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Foto Inpho
Foto Inpho

Centosedici. Il numero che nessuna italiana ha mai raggiunto prima di lei. Sara Barattin ha indossato la maglia azzurra per la prima volta il 7 aprile 2005. Aveva 18 anni. L'ultima volta è stata a Parma nel 2023, contro il Galles. In mezzo ci sono diciotto anni, quattro scudetti, due Mondiali, un secondo posto al Sei Nazioni — il migliore della storia delle Azzurre, nel 2019 — e una carriera che ha ridisegnato i confini di quello che si pensava fosse possibile nel rugby femminile italiano.

Le ho fatto tre domande. Lei risponde così, senza fronzoli.

"La maglia azzurra è stata parte integrante di tutta la mia carriera sportiva. È stata la mia seconda pelle e non l'ho mai data per scontata."

Diciotto anni. Centosedici partite. E dice che non l'ha mai data per scontata.
Ci sono atleti che parlano della maglia nazionale come di un traguardo. Barattin ne parla come di una responsabilità quotidiana. Una che non finisce mai di pesare, nel senso buono della parola. Non è una frase di circostanza — è la sintesi di come ha vissuto ogni convocazione, dalla prima a Amburgo nell'aprile 2005 all'ultima a Parma nel 2023.

Le chiedo delle Azzurre di oggi — come le vede rispetto a quando ha iniziato lei.

"A livello tecnico e fisico arrivano sicuramente più preparate. Sono anche più disinvolte per quanto riguarda i social, i media."

Due righe. Nessun giudizio di merito, nessuna nostalgia da veterana. Solo un'osservazione precisa. Il rugby femminile italiano è cambiato, e lei lo vede chiaramente — non con rimpianto, con soddisfazione. Quelle ragazze che oggi corrono in campo sono anche un po' il risultato di quello che lei e la sua generazione hanno costruito.

L'ultima domanda è quella più difficile. Le chiedo qual è il ricordo più bello.

"Ce ne sono diverse. Dall'esordio alle partite nei grandi stadi, le prime vittorie, il terzo posto e il secondo posto nel Sei Nazioni, i Mondiali sia a 15 sia a 7, la partita dei 100 caps e l'ultima. Son ricordi che resteranno indelebili nella mia memoria e non solo."

Sara Barattin
Sara Barattin - Foto Alfio Guarise

Non sceglie. Non può. E in questo c'è tutta la misura di una carriera che non si riassume in un momento solo.

Il secondo posto nel Sei Nazioni 2019 — il migliore di sempre per le Azzurre. I quarti di finale al Mondiale in Nuova Zelanda nel 2022. La partita dei 100 caps. E poi l'ultima, contro il Galles, a Parma, davanti alla sua gente.
"Non solo" — dice alla fine. Due parole che valgono più di un discorso. Quei ricordi appartengono anche a chi c'era. A chi le ha viste giocare. A chi non sapeva niente di rugby e ha cominciato a capirlo guardando lei.

L'11 aprile le Azzurre scendono in campo a Grenoble contro la Francia per il primo match del W6N 2026. Barattin non ci sarà — ha chiuso nel 2023, con la sua classe. Ma quello che ha lasciato in campo, in quelle centosedici partite, è ancora lì.

E intanto, domenica, c'è una finale.

Valsugana e Villorba si giocano lo scudetto per la sesta volta di fila. Un classico che ormai non ha bisogno di presentazioni. Appuntamento allo Stadio "Mario Battaglini" di Rovigo, domenica 29 marzo alle 15:30. In esclusiva su Rai Sport.

@rhynosmm — Rugby Femminile Italia | Storie Vere