2 mesi fa 06/07/2018 22:33

Mondiali 2018, quando il calcio insegna qualcosa al rugby

VAR, Goal-line technology e arbitri più eloquenti, la tecnologia calcistica ha superato quella rugbystica

Il TMO è stato il motivo di vanto del mondo della palla ovale. Quando nel 2001 l’allora IRB introduceva la “moviola in campo” era arrivata la rivoluzione sui campi da gioco. Il rugby aveva fatto ciò che il calcio continuava a rinnegare.

E vuoi per testardaggine o per mancanza di fiducia nella tecnologia la FIFA di Blatter si è sempre rifiutata di adottare sistemi che eliminassero gli errori arbitrali. “Non possiamo togliere potere agli arbitri” diceva il signor Sepp. Fino al 2012, quando fece la sua comparsa la goal-line techonolgy. Sistema affidabile, certo, ma limitato e poco sicuro rispetto ad un sistema di assistenza Video, il VAR, quello che ha messo piede nel calcio a partire dal 2017.

C’è grande sintonia, c’è molta chiarezza… c’è molta eloquenza. In passato gli arbitri erano soliti nascondersi dietro al silenzio laconico dei cartellini o della loro mimica gestuale, non si parlava con i calciatori in campo. Adesso le cose sono cambiate: prima di una punizione, quando si fischia un rigore, durante un calcio d’angolo, l’arbitro parla molto con i giocatori. Una situazione emblematica è avvenuta durante Nigeria-Argentina, quando l’arbitro turco Cuneyt Cakir, dopo la revisione di un fallo di mano in area di rigore, non ha concesso il tiro dal dischetto in quanto il fallo era involontario. In tale situazione incredibile il modo in cui il direttore di gara spiegava chiaramente il perché il fallo non fosse volontario.

C’è maggiore dialogo, gli arbitri si sentono “protetti” dalla presenza del VAR, spiegano le situazioni e parlano con i giocatori. In passato ciò non accadeva, le decisioni erano radicali, gli arbitri si nascondevano dietro al mutismo per evitare le reazioni aggressive dei calciatori. Un comportamento che, inevitabilmente, ricorda la direzione di gara in una partita di rugby, dove gli arbitri parlano tanto, intimano ai giocatori di uscire da situazioni che possono comportare un fallo (mani in ruck, fuorigioco). Certo l’oratoria rugbystica non potrà mai rientrare nelle corde calcistiche. Non credo che un domani gli arbitri di calcio spiegheranno le ragioni di un cartellino giallo o di un rosso a pari di come fanno gli esperti della palla ovale Nigel Owens o Romain Poite.

Così come il calcio difficilmente potrà acquisire metodologie rugbystiche, non si può dire che la tecnologia calcistica non potrà rivoluzionare la gestione delle partite di rugby. Perché, ahimè, i tecnici che da cinque anni a questa parte hanno introdotto VAR e goal-line technology hanno superato di gran lunga la visione dell’arbitraggio assistenziale presente nel rugby.

E adesso ecco che il sistema VAR, con il suo esordio Mondiale, ha apportato i suoi miglioramenti, cosa che ha reso Russia 2018 il Mondiale di calcio con il minor numero di polemiche in ambito decisionale. Le scelte arbitrali sono poco discutibili, il sistema di assistenza Video immediato ed efficace:

  • L’arbitro e il VAR, insieme con gli AVAR (i suoi assistenti), sono costantemente in contatto; se ci sono dubbi l’arbitro può chiedere delucidazioni al VAR; se l’arbitro non prende decisioni su un’azione dubbia è il VAR a contattarlo, in tal caso l’arbitro potrà rivedere le immagini a bordo campo
  • Vi è molta elasticità nel lavoro svolto da arbitro e VAR, pertanto ci si può limitare ad un “silent-check”, vale a dire attendere che il VAR riveda l’azione il quale darà l’ok al direttore di gara.
  • All’arbitro, in caso di VAR Review, spetta l’ultima parola.

Tutto ciò non si può dire del TMO:

  • È il direttore di gara a contattare il TMO, ma può anche accadere il contrario; gli assistenti possono suggerire di ricorrere al TMO
  • Bisogna prestare attenzione alla domanda fatta al TMO: "Meta si o no?", "Ci sono ragioni per non assegnare la meta?", per non parlare dei casi in cui l'arbitro chieda di rivedere intere azioni per valutare eventuali infrazioni...
  • L’arbitro, quasi sempre, si attiene a quanto gli viene detto dal TMO, ma può decidere autonomamente.
  • In molte competizioni l'arbitro può seguire l'azione mediante maxi-schermo

Inutile dirlo, ci sono dei problemi evidenti. Il primo è dato dal lavoro del TMO: non è assistito da una “squadra arbitrale”, non lavora in una “VAR Room”. A volte l’arbitro in cabina di regia è obbligato a rivedere numerose situazioni che hanno preceduto la meta per valutare un fallo, un in avanti, un fuorigioco. Insomma tutto ciò a cui dovrebbero prestare attenzione i giudici di linea o lo stesso direttore di gara. Pertanto vediamo situazioni in cui i minuti passano, il tempo scorre, tutto a scapito della continuità dell’incontro.

Si lo so, il rugby non è il calcio, le situazioni sono più complesse: nel rugby c’è più gente in campo, in ruck è difficile capire cosa succede; nel calcio c’è maggiore chiarezza delle immagini. Allora, a maggior ragione, il TMO dovrebbe avere un’assistenza migliore in cabina di regia, almeno per essere più celeri in quelle situazioni che richiederebbero un tempo limitato prima di dare un "check".

Come nei casi “Try yes or no?” che, con un meccanismo simile alla goal-line techonology, potrebbero essere risolti in breve tempo (per quanto va valutata la posizione del pallone rispetto alle linee oltre al contatto o meno dell'ovale con l'area di meta).

Con la trasparenza voluta da Gianni Infantino inizia a scemare la visione dell’arbitro quale detentore del “potere in campo”. E credo sia opportuno che anche il World Rugby si adegui. La tecnologia deve fornire maggiore chiarezza, l’arbitro deve essere coadiuvato in maniera continua, e non sporadicamente. Questo per favorire la celerità delle decisioni a favore di un gioco che viene già di per se interrotto a più riprese. Può sembrare strano ma già questo rappresenta un motivo di minor popolarità della palla ovale rispetto al calcio.

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