29 giorni fa 15/11/2018 10:00

Ugo Gori: ritornare più forti di prima

Intervista esclusiva al mediano di Benetton e Italia Edoardo Gori

In un momento in cui la profondità nel ruolo di mediano di mischia della Nazionale si è improvvisamente ridotta all’osso, il mio pensiero è andato a un giocatore che alla Nazionale ha dato tanto e potrebbe probabilmente ancora dare tanto. Sto parlando di Edoardo “Ugo” Gori. Dopo un periodo complicato sta ora cercando di riguadagnare minuti a Treviso per poter di nuovo ambire alla maglia azzurra e guadagnarsi magari, tra qualche anno, un finale di carriera da sogno come quello del suo ex compagno di stanza Andrea Lo Cicero.

Ripartiamo dall’inizio, dal tuo esordio. Sei arrivato in Nazionale molto velocemente, dai Cavalieri di Prato all’under20, attraversando infortuni e grandi cambiamenti.

Quando Nick Mallett mi ha chiamato per la prima tournee ero in una situazione strana. Avevo giocato con i Cavalieri, ero già stato capitano dell’Under 20, ma venivo da un grosso infortunio alla spalla e non avevo ancora giocato con la Benetton che mi aveva appena ingaggiato. E’ stato bellissimo, ma strano e mi sono trovato un po’ in difficoltà, anche perché nella Benetton c’erano giocatori che stavano giocando e bene. Mi sono sentito come se fossi stato buttato lì un po’ per caso, anche se avevo già fatto un percorso lungo tra Accademie, Cavalieri e Under20. Però ripeto, venivo da infortuni grossi, prima il ginocchio e poi la spalla. Nella tournee fui chiamato come terzo mediano di mischia, infatti nella prima partita a Verona ero in tribuna. Poi ricordo che alla fine del match vennero Nick e Troncon per dirmi: “Guarda, la prossima giocherai te”. In quel periodo le cose non andavano molto bene e probabilmente vollero provare qualcosa di nuovo. E’ successo anche ad altri ragazzi con poca esperienza di essere buttati lì, io ho avuto la fortuna di giocare abbastanza bene e di guadagnarmi altre opportunità per giocare ancora.”

Cosa intendi quando dici che sei stato “buttato lì”?

Sai avevo vent’anni, giocare in Nazionale è sempre stato il mio sogno, ma ero molto molto giovane, non mi sentivo così pronto per disputare partite del genere. Poi quando sei in campo c’è la passione e le emozioni che ti fanno andare oltre, ti fanno dare qualcosa di più, però ricordo che quella settimana prima dell’esordio ero molto, molto nervoso.”

In quel periodo si leggeva che eri diventato stabilmente compagno di camera di Andrea Lo Cicero. In che modo ti ha aiutato essere vicino a un giocatore con l’esperienza e la personalità del Barone?

Andrea è un grande, è sempre stato tra i miei idoli e mi ha sempre trattato come se fossi suo nipote, mi ha sempre dato attenzioni, aiutato quando ero più nervoso con tanti consigli. Lo ringrazierò sempre per questo. Arrivi lì, ti trovi in mezzo ai tuoi idoli e non sai come comportarti e lui mi ha messo subito a mio agio, è stato di grande aiuto.”

“Qualche aneddoto che si possa raccontare? Beh, mi ricordo che in uno dei primi pre partita mi vide uscire dalla camera molto nervoso, mi portò in bagno, mi fece sciacquare la faccia con l’acqua fredda e mi disse: “Guarda che se sei qui c’è un motivo”. Mi fu di conforto e quella fu una grande, grande spinta per me.”

Nel 2013 il Barone si ritira dopo un grande 6 Nazioni dell’Italia, alla fine di una storica vittoria con l’Irlanda. Con il suo ritiro si è rotto qualcosa nello spogliatoio della Nazionale? I due anni successivi sono stati molto complicati.

No, ci sono stati problemi che si sono concatenati tra franchigie e Nazionale, ma non direi che si sia rotto qualcosa a livello di spogliatoio.”

Raccontaci qualcosa invece del periodo che stai vivendo adesso. Ti vediamo giocare meno nella Benetton e quindi hai anche meno occasioni per riguadagnare un ritorno in Nazionale.

Non è stato un periodo facile, vengo da un infortunio molto grosso e già prima gli spazi si stavano riducendo. Recentemente ho subito tanti infortuni che non mi stanno aiutando, in più ho subito questo strappo molto, molto grosso durante lo scorso 6 Nazioni con la Francia che mi ha tenuto fuori dal campo sette mesi. Più diventi grande, più invecchi, più diventa difficile recuperare da un grande infortunio, perché si accumula con tutti i problemi che già hai. Ginocchio e spalla operati due volte mi danno un po’ fastidio e con questo strappo muscolare non è stato facile ritrovare la forma. Ora però sto bene e sto cercando di ritagliarmi spazio a Treviso per poter tornare in Nazionale. Il mio è un gioco molto fisico, piuttosto che tattico, quindi è normale che faccia un po’ più fatica.”

Come hai risentito invece a livello mentale per questi infortuni? Come dicevi, crescendo cambia il modo in cui affronti le situazioni e magari subentrano preoccupazioni diverse rispetto ai tuoi vent’anni.

Sì, crescendo si pensa di più e magari dai un peso maggiore a certi problemi anche quando non servirebbe. Mentalmente sono molto più duro. Riuscire a rientrare bene dagli infortuni è sempre stato un mio punto di forza, ma stavolta è più stata più dura, proprio perché quando cresci ti fai domande diverse.”

 

 

Foto Elena Barbini

 

 

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