2 mesi fa 26/07/2019 01:18

Sogni e realtà di Marco Zanon, l’ultimo debuttante in Azzurro

I giovani salveranno il nostro rugby?

Ormai è chiaro, Kieran Crowley pare abbia le capacità di gestione di un gruppo di lavoro pari a quelle di Adriano Olivetti e la Ghirada è ormai assimilabile al complesso che ha reso Ivrea un esempio illuminato di successo all’italiana. Così almeno sembra quando si chiede un giudizio sull’head coach ai trevigiani, siano essi allenatori, fisioterapisti o giocatori. Recitano tutti a memoria le stesse quattro o cinque frasi, meccanicamente. Non fa eccezione l’intervistato del mese, Marzo Zanon, che trasuda emozione a pronunciarsi sull’uomo della provvidenza, l’Osho di Taranaki: “Ogni scelta che prende, ogni cosa che dice è logica, cristallina. È una persona che ha un’incredibile capacità di intendere il rugby, in campo e fuori”.

Articolo pubblicato su Allrugby numero 136

Di Federico Meda

Si scherza, si sdrammatizza, perché i playoff sono lì a portata di mano ma questo numero di Allrugby è andato in stampa prima dell’ultima partita, quindi è bene porre i riflettori non tanto sull’esito finale del PRO14 ma su tutto quello che è successo da settembre in poi. Lo facciamo attraverso gli occhi di un giovane brillante la cui stagione ha stupito i più nonostante sia da anni un osservato speciale: “È impossibile quantificare la gioia che provo in questo periodo. Ho coronato i sogni di quando ero bambino, quando accarezzavo l’idea di arrivare a giocare in Nazionale”.

Da giovane partivano diverse macchine da Bassano in direzione Treviso. A bordo i fratelli Zanon ma anche gli altri compagni di squadra. Di lì a qualche anno il salto di categoria con le trasferte al Flaminio per il Sei Nazioni, impreziosite dalla magnifica vittoria contro il Galles nel 2007. L’esperienza indimenticabile è datata 2009, vedere gli All Blacks in un San Siro stracolmo. Sono queste le vere milestones di Marco Zanon, un ventunenne che non ha idoli (ovali) da venerare, né allenatori da ringraziare (“quando ne hai 3-4 a settimana dall’età di 16 anni è difficile fare un nome solo”) e che ha sposato il rugby perché “sport completo, oltre gli 80 minuti, sia a livello di preparazione che di ambiente”. Una vita totalizzante che si è scelto grazie all’impegno e ai sacrifici, ai continui cambiamenti: ha iniziato in U11 a Bassano, poi è passato alle giovanili Benetton, poi diritto all’Accademia, quindi Mogliano, di nuovo biancoverde ma in qualità di permit player, infine il contratto a partire dalla scorsa estate. Un po’ sballottato ma felice, anche perché ora si ritrova con gente con cui è cresciuto e ha dato l’anima nelle nazionali giovanili: “Rizzi, Sperandio, Riccioni, Makelara, Pettinelli, con loro c’è un’alchimia per forza di cose speciale e nel gioco di squadra si vede. Noi abbiamo un gioco molto strutturato ma quando sei alla trentesima fase è difficile che tutti i compagni di squadra siano sulla “stessa pagina di rugby”. Lì viene fuori la tecnica, lo spettacolo e la strada percorsa insieme diventa importantissima”. L’azzurro 686, fratello di Nicola, trequarti del Verona, ancora non crede alla stagione che sta vivendo, iniziata senza troppe aspettative, vista la profondità della rosa (al Benetton sono in 46) e la concorrenza nel ruolo: “Non mi sarei mai aspettato di giocare così tanto ma la cosa più positiva è aver dimostrato di essere di questo livello”.

Il percorso per Marco è stato graduale, lo staff lo ha messo in condizione di esprimersi al meglio, soprattutto a livello mentale: “Lavoriamo tanto su questo aspetto, per diffondere una mentalità vincente. È quella che ti permette di essere acceso fin dal primo minuto, dando qualcosa di più”. Treviso è squadra giovane ma con giocatori di riferimento e grande esperienza in tutti i ruoli in cui ognuno deve dare e avere: “Alberto Sgarbi ne ha da insegnarmi”, spiega Marco, “io però da esordiente devo portare l’energia della mia giovinezza, dobbiamo mettere tutti qualcosa nel piatto. Quello che mi ha aiutato di più è stata la fiducia immediata da parte dei compagni, mi ha gratificato molto e mi ha regalato la voglia di mettere il 100% in ogni cosa per ricambiare il gruppo”. Un gruppo che, vada come vada, ha disputato la migliore stagione di sempre in Celtic League e che ha diverse partite speciali sulle spalle. Zanon cita subito l’impresa in casa contro gliHarlequins in Challenge e la vittoria con Glasgow ma il vero risultato sono due consapevolezze. La prima suona ormai banale da quanto l’abbiamo sentita ripetere ma ha richiesto anni di lavoro: Treviso può giocarsela con chiunque e su qualsiasi campo. La seconda, fondamentale per confermarsi, è che non si molla mai, anche quando il parziale potrebbe far pensare il contrario. Il Pro14, mai come quest’anno, ha brillato per imprevedibilità con comebacks davvero curiosi (citiamo solo le Zebre capaci di risalire da 0-21 a 26-24 in settembre al Lanfranchi ma anche Edimburgo in casa degli Scarlets poche settimane fa: da 12-0 a 12-20) in cui gli ultimi venti minuti di gioco hanno un peso specifico non indifferente: “Arrivare al 72’, sotto o sopra di due punti, con un calcio di punizione a favore sono situazioni cui devi essere preparato a gestire. Quest’anno siamo riusciti ad allenare davvero anche questa tenuta fisica e mentale nel punto a punto”. I giocatori sono preparati a dovere sugli avversari ma mai schiacciati dal confronto, sono concentrati su loro stessi: “Sono aggressivo sull’uno contro uno e da lì parte tutto il mio gioco. Mi piace il combattimento. Anche in difesa, dove cerco di essere dominante sull’avversario in ogni impatto”.

Zanon di tempo libero ne ha poco, l’80% per cento della sua vita è dedicata al rugby e “il 20% rimanente a recuperare in funzione del rugby”. Ci ride su perché ha un buon carattere, lui che “non ho un hobby preciso”, che è appassionato di macchine, di fumetti e film della Marvel, lui che si è diplomato ragioniere e che ora si è fermato “ma una laurea mi piacerebbe prenderla”, lui che di soprannome fa “Skiantos” perché fa a sportellate volentieri ma anche “Groot”, supereroe a stelle e strisce. “Il compare di “Groot” – che è poi una crasi al contrario tra root, radice e grow, crescita - è “Rocket”, nickname di Antonio Rizzi. Sono una coppia di super personaggi che salvano il mondo”. Ci auguriamo anche il nostro rugby.

 

Foto Alfio Guarise

 

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