4 mesi fa 22/02/2019 00:39

Callum Braley, la Nazionale e il Top 12, domande e ancora domande

La strada è davvero quella giusta?

In un articolo di commento sui test match di novembre (qui il link), ponevo una raffica di domande sulla mancata competizione all’interno della nostra squadra Nazionale maschile e sul perché, a fronte di alcune dichiarazioni di O’Shea sulla necessità di allargare la rosa, in verità non si stia seguendo quella strada.

Ora arriva l’invito (perché chiamarla convocazione non sta bene) a Callum Braley, carneade inglese che a Gloucester ha giocato quest’anno una media di 34 minuti a partita, quindi è un rincalzo. Con tutto il bene che possiamo sforzarci di volere al venticinquenne d’oltremanica, questo invito non fa che aggiungere domande a domande sugli stessi temi già affrontati e su qualche tema ulteriore.

Perdonerete se alcune di esse sono con tutta evidenza retoriche.

Cosa cambia uno come Braley nella nostra Nazionale, che ha problemi evidenti soprattutto di gestione mentale delle partite?

Siamo davvero sicuri che in Top 12, campionato italiano, non ci siano giocatori che con un po’ di esperienza e preparazione mentale non possano valere un Braley? Ad esempio qualcuno tra i permit players di Zebre e Benetton? Ci siamo dimenticati del caso di Semenzato, che chiamato da Mallett per mancanza di numeri 9 disponibili, nel 2011 giocò un ottimo 6 Nazioni e il Mondiale nonostante avesse appena esordito in Celtic League?

Uno degli obiettivi fondamentali non è poi quello di alzare il livello del nostro campionato italiano? Oppure vogliamo costruire una Nazionale su due squadre (o magari su una e un pezzettino)? E se vogliamo alzare questo livello, perché non “invitare” in Nazionale i giovani più promettenti, dando uno stimolo enorme a tutto il movimento del Top 12, che, ricordiamolo, è fatta in buona parte da ragazzi che vivono di rimborsi spese? Ragazzi cui ogni weekend viene chiesto di rischiare l’osso del collo… Non sarebbero più invogliati a farlo (e a migliorarsi giorno dopo giorno) se dessimo loro da coltivare anche una prospettiva davvero accessibile?

O’Shea ha mai visto una partita di Top 12? Ha mai parlato con Marcato o Presutti?

Domande su domande e una considerazione.

La scelta di Braley ha il sapore della mancata autocritica. O’Shea e il suo staff non sono ancora riusciti a trovare il bandolo della matassa della Nazionale maschile, ma se continuano a cercarlo nei singoli giocatori difficilmente lo troveranno. La Benetton lo dimostra: la soluzione è sempre nella squadra e nei suoi meccanismi di adattamento e correzione. Ogni distrazione rispetto a questo obiettivo ci potrebbe portare ancora più lontano dai risultati.

 

 

Risultati e classifica della 2° giornata di Guinness Sei Nazioni 2019 - clicca sul match per tabellino e statistiche

 

 

 

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Aldo Nalli  4 mesi fa

Considerazioni e "domande retoriche" che danno un ottimo spunto di pensiero. Ma allora dovremmo ripensare a tutti gli "oriundi" che già sono presenti in nazionale, anche perché i più bravi italiani vanno all'estero, citando solo minozzi come ultimo

Matteo Biasio  4 mesi fa

Bel articolo ma considera che non è solo l'Italia che chiama giocatori di formazione non italiana vedi Scozia. Certo non è facile trovare il bandolo della matassa e con questo non voglio scusare lo staff della nazionale maschile visto che queste cose dovevano essere messe a posto 20 anni fa non ora. Adesso ci si sta pensando e questo è già tanto visto l'immobilismo ma vogliamo mettere i dirigenti di club che si oppongono alle convocazioni al rugby 7 oppure i dirigenti o tesserati in generale che continuano a votare per un presidente legato a un sistema di idee vecchie e clientelari. Ecco come dice qualcuno per cambiare il rugby italiano dobbiamo cambiare tutta la filiera altrimenti non se ne viene fuori.

Mattia Brignoli  4 mesi fa

Perdona Matteo e Aldo ma a me pare, pare da ignorante e incompetente che lo Staff tecnico della nazionale italiana sia in totale confusione. La FIR la lascio fuori dal discorso perchè mi pare ormai evidente che sia completamente in stato confusionale ormai da un decennio. Ma il giornalista mi pare, ripeto, mi pare che abbia centrato esattamente il punto. Vi faccio un piccolissimo esempio: Simone Rossi metaman per 3 anni di fila al Petrarca e per 2 anni di fila (2017 e 2018) metaman di tutto il campionato di eccellenza, non è stato mai preso in considerazione. Nessuna telefonata nulla di nulla e non è nè il primo nè l'ultimo giocatore bruciato (ve lo ricordate Odiete?). Per quello quando il giornalista cita Marcato Head Coach Petrarca, trova il sottoscritto estremamente d'accordo. Si parleranno? Ci sono, oltre alle belle parole usate in propaganda presidenziale FIR per infarcirsi la bocca, i fatti? Si vuole far crescere veramente il sistema Top 12? O'Shea e staff fanno realmente scouting in top12? e se si, come viene supportato lo staff da parte della FIR, una volta individuati potenziali nuovi innesti? Quand'è che chiudiamo queste stramaledette accademie e dirotteremo i finanziamenti in formazione per educatori/allenatori (una sorta di Coverciano del rugby?) e top12? Quand'è che proveremo ad avviare un restyling del brend top12 volto a renderlo appetibile per le televisioni e media italiani? Sono domande retoriche, come dice il giornalista, ma fondamentali.

Lorenzo Romoli  4 mesi fa

D'accordo con Nicoletti assolutamente...

Lorenzo Romoli  4 mesi fa

Ho cercato una foto per cambiare quella del mio profilo poi, pensandoci lascio questa perché... Perché quel ragazzo merita come tanti altri e come se ne vedono nel TOP12 che meriterebbero almeno di essere presi in considerazione dal giro della Nazionale, e francamente non so il perché... "Squadra che perde non si cambia"?? Parafrasi ovviamente, ma scontiamo pure tutto quel che vogliamo rispetto agli altri competitors del 6 Nazioni, però credo che date perse le partite della Nazionale, almeno provare ad inserire forze nuove, giovani meritevoli ed entusiasti, forse e dico forse, qualcosa di nuovo potremo sperare di vedere, per alzare la testa...

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