1 anno fa|1 anni fa 07/07/2017 17:55

Preparazione fisica nel rugby: "Off season"

Progetto di squadra o individuale?

Il fischio di un’ultima partita di campionato, la fine di una stagione, un equivalente di circa 600 ore di allenamenti (Eccellenza-Pro 12), senza contare I minuti giocati nelle partite amichevoli ed ufficiali; possibili acciacchi-infortuni, possibili ritiri estivi con le nazionali (Maggiore, Emergenti, Seven).

Stress fisico e psicologico. Questi sono solo alcuni dei fattori principali da tenere in considerazione prima di intraprendere un nuovo ciclo di allenamenti e di preparazione fisica.

Finito il periodo competitivo, comincia quello che viene chiamato periodo di transizione nel quale l’atleta DEVE forzatamente riposare da ogni tipo di attività simile a quella rugbistica che necessiti di un elevato sforzo fisico e mentale.

A livello pratico questo periodo può durare 1-3 settimane.
L’obiettivo principale è il riposo psicologico, il rilassamento e la rigenerazione biologica mantenedo un livello accettabile di preparazione fisica generale (1). Per mantenere un livello di fitness adeguato, l’atleta dovrebbe allenarsi 2-3 volte a settimana con all’interno una sessione di mantenimento della forza (1).

Successivamente viene ripreso un nuovo ciclo di “preparazione”. Ma qual’è l'obiettivo?

In una prima fase quello di individuare deficit e parti deboli con esercizi di prevenzione per un mantenimento ottimale del tessuto connettivo.
Protocolli con movimenti eccentrici prolungati, pause isometriche sono un ottima soluzione per rafforzare parti deboli, per mantenere un’attivazione muscolare con minore stress articolare e per ripristinare deficit biomeccanici. 

In una seconda fase, con la re-introduzione del condizionamento in campo, affiancato da quello in palestra, si individuano le carenze bioenergetiche specifiche da sviluppare in base alle sensazioni/feedback descritte dal giocatore che lo hanno limitato durante le partite.

 

É IL PROGRAMMA CHE DEVE ESSERE ADATTO ALL’ATLETA; NON É L’ATLETA CHE DEVE ADATTARSI AL PROGRAMMA.

Nei modelli classici di periodizzazione mancano 2 fattori importanti (2):

• Individualità
• Dinamicità

Questi modelli presentano carichi di allenamento mediocri con risposte di lavoro mediocri. Ovviamente tutto ciò, non può fare altro che produrre atleti mediocri, limitandone il loro potenziale fisico.

L’altro aspetto riguarda la mancanza di variabilità basate sulle risposte/feedback da parte dei giocatori nei confronti di quei carichi.

Se due atleti A & B seguono lo stesso programma standardizzato, l’atleta A potrebbe avere una risposta positiva e migliorare la propria performance, mentre l’atleta B, potrebbe avere raggiunto un plateau, essere stanco, sovraccaricato ed infortunarsi.

É scontato, quindi, che il programma d’allenamento dell’atleta B dovrebbe cambiare e differire da quello dell’atleta A.
Per di più, il programma che può portare l’atleta A ad ottenere dei miglioramenti in un primo periodo, può avere l’effetto contrario in un secondo periodo.

Una periodizzazione di successo dovrebbe avere come minimo due componenti:

  • Pianificare e periodizzare in modo individuale secondo il proprio stato di fitness. (monitoraggio giornaliero individuale dell’atleta)

  • Una maggiore attenzione riguardo le caratteristiche psicologiche dell’atleta, modalità di pensiero, età, punto della carriera.

Ogni atleta è unico; anche all’interno di un proprio reparto (mischia e tre quarti) o addirittura nello stesso ruolo, ci sono caratteristiche antropometriche, posturometriche, anatomiche, fisiologiche che si differenziano tra giocatori e che serviranno come prime informazioni per lo sviluppo di un programma di lavoro individuale.

Possiamo quindi dedurre che più ci si avvicina al professionismo, maggiore diventa la richiesta di individualità nel prescrivere un programma “su misura” per ogni giocatore al fine di esaltarne pienamente le proprie qualità fisiche.

Spero che tutti I preparatori concordino che l’era del bodybuilding (serie da 8x8 uguale per tutti), della pesistica (strappo e slancio per tutti) e di giri di campo da 40 minuti sia finita.

La palestra è un mezzo, non il fine.

La preparazione deve essere costruttiva, non distruttiva.

Tutto ciò che viene prescritto in palestra deve essere in funzione al miglioramento della performance in campo. Tutto ciò che viene prescritto in campo (condizionamento) deve raggiungere i sistemi bioenergetici necessari per affrontare 80 minuti al massimo livello.

Il nuovo CT della nazionale O’Shea e Brendan Venter hanno dichiarato che una delle problematiche nel rugby del nostro paese sia proprio lo stato fisico dei giocatori.
Se vogliamo essere alla pari con i paesi anglosassoni e dell’emisfero sud è necessario tenere in adeguata considerazione questa premessa sullo stato fisico dei nostri giocatori e risolverla.

Da ex giocatore e oggi preparatore atletico professionista (che ha vissuto 6 anni all’estero) sono assolutamente sicuro che in Italia di talento ne abbiamo e che ne abbiamo da vendere.

 

Flavio Di Giorgio ex preparatore atletico Petrarca Rugby
Referenze:

(1) Periodization Training for Sports (2015) Tudor Bompa, Carlo A. Buzzichelli (2) Dynamic Programming or Fluid Periodisation (2015) Henk Kraajenhof 

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