14 giorni fa 04/09/2019 19:01

Stretta analisi del rugby italiano con Nick Scott

“Il rugby italiano non potrà mai crescere finché non si smette di cercare scuse o alibi”.

Ognuno di noi rugbisti ha il suo “guru” del rugby, quel personaggio che ne ha viste tante, quella persona con cui a fine allenamento ci si ferma a parlare di rugby per ore, preferibilmente con qualche birra al tavolo. Noi di Rugbymeet abbiamo la fortuna e il piacere di conoscere Nick Scott, ex Head of coach per la RFU (una sorta di allenatore degli allenatori della federazione inglese), oggi Direttore Sportivo del Rugby Colorno. Per 12 anni dai suoi uffici a Twickenham sono stati formati migliaia di allenatori inglesi. Con il 57enne originario di Lincoln (Inghilterra) vogliamo parlare di movimento italiano, di quello che ci manca per raggiungere le grandi Union europee visto che mai come in questi anni il gap sembra sempre più incolmabile.

 

Dopo una intera stagione hai avuto modo di conoscere a pieno il rugby italiano. Cosa più ci manca per pareggiare il livello con le altre federazioni?

“C’è una frase che continuo a sentire da quando sono arrivato in Italia, da molti ho sentito dire “il problema in Italia è… I problemi del rugby italiano sono…”. Penso siano solo tante scuse o alibi. Per me invece di cercare scuse sul perché non funzionano le cose nel rugby italiano dobbiamo focalizzarci sulle opportunità che ci possono essere qui in Italia.”

 

Quindi basta lamentarsi e iniziare sviluppare le qualità del nostro rugby?

“Esatto. Manca più la mentalità positiva rispetto al gioco. In questi 12 mesi ho potuto vedere  giovani italiani con ottime skills, con grandi abilità fisiche, forse anche meglio dei pari età inglesi perché qui i giovani sono più motivati.”

“Secondo me non è un problema dei giocatori o dei settori giovanili ma è più un problema dirigenziale, organizzativo e tecnico a livello seniores.”

“Il rugby italiano non potrà crescere mai finché non si smette di cercare scuse o alibi”.

 

Ma quali sono le nostre qualità?

“In Italia c’è un clima fantastico per giocare a rugby, migliore di quello che troviamo in Inghilterra. Qui non c’è il problema della pioggia come oltre la Manica e in base a questo clima mi chiedo perché in Italia si cerca di sviluppare un gioco più fisico che tecnico.”

“In Italia non c’è il problema dell’obesità come in UK - continua Scott - semplicemente perché la cucina italiana è migliore di quella britannica. Inoltre il sistema scolastico italiano da molte più possibilità di giocare a rugby rispetto a quelle offerte ai giovani in Inghilterra.”

 

Davvero? In Italia ci si lamenta delle sole due ore settimanali di educazione fisica.

“In Inghilterra si gioca a rugby praticamente solo nelle scuole private. Solo una minima parte delle scuole pubbliche praticano rugby negli orari di lezione.”

 

In una precedente intervista ci raccontavi che anche a livello giovanile in Italia si dovrebbe cambiare qualcosa.

“Un grosso problema è il fatto che in tutte le categorie giovanili, soprattutto per i bambini, c’è un trofeo da vincere. Gli allenatori preparano il gioco per vincere la coppa del mese e non preparano i ragazzi a crescere per il futuro, in un percorso da qui ai prossimi 5 anni. Danno semplicemente la palla al più grosso così fanno meta e vincono. Ma quando passato il periodo pre adolescenziale i fisici saranno molto simili allora non basterà più dare la palla al più grosso di turno. Bisogna necessariamente sviluppare altre abilità.”

“Oggi i giocatori arrivano al rugby seniores preparati a giocare le partite di 5 anni fa….” conclude Nick Scott.

 

 

 

Scopri la nuova liena di palloni RM

Aldo Nalli  14 giorni fa

Molto, molto interessanti le sue parole. Il brutto è che è vero che manca poco per fare il salto, ma allo stesso tempo chi mai sarà in grado di cambiare la mentalità italiana???? Non la vedo semplice....

Ettore Adriano  14 giorni fa

Noi italiani siamo storicamente un popolo di lamentosi e polemici, che se solo risparmiassimo metà del tempo speso a chiacchierare per agire e migliorare le cose saremmo a un buonissimo punto rispetto ad ora. Forse la ricetta è proprio questa, lavorare sodo nella direzione giusta, semplice no? forse troppo

notizie correlate

Riccardo Pavan allenatore del Montebelluna Rugby

Riccardo Pavan allenatore del Montebelluna Rugby

Pavan e Pavanello nello staff per tentare la scalata
Italia: Rob Howley il nuovo allenatore?

Italia: Rob Howley il nuovo allenatore?

Il nuovo staff tecnico dell’Italrugby dal 2020
La squadra Rugbymeet Academy 2019

La squadra Rugbymeet Academy 2019

Paul Griffen, Carlo Festuccia e Umberto Casellato i coach delle Rugbymeet Academy
Dimissioni del coach d'attacco degli Springboks

Dimissioni del coach d'attacco degli Springboks

Swys de Bruin ha lasciato l'incarico ad un mese dalla Rugby World Cup
Alessandro Troncon si racconta “il rugby giocato è come una droga”

Alessandro Troncon si racconta “il rugby giocato è come una droga”

L’intervista all’ex capitano azzurro oggi allenatore dei 3/4 delle Zebre Rugby
Roberto Mandelli allenatore del Rugby Franciacorta

Roberto Mandelli allenatore del Rugby Franciacorta

L’ex terza linea della Nazionale torna all’ovile
Top12, tutti i risultati delle amichevoli pre stagionali

Top12, tutti i risultati delle amichevoli pre stagionali

Vittoria per I Medicei sul Viadana, storico successo del Colorno contro Calvisano
Parma prima città italiana per il Rugby

Parma prima città italiana per il Rugby

La classifica delle città del rugby 2019

ultime notizie di Nazionale

notizie più cliccate di Nazionale