2 anni fa 19/06/2017 14:05

Andy Vilk "il Rugby Seven si impara solo giocando a Seven"

Il progetto italiano rugby seven, obbiettivo Olimpiadi

Andy Vilk, londinese, 36 anni compiuti da poco, in carriera ha vestito le maglie di Northampton e Sale, prima di trasferirsi (2008) in Italia a Treviso e successivamente a Calvisano. Nel 2004 è entrato a far parte della Nazionale seven dell’Inghilterra, con cui ha vinto l’edizione 2006 del torneo di Hong Kong. Dal 2014 è il responsabile dell’attività Seven in Italia. Lo intercettiamo a Roma, in una pausa del Seven in corso di svolgimento alle Tre Fontane.

  • Come è andata la prima giornata di gare?
  • Non male, nel complesso. Abbiamo messo in campo quattroi ragazzi che si sono messi in evidenza ai recenti campionati universitari di Catania. Siamo un cantiere aperto.
  • Un cantiere con un progetto?
  • Un ottimo progetto, direi. Individuare un gruppo di giocatori da avviare a un lavoro di specializzazione che ci consenta di costituire una Nazionale consistente e dedicata con la quale puntare a salire nelle gerarchie internazionali.
  • Gerarchie che al momento ci vedono nelle posizioni di rincalzo…
  • Attualmente siamo al sesto posto fra le nazioni che non disputano le World series. Il nostro obiettivo deve essere l’ingresso nel gruppo di 15 squadre che partecipa al circuito mondiale, 12 delle quali accedono alle Olimpiadi
  • Impresa praticabile? In che tempi?
  • I tempi nel Seven sono molto più compressi che nel XV. Russia e Spagna oggi sono nell’alto livello della specialità, e lo sono grazie a un progetto che ha portato alla costituzione di un gruppo di specialisti a tempo pieno che ha cominciato a scalare posizioni e a ottenere risultati. Lo stesso ha fatto la Germania, partita praticamente da zero, che in tre stagioni è molto cresciuta, la stessa Irlanda ha imboccato la strada del gruppo esclusivo e in 18 mesi ha ottenuto risultati ragguardevoli. La via è tracciata, e si chiama specializzazione, non ce ne sono altre.
  • Ma in Italia il Seven stenta a decollare. Perché?
  • Fondamentalmente per un problema di scarsa visibilità e conoscenza. Mi spiego: in Inghilterra si comincia a praticare il Seven intorno ai 14 anni. Tutti i club e le scuole che dispongono di formazioni XV hanno in calendario appuntamenti importanti della disciplina. Non tutti coloro che giocano a Seven da giovani diventeranno giocatori Seven da grandi, ma tutti, ripeto, tutti, ne acquisiscono i rudimenti e prendono confidenza con variabili come lo spazio e il gioco sul fronte, che sono l’essenza di questo gioco.
  • Quindi la priorità è?
  • Giocare, giocare tanto, giocare tutti. A Seven, ovviamente. Il Seven si impara solo giocando a Seven.
  • Principio che, una volta tradotto in una progettualità mirata, si manifesta attraverso…?
  • Atti concreti, impegni di spesa, investimenti. La Fir ha promosso attività Seven in tutte le regioni, appoggiandosi ai Comitati territoriali, cominciando dalla categoria under 14. Ho girato molto e mi sono resco conto che abbiamo imboccato la strada giusta. L’obiettivo finale è individuare un gruppo di 15 – 20 atleti che andranno ad alimentare l’alto livello del movimento, ma per arrivarci in maniera credibile dobbiamo partire dalla base. La piùampiapossibile.
  • Si è parlato di istituire un campionato Seven in Italia, conferma?
  • Lo fa l’Inghilterra con le formazioni di Premiership che disputano un torneo a loro esclusivamente dedicato. Poi ci sono le formazioni pro che girano il mondo disputando tornei e alzando costantemente il livello della prestazione. In Italia un campionato Seven riservato alle formazioni di Eccellenza potrebbe essere un buon punto di partenza. E parallelamente curare un gruppo che lavori in maniera autonoma svincolato dalle appartenenze ai vari club.
  • Appoggiato alle strutture del gs Fiamme Oro?
  • Così dice il progetto che ci è stato sottoposto e che come settore tecnico del Seven abbiamo accolto come significativo e importante.
  • Questi atleti giocherebbero solo il Seven?
  • Sì. E viaggerebbero molto, soprattutto nel periodo da settembre a marzo, quando in Europa di Seven non se ne gioca. Occorrerà andare a cercare il Seven dove c’è. A Dubai, in Kenia, a Singapore… per poi puntare sul circuito europeo quando giungerà il momento di tentare la carta olimpica.
  • Ragionevolmente, a quale edizione dei Giochi appare sensato e realistico puntare?
  • Io dico quelle del 2020. Se nel 2018 entriamo nel gruppo di elité e nel 2019 affrontiamo il circuito mondiale con le necessarie risorse tecniche… Io dico che possiamo farcela. O almeno provarci, a Lisbona ci andò male, dobbiamo lavorare per migliorarci sotto ogni punto di vista.
  • A settembre la Fir organizzerà a Parma l’annuale edizione del corso allenatori Seven. Ci sono in Italia tecnicicompetenti per la specialità?
  • Li stiamo formando. L’obiettivo a breve termine è individuare uno specialista del Seven per ogni regione e inserirlo nello staff tecnico dei vari Comitati. Il tutto coordinato dal mio gruppo di lavoro di cui fanno parte Rubini, Varani e De Angelis
  • Qual è la composizione attuale del gruppo Italia Seven?
  • Nel complesso una ventina di elementi, 5 sono quelli confermati dalla stagione passata, accanto a loro ci sono 16 esordienti.

Foto Twitter @AndyVilk

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