1 mese fa 11/10/2019 20:52

Il tifone Hagibis, la considerazione di World Rugby per il movimento italiano

Dopo quest uragano World Rugby e la FIR dovranno riflettere. Per non parlare degli organizzatori giapponesi

Di fronte alla sicurezza delle persone non ci sono scusanti. E se World Rugby ha deciso di cancellare due incontri rilevanti (sia dal punto di vista sportivo, ma anche dal punto di vista economico) non si può biasimare una scelta più che corretta. Del resto il clima giapponese, in questo periodo dell'anno, è imprevedibile, e un uragano che soffia a 200 km/h mette a rischio giocatori e tifosi. Del resto un saggio di Hagibis lo abbiamo visto ieri, con la pioggia battente che ha condizionato l'incontro tra Australia e Georgia a Shizuoka. Ma siamo certi che World Rugby abbia ragionato in maniera imparziale?

Lo sfogo di Sergio Parisse, alla notizia della cancellazione del match tra Italia e Nuova Zelanda, ha lanciato una frecciatina che non può non essere accantonata. "Se agli All Blacks fossero serviti 4 o 5 punti la partita si sarebbe giocata". E tutto sommato il capitano ha le sue ragioni; perchè da un pò sta circolando la voce che gli All Blacks abbiano posto un "veto" per non rinviare la gara, accontentandosi dei due punti a tavolino, ed essere più riposati in vista dei quarti. Assolutamente esclusa la possibilità di giocare lunedì, così come World Rugby ha escluso di anticipare l'incontro. Un ragionamento egoistico, certo, ma anche arrogante e irrispettoso. L'Italia era a quota 10 punti, con la possibilità matematica di qualificarsi ai quarti. Con gli All Blacks non ci sarebbe stato scampo, questo è vero, ma lasciate che a dire ciò siano tifosi e critici, e non un organismo internazionale che dovrebbe essere imparziale.

E Inghilterra-Francia, direte? Lì non c'era il problema qualificazione, le due compagini erano già approdate ai quarti. E poi c'è il match di domenica, tra Scozia e Giappone, con Hagibis che dovrebbe persistere nella regione del Kanto, luogo in cui è situato l'International Stadium. Eppure il board non ha preso provvedimenti: il match, per ora, si giocherà. Perchè la Federugby scozzese è scesa subito in campo, opponendosi ad ogni tentativo di cancellazione che negherebbe al Cardo la possibilità di accedere ai quarti. Il Guardian riporta che la Scottish Rugby Union agirà legalmente contro World Rugby se l'incontro dovesse essere cancellato.

Insomma decisioni di stampo anglosassone, dove si accontenta chi conta a livello internazionale. Mentre chi conta poco... conta poco. E noi siamo tra questi; non ne voglia male FIR, ma questo comportamento da parte di World Rugby la dice lunga su cosa pensano a Dublino del movimento italiano. Se al posto nostro ci fosse stato il Galles, la Scozia o l'Irlanda le cose sarebbero andate diversamente.

A questo va aggiunta l'organizzazione dell'evento. E meno male che i giapponesi sono sempre un passo avanti! Chi meglio di loro poteva essere a conoscenza del clima del Pacifico in questo periodo dell'anno? Come è possibile che non fossero state scelte sedi secondarie per giocare gli incontri in caso di calamità naturali? Stiamo parlando di una zona del Mondo altamente sismica, per cui non mi va di pensare che la JRFU non avesse messo in cantiere il rischio di un terremoto e la necessità di spostare le partite in impianti alternativi. Ci sarà da riflettere in vista delle prossime Olimpiadi.

 

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Fernando Cimini  1 mese fa

Quanto mi piace il vostro articolo, ho pensato e scritto la stessa cosa, ma in molto più incazzato. Adesso non ci con o più paraventi o scuse : questi anglosassoni son quel che sono e non bisognerà mai scordarselo.

Filippo Bertozzi  1 mese fa

@fernando Cimini: c’è poco da scordarsi, ma piuttosto da tenere bene a mente la differenza fra una federazione seria nel difendere i propri interessi (quella scozzese) e una di scaldapoltrone come la nostra.

Michele Morra  1 mese fa

C'è poco da aggiungere a quanto riportato nell'articolo,paghiamo lo scotto di essere una nazionale di seconda fascia e di avere una federazione sulla quale è meglio evitare di commentare per non incorrere in querele.O si cresce e si dimostra sul campo di essere validi o si dovrà subire ancora per molto questo atteggiamento,con le polemiche (anche quelle fatte da sportivi illustri o allenatori)non si va da nessuna parte.

Aldo Nalli  1 mese fa

Beh, se in Italia funziona (eufemismo) tutto così, come possiamo pensare che il rugby sia un isola felice? Regeni, marò, Libia e prodotti italiani contraffatti ecc ecc ecc..... In tutti i livelli non contiamo un cazzo. Scusate la parolaccia.

Roberto Alessandrini  1 mese fa

Ottimo articolo. Finalmente si scrive ciò che pensano tutti. Tra l altro mi dicono che a Toyota piove appena e c è un po' di vento. Quindi si poteva giocare, al limite a porte chiuse.

Fernando Cimini  1 mese fa

@Roberto Alessandrini non si poteva giocare se no questi poveri neozelandesi potevano pure prendersi un raffreddore. Troppo pericoloso...

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