2 anni fa 23/01/2017 11:09

La storia di Matteo e della sua prima meta

Matteo è il primo giocatore con disabilità cognitive ammesso a una gara ufficiale

La meta di Matteo batte ogni pregiudizio

Matteo è un ragazzo con disabilità cognitive che si allenava da tempo ma non aveva ancora potuto giocare una partita ufficiale di rugby. Questo fino a sabato, quando proprio nel giorno del suo esordio in campo a Goricizza di Codroipo (Udine) segna la sua prima meta nella sua prima partita!

Matteo ha 15 anni, originario di Udine, ed è il primo giocatore in Friuli con disabilità cognitive a essere stato ammesso dalla Federazione Italiana Rugby a partecipare a una gara ufficiale nella categoria Under 14.

Matteo indossa i colori della Over Bug Line con la maglia numero 158. La sfida è all’Azzano Decimo, gara ufficiale del campionato Under 14.

Passano pochi minuti dal fischio iniziale, Matteo riceve un passaggio da un compagno e corre con l’ovale tra le mani, supera gli avversari e fa meta. Tutti applaudono, tutti esultano. “Ne vogliamo un’altra, ne vogliamo un’altra” gli gridano i compagni abbracciandolo stretto. Esulta il suo allenatore Riccardo Sironi (foto) alzando le braccia al cielo. Queste le sue parole:

“Sono più di 20anni che alleno ragazzi, le emozioni che loro riescono a trasmettermi mi danno la forza di andare avanti. Matteo è un ragazzo con disabilità intellettive, ha avuto l'autorizzazione eccellente per giocare con l'Under 14 (lui sarebbe un U16) dell'OverBugLine - Rugby Codroipo. Calcio d'inizio squadra avversaria, un compagno prende la palla e avanza superando 2 avversari, viene placcato dal terzo e trova Matteo in sostegno che elude 2 avversari e segna la prima meta dell'incontro in mezzo ai pali. 
Emozioni allo stato puro!!! Amo questo sport!!!”

Roberto, papà di Matteo da il Messaggero Veneto: “Non è facile all’inizio quando scopri che cosa ha tuo figlio. Istintivamente, la prima cosa che ti viene da fare è quella di chiuderti dentro casa e non vedere nessuno.
Preferisci startene dentro al tuo guscio che uscire perché lì ti senti protetto e non devi fare i conti con gli sguardi della gente o delle persone che non sanno ma ti giudicano. Perché anche andare a mangiare una pizza può diventare qualcosa di troppo difficile. Ben presto, però, abbiamo capito che se continuavamo così tutto sarebbe finito e che la nostra famiglia sarebbe implosa. E non lo potevamo permettere. Così abbiamo iniziato a uscire, aiutati anche da varie associazioni, perché sapevamo che quella era l’unica strada giusta da percorrere”.

A fine primo tempo c’è l’abbraccio con il suo allenatore “Vorrei fare un’altra meta” dice Matteo.

La meta di Matteo batte ogni pregiudizio.

 

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