugby è vissuto con una competizione molto più accentuata, è stata chiaramente ancora più difficile. Il lockdown, per un rugbista che vive di routine quotidiane sia personali sia sociali, è un trauma prolungato nel tempo, uno stress cronico. Scopriremo purtroppo solo nel tempo tutti i danni collaterali del lockdown duro della primavera del 2020, con il quale si è scelto di spaventare e isolare le persone piuttosto che informarle e responsabilizzarle a comportamenti sostenibili e rispettosi della loro salute complessiva. Negli sportivi questi danni hanno già iniziato a emergere, ad esempio con l’episodio depressivo di questa estate del calciatore dell’Atalanta Josip Ilicic. Molti altri rimarranno sepolti con la loro sofferenza nella sfera privata.

Minozzi ha deciso invece di rendere pubblica la sua stanchezza fisica e mentale. E’ un atto di coraggio che parte dall’accettazione della situazione di difficoltà: la premessa fondamentale per poterla superare. Ovvio che in questo frangente un atleta trovi insostenibile la vita dentro “la bolla”, situazione che avrebbe l’effetto di aggiungere stress a stress.

Questo momento critico può essere però fondamentale per Matteo. Si cresce nelle difficoltà, sportive e personali. Riuscire ad accettare questo momento, a riportare l’attenzione al presente, a ripartire dalla passione per il gioco e per il gesto tecnico lo potranno aiutare a crescere definitivamente come persona e come atleta. In questo, l’esempio di Ilicic è assolutamente calzante: fuori rosa per alcuni mesi, il calciatore della Dea è oggi il giocatore più spettacolare e decisivo del campionato italiano di serie A.

Matteo, ti aspettiamo.

 

 

 

 

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