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Nessuna televisione italiana trasmetterà oggi, sabato 4 maggio, alle ore 16.00 Gloucester-Benetton, semifinale di Challege Cup (l'altra alle 13.00 è Hollywoodbets Sharks-Clermont). Oscurato l'evento più importante nella storia del rugby internazionale tricolore dopo il Sei Nazioni. In caso di vittoria, infatti, l'Italia conquisterà la sua prima finale in una coppa europea. Non è la Champions Cup, la competizione che produce soldi e diritti televisivi dove si misurano le big, è la Challenge minore per importanza. Ma per il rugby italiano sarebbero comunque un traguardo e uno step di crescita molto importanti. Il Benetton in finale farebbe il paio come primato con il miglior Sei Nazioni di sempre e il ritorno all'ottavo posto nel ranking mondiale dell'Italia. Sarebbe la prima volta che un club italiano raggiunge un simile traguardo, maggiore come importanza sia della finale di Rainbow Cup giocata dal Benetton nel 2021 e vinta 35-8 sui Bulls, sia della finale di Shield Cup (all'epoca era la terza coppa europea)  disputata dal Viadana nel 2004 e persa 25-19 contro il Montpellier al vecchio Lanfranchi di Parma.

Diritti tivù e palinsesti

Nonostante la grande importanza del match, Gloucester-Benetton sarà visibile in streaming solo su Epcr TV, il canale degli organizzatori della coppa, al prezzo di 7,99 euro. Nessuna televisione italiana ha ritenuto di acquistare i diritti tivù del match, o ha trovato posto nei suoi palinsesti. Non l'ha fatto SkySport, che trasmette tutti e tre i Sei Nazioni azzurri più altri test match. Non l'hanno fatto la Rai o Dazn che trasmettono il campionato italiano, facendosi pagare i costi di produzione dagli stessi club, attraverso il contributo dato dalla Fir. Le spiegazioni possono essere due: 
1) Il costo dei diritti ritenuto eccessivo dalle televisioni per il mercato italiano (qui bisognerebbe chiedere a loro o all'Eprc a quanto i diritti della partita o dell'intera Challenge Cup sono venduti); 
2) I bassi dati d'ascolto che la partita avrebbe fatto, se i diritti fossero in vendita a un prezzo accessibili, dati così bassi da non far trovare posto alla partita nei palinsesti (qui la risposta può venire solo dalle tivù o dalla Federazione italiana rugby che con esse intrattiene rapporti).

Stadio Olimpico

Una sconfitta nell'anno d'oro

Qualunque sia la risposta, la mancata trasmissione di Gloucester-Benetton è una sconfitta del rugby italiano nell'anno d'oro della sua nazionale. Oppure se non vogliamo parlare di sconfitta, è la dimostrazione di quanto il rugby in Italia sia ancora lontano dall'appeal del pubblico, dall'essere considerato un sport per cui vale la pena comprare diritti tivù, o trovare spazio nei palinsesti. Non bastano 5 partite l'anno nel Sei Nazioni e 3 test match autunnali per fare diventare uno sport popolare, per rendere appetibili i suoi diritti tivù (che sono il sale dello sport business moderno, come dimostra lo stesso rugby all'estero). Servono altre competizioni a cui appassionarsi: l'Urc e il campionato italiano per primi. Se questo non avverrà. Se giocatori e pubblico non avranno delle competizioni a cui appassionarsi e su cui cimentarsi per 10 mesi l'anno, non per 10 partite l'anno, il rugby non decollerà mai in Italia. La semifinale oscurata Gloucester-Benetton ne è la riprova.

L'impegno della Fir

Lo stesso discorso vale per l'impegno della Fir nel far trasmettere il rugby. A che serve andare in conflitto con i club, facendo spostare la finale scudetto dal 25 maggio al 2 giugno per la diretta su Rai 2, se poi non si riesce a trovare in tivù lo spazio per una partita molto più importante come Gloucester-Benetton? Se Treviso si qualificherà per la finale, speriamo che almeno per quella Sky, Rai e Fir si muovano per farla vedere agli italiani. Sarebbe un piccolo passo avanti.

 

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