1 anno fa 21/06/2017 10:33

Beppe Artuso su scudetto U18 e possibile campionato U20

Intervista all’allenatore del Petrarca campione d’Italia Under 18

Giuseppe “Beppe” Artuso ha condotto l’under 18 del Petrarca alla conquista del titolo italiano di categoria, riportando nella bacheca del centro sportivo intitolato a Memo Geremia un trofeo che mancava da molte stagioni. Al suo fianco Rocco Nardo, ex compagno di squadra e indimenticato estremo del Petrarca degli scudetti firmati Vittorio Munari.

  • Contento?
    Molto. Del successo e di come è stato costruito e vissuto dai ragazzi. Mi riferisco all’intero anno di lavoro.
  • Un titolo arrivato al termine di una finale tiratissima ed estremamente equilibrata (8-5 sulla Capitolina Roma sul neutro di Prato), forse non bellissima…
    Contro una formazione che arrivava per la terza volta consecutiva alla sfida decisiva della stagione forte di ottime individualità e di una collaudata organizzazione di gioco. Abbiamo vinto meritatamente, risultando superiori per possesso e occupazione, difendendo molto bene e placcando con una continuità e una regolarità che raramente si vedono a questi livelli di età. Purtroppo abbiamo sprecato almeno tre occasioni limpide oltre la difesa, buttando letteralmente via la palla e consentendo ai nostri avversari di salvarsi. Una meta, mi dicono i ragazzi, l’avevamo anche segnata ma l’arbitro non ce l’ha concessa. Arbitro, tengo a sottolineare, che ha diretto in maniera perfetta la gara e sull’operato del quale non mi sento di avanzare alcuna riserva. 
  • Partita corretta ma molto nervosa…
    Come era lecito e scontato prevedere. Noi abbiamo sicuramente pagato l’impatto psicologico dell’evento, l’importanza della partita, i titoli di merito e il rango dei nostri avversari. Non ci siamo espressi sui nostri abituali livelli di rendimento. Se l’avessimo fatto avremmo chiuso i conti molto prima, già nel prima parte della gara. Abbiamo commesso errori che nel corso dell’intero campionato avrò visto commettere non più di due o tre volte, ma che nella partita più importante dell’anno sono stati in numero davvero troppo elevato. Penso a tutte quelle rimesse laterali pasticciate o perse. Giocare anche contro le proprie paure non è facile. Aver vinto anche senza brillare è un titolo di merito. Una lezione salutare in tema di maturità da acquisire.
  • A proposito di annata, che campionato è stato?
    Direi di un livello complessivamente molto buono. Nella prima fase abbiamo incontrato squadre come Rovigo, Benetton e Mogliano che ci hanno dato battaglia e che si sono espresse su ottimi livelli per qualità di gioco e intensità. Nel raggruppamento finale ho visto un Asr Milano molto dotato e ben disposto al gioco, contro cui abbiamo perso l’ultima partita.
  • È favorevole o contrario all’istituzione di un campionato u20 di club?
    Al 100 per cento favorevole, lo sostengo da anni. I ragazzi che escono da Centri di formazione e che non prendono la strada dell’Accademia dovrebbero avere un campionato loro dedicato dove poter completare percorso di formazione.
  • Un campionato u20  con quale formula?
    Penso a un campionato dell’obbligo che imponga alle formazioni di Eccellenza di avere una loro rappresentativa u20 che giochi con i pari età delle altre partecipanti al campionato. In pratica un’Eccellenza parallela riservata ai giovani prospetti, a 10 o 12 squadre, stessa formula, stesso calendario. Si gioca in orari diversi rispetto alla prima squadra, le prime 4 della stagione regolare accedono ai play off, doppie semifinali  e finale in casa della meglio classificata.
  • E se un club non fosse in grado di schierare una sua u20?
    Si da da fare per allestirla. Altrimenti non fa l’Eccellenza.
  • Del gruppo del Petrarca u18 campione d’Italia, quanti passeranno in prima squadra nella stagione 2017-2018?
    In base a quanto ho visto, direi che un paio sono già pronti per l’Eccellenza. Dietro a loro c’è un gruppetto di 12 elementi che troveranno spazio nella squadra Cadetta in serie A. La serie A potrebbe diventare il vero campionato di formazione per il rugby di club.

 

Foto Elena Barbini

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