2 anni fa 15/05/2017 15:33

Rugby League: sviluppo e crescita del movimento in Italia

Intervista a Tiziano Franchini, vice-presidente della Federazione Italiana Rugby League

Due settimane fa ho parlato della nazionale italiana rugby league in un articolo in cui facevo riferimento alla doppia cittadinanza (per lo più italo-australiani) della maggior parte dei giocatori che compongono la rosa azzurra. In seguito ad un contatto con la FIRL (Federazione Italiana Rugby League) siamo riusciti ad avere maggiori informazioni sullo sviluppo del rugby a XIII in Italia. A parlare è stato Tiziano Franchini, vicepresidente della FIRL, ex giocatore di union e league, con un passato al CUS Padova, al Rovigo oltre che ad un’esperienza nel campionato francese. Tredicista dal 1995, ha praticato questa variante sia in Italia che in Francia, prima di entrare nel quadro dirigenziale della Federazione.
 

Qual è la situazione attuale del rugby league in Italia, considerando che questa disciplina è molto giovane nel nostro Paese, e qual è il modello di crescita perseguito.

“La situazione è florida. I numeri sono in crescita. La FIRL vive solamente su contributi privati e con i contributi delle Federazioni Internazionali, ma nonostante le poche risorse a disposizione stiamo propagandando, diffondendo e sviluppando questo indipendente codice rugbystico in Italia con ottimi risultati.”

“Abbiamo iniziato con squadre seniores, ora possiamo contare sia sul movimento seniores maschile, su quello femminile, quello juniores (under 19), che di progetti scuole che stiamo realizzando sul territorio. In effetti siamo giovani, però il rugby League nel panorama sportivo italiano non è disciplina sconosciuta, visto che dal 1949 ai primi anni ’60 lo sport si era sviluppato molto contando sia su un campionato di Serie A che di Serie B, poi morto per motivi politici e per la mancanza del riconoscimento da parte del CONI.”

“Il nostro modello di crescita è strutturato in questo momento sulla propaganda e sulla diffusione. Vogliamo coinvolgere più giocatori possibili, vogliamo formare in modo adeguato i neo allenatori, e gli ufficiali di gara coinvolti con le nostre attività.”

“Il nostro messaggio è rivolto a tutti i giocatori, che amano placcare, amano il contatto fisico, amano giocare il pallone e non adorano le fasi statiche.”

“Da quest’anno abbiamo iniziato a monitorare in maniera accurata gli atleti di interesse nazionale e di fornire loro programmi di allenamento sia tecnici che fisici per migliorare il singolo atleta. Lo sport di per sé è molto semplice e intuitivo, non essendoci contesa del pallone ogni squadra o attacca o difende, perciò bisogna curare i dettagli ed è con questo obiettivo che i nostri tecnici lavorano per far migliorare il nostro movimento.”

Perché in Italia abbiamo due federazioni di rugby XIII? La Federazione Italiana Rugby League, riconosciuta a livello internazionale dalla Rugby League International Federation, e la Lega Italiana Rugby Football League, che gode del riconoscimento (assurdo!) della FIR e del CONI.

“Personalmente posso solo esporre quello che noi rappresentiamo, ossia un movimento ufficiale, riconosciuto dagli enti internazionali ufficiali che gestiscono lo sport a livello mondiale (Rugby League International Federation e Rugby League European Federation), di cui siamo Full Member. (in una dichiarazione del 12 settembre 2013 la Rugby League European Federation riconosce che “la FIRL è il solo organo legalmente competente a governare lo sport del rugby league in Italia” aggiungendo che “nessun altro organo è riconosciuto, verificato o approvato e qualsiasi altra dichiarazione del contrario deve essere ignorata”, ndr)

“Questo riconoscimento, ci dà anche la possibilità di essere supervisionati, di essere formati e di essere inseriti in un contesto di ufficialità. Le partite che la F.I.R.L. normalmente gioca sono ufficiali, sono riconosciute come partite di rugby League internazionale, danno ai giocatori il riconoscimento dei “cap”, e rimangono negli annali del rugby League mondiale. Ovviamente la Lega non può godere di questa peculiarità in quanto è un’organizzazione illegittima e non monitorata.”  

“Sinceramente non so come la disciplina del rugby League venga diffusa dalla Lega, in quanto non risulta agli organismi internazionali che abbiano personale qualificato per poter gestire il rugby a 13 nella maniera corretta e riconosciuta.”

“Successivamente il riconoscimento da parte della FIR, ha sollevato grosse problematiche tra World Rugby e Rugby League International Federation, perché i due codici sportivi (rugby League e rugby Union) sono indipendenti e non tollerano ingerenze reciproche. Varie intimazioni sono state fatte alla FIR di ritornare nei propri passi ma sono state completamente disattese. Per quanto riguarda il riconoscimento CONI da parte della Lega, non ho capito quale sia il suo fondamento visto che, la sezione del CONI che riconosce le discipline sportive, non menziona il rugby league tra gli sport riconosciuti (in base a quanto riporta la delibera n.1568 del Consiglio nazionale del CONI del 14 febbraio 2017, ndr). Spero che la lega non sia convinta di avere un riconoscimento indiretto tramite la FIR (in quanto quest’ultima è riconosciuta dal CONI, ndr)”

Quali sono i rapporti tra FIRL e FIR?

“L’ultimo contatto FIR e FIRL risale al novembre 2011 quando i presidenti delle rispettive realtà sportive si sono incontrati a Torino per discutere di possibili e ampie cooperazioni. Successivamente non c’è stato alcun contatto, visto anche il riconoscimento da parte della FIR della Lega.”

In vista della prossima Rugby League World Cup 2017 la nazionale italiana, e in generale il rugby XIII, avranno maggiore visibilità mediatica nel nostro Paese?

“Il rugby League italiano ufficiale ha sempre goduto di un’ampia visibilità all’estero, visto che in Italia gli “sport minori” riescono ad avere un riscontro solamente se fanno risultato(come aveva già detto il nostro Cacho Mastrocola, ndr.). Durante la Coppa del Mondo del 2013 la visibilità è stata ampia, anche la Gazzetta dello Sport ha parlato di noi visti i risultati ottenuti. La nostra sezione media sta lavorando per ottenere la maggior visibilità possibile durante la Rugby League World Cup 2017. Ovviamente sarà la società che detiene i diritti televisivi per la Coppa del Mondo che dovrà fornire le dirette Tv all’emittente televisivo italiano interessato a coprire l’evento. Quello che faremo noi in ogni caso sarà quello di trasmettere in diretta streaming tutte le partite delle nazionali italiane (senior, emerging, femminile e junior).”

Quali sono gli obiettivi della Federazione nel breve e lungo termine?

“Il nostro obiettivo principale è quello di coinvolgere più praticanti possibili nella disciplina del rugby a XIII. Consolidare il campionato italiano in tutte le sue categorie, iniziare a lavorare con le scuole per costituire dei club solidi e attivi nel territorio.”

“Ovviamente non vogliamo solamente creare numero ma anche qualità supportare i club con formazione sia tecnica che dirigenziale per aumentare la qualità del movimento. Come ho accennato prima, i dettagli devono essere curati, perciò la FIRL vuole curare ogni singolo aspetto del movimento del rugby League partendo dalle realtà territoriali (club).”

Beh, che dire signor Franchini, la ringraziamo per la sua disponibilità e per averci chiarito molte cose sul rugby league nel nostro paese. Non resta che fare un in bocca al lupo alla nostra nazionale in vista della prossima Rugby League World Cup e a tutto il movimento italiano!  

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