1 anno fa 01/11/2019 19:17

Inghilterra - Sudafrica: la Finale dei record e delle curiosità

Numeri e curiosità sulla finalissima di Rugby World Cup 2019

All’International Stadium di Yokohama è tempo di rugby, è tempo di Finale di Coppa del Mondo 2019.
Inghilterra e Sudafrica si affronteranno per la seconda volta nella loro storia e giocheranno la rivincita dell’edizione francese del 2007, quando gli inglesi lasciarono agli Springboks la Web Ellis Cup vinta quattro anni prima.

Da quel momento in poi, nessuna delle due ha più giocato una finale al Mondiale.
Gli inglesi sono stati per molto tempo quelli che hanno inventato gli sport per far vincere gli altri, è successo e continua a succedere nel calcio - l’unica Coppa del Mondo vinta risale al 1966, in un’edizione casalinga al centro di numerose chiacchiere e polemiche - ed è successo spesso nel rugby.
Finalisti nelle edizioni del 1991, del 2003 e del 2007, prima del Mondiale di quest’anno, gli inglesi avevano solamente una Coppa del Mondo (2003), due secondi posti e nessuna medaglia di bronzo nel palmares.
Domani avranno l’occasione per ribaltare la storia.
Unica squadra dell’emisfero nord ad avere in bacheca la Web Ellis Cup, l’Inghilterra arriva in fondo dopo aver sconfitto alcune delle squadre più forti del pianeta: Argentina ai gironi (la partita con la Francia è saltata a causa dell’tifone Hagibis) Australia ai quarti e Nuova Zelanda in semifinale.
Se battesse il Sudafrica diventerebbe l’unica nazionale ad aver sconfitto tutte le quattro squadre del The Championship, una dietro l’altra, in una singola edizione della Coppa del Mondo.
C’è voglia di riscatto, voglia di scrivere un nuovo capitolo, soprattutto dopo l’uscita ai gironi nell’edizione casalinga del 2015.
L’allenatore inglese, Eddie Jones, torna a disputare una finale in panchina - l’ultima volta era stata quella del 2003 quando, alla guida della sua Australia, perse proprio contro l’Inghilterra per un drop al centesimo minuto (durante l’extra time) di Jonny Wilkinson.
Nel 2007, quando il Sudafrica vinse il secondo Mondiale, era assistente tecnico e consulente per i tre quarti, ed anche gli stessi Springboks hanno parecchio passato da mettersi alle spalle.
Dopo aver trionfato in due edizioni, 1995 - alla prima partecipazione (per maggiori informazioni si veda il film Invictus del 2009, ndr) - e nel 2007, il Sudafrica, ha trovato solamente due terzi posti (1999 e 2015).
Senza mai tornare a giocare una Finale, partita che, ad oggi, non ha mai perso.
Unica squadra ad averlo fatto tra quelle che il Mondiale l’hanno vinto (Nuova Zelanda - 3 vittorie e 1 sconfitta - Australia - 2 vittorie e 2 sconfitte - ed Inghilterra - 1 vittoria e 2 sconfitte).

Dopo diversi risultati altalenati ed una crescita decisa e costante, il Sudafrica arriva alla chiusura di questi quattro anni da detentore del The Championship e questa potrebbe essere l’occasione giusta per un ritorno importante sulla scena del rugby mondiale. Nell’anno della morte di Chester Williams (primo giocatore di colore a vincere la Coppa del Mondo con la maglia del Sudafrica nel 1995) e, per la prima volta, con un Capitano di colore. Siya Kolisi.

Gli Springboks, prima del Galles in semifinale, hanno affrontato solo avversari nettamente inferiori (al contrario dell’Inghilterra) ma, dopo aver perso all’esordio contro gli All Blacks - sconfitta che, in realtà, li ha favoriti nel percorso ad eliminazione - sono riusciti a non inciampare nella sfida con il Giappone (che sarebbe potuta diventare un tranello) e in quella con il Galles stesso.
In una partita tiratissima, vinta grazie ad una punizione di Pollard al settantaseiesimo. Sulla carta partono da sfavoriti, ma questa edizione dei Mondiali ha dimostrato che tutto può succedere.

Oltre alla Coppa, diversi giocatori proveranno a consegnare agli annali dei record personali per questa manifestazione.
Il sudafricano Makanzole Mapimpi, cinque mete nel torneo, proverà a staccare il giapponese Kotaro Matsushima e a raggiungere il gallese Josh Adams.
Fermo, in testa, a sette marcature (l’ultima arrivata oggi nella finalina contro la Nuova Zelanda).

Il Capitano inglese Owen Farrell, fermo ad 11 trasformazioni, proverà a battere il record detenuto dal neozelandese Richie Mo'unga (momentaneamente in testa a 15). Anche il sudafricano Handrè Pollad ha delle statistiche da aggiornare.
Al momento è secondo con 10 punizioni realizzate, con Owen Farrel immediatamente dietro a 8, ma potrebbe sorpassare il giapponese Yu Tamura (fermo, in testa, ad 11); i due (Pollard a 47 e Farrell a 46) potrebbero diventare anche i migliori marcatori del torneo, se riuscissero a superare i 51 punti messi a segno sempre da Tamura.
Frans Steyn, poi, già Campione del Mondo con il Sudafrica nel 2007, potrebbe entrare nella ristretta cerchia dei plurivincitori.
Tutti fermi a due vittorie.
L’unico sudafricano presente è Os du Randt e, fino al 2015, solo lui e altri cinque australiani facevano parte del club: Dan Crowley, John Eales, Tim Horan, Phil Kearns e Jason Little.
Dopo la seconda vittoria degli All Blacks, i bi-campioni sono diventati venti; si sono aggiunti ben quattordici neozelandesi: Dan Carter, Ben Franks, Owen Franks, Jerome Kaino, Richie McCaw (unico ad averlo fatto da Capitano), Keven Mealamu, Ma’a Nonu, Kieran Read, Colin Slade, Conrad Smith, Victor Vito, Sam Withelock, Sonny Bill Williams e Tony Woodcock.
Ultima curiosità, non per importanza.
La finale tra Sudafrica ed Inghilterra del 2007 ha fatto in modo che lo Stadio di Saint- Denis diventasse il primo stadio ad ospitare sia una Finale di Coppa del Mondo di calcio (Francia 1998), sia una Finale di Coppa del Mondo di rugby.

La partita tra Inghilterra e Sudafrica di domani, invece, farà in modo che l’International Stadium di Yokohama diventi il secondo stadio al mondo ad ospitare sia una Finale di Coppa del Mondo di rugby, sia una Finale di Coppa del Mondo di calcio (Corea- Giappone 2002).

Quando storia e statistiche si danno appuntamento, ogni cosa può diventare magica. Tutto è pronto, la partita sarà trasmessa delle 9:50 del mattino in diretta su Rai 2. The world in union.

 

di Simone Ciancotti Petrucci

 

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