2 mesi fa 24/01/2020 14:45

Prestazione: il pericolo che viene dai Social

Aderite anche voi: niente tecnologia prima dei match!

Nei giorni scorsi è stata pubblicata sul Journal of Sport Science una ricerca di un’equipe universitaria brasiliana in cui si dimostra che l’utilizzo dei videogame e dei social networks prima di una partita porta a un calo significativo della prestazione sportiva complessiva. Le aree colpite dal calo di prestazione sono assolutamente di primo livello: coordinazione, tempi di reazione, capacità decisionale.

Di quanto sia delicato il processo di consumo della tecnologia prima di una partita ne avevo parlato per primo qui, partendo da come la musica e le cuffie siano diventate ormai un’estensione di ogni atleta che si prepari a una prestazione sportiva. Avevo scritto che l’effetto principale della musica alta (in discoteca o con le cuffie cambia poco) è la perdita di contatto con la realtà, cioè la cosiddetta alienazione”: invece di preparare l’atleta alla tensione giusta, la musica potrebbe essere utilizzata semplicemente per non pensare, per rifiutare temporaneamente la tensione preparatoria oppure per accrescerla in modo artificiale oltre il livello ottimale.

In generale ogni tecnologia è un’estensione di noi stessi, perchè ci permette di amplificare le nostre capacità fisiche o mentali. Attenzione però: amplificando quelle capacità, la tecnologia allo stesso tempo le stressa. Videogiochi e social networks aumentano le nostre capacità di reazione e di comunicazione, ma sono realtà immersive in cui letteralmente ci tuffiamo. Avete mai notato la distanza fisica ridottissima che alcuni mettono tra sé e gli apparecchi tecnologici? Il non riuscire a entrare fisicamente dentro le console o il telefono sembra creare ad alcuni una frustrazione inconsapevole. L’effetto di coinvolgimento totale dell’esperienza tecnologica, che come detto ci può aiutare a sviluppare alcune nostre capacità, ha però un evidente effetto collaterale immediato: quando ce ne stacchiamo tutto diventa lento, banale, noioso. Come evidenziato dagli studiosi brasiliani, l’effetto è quello delle sostanze psicotrope: ci abituano a livelli insostenibili di serotonina, dopamina e adrenalina, che sono invece raggiungibili con molta difficoltà nella vita reale fatta di interazioni umane.

Ovviamente questo effetto immediato, se protratto nel tempo, si cronicizza: strumenti che a piccole dosi possono allenarci a essere veloci e interattivi ci rendono più lenti e prevedibili. Anche in questo lo sport dovrebbe essere un campo di sperimentazione di avanguardia per accrescere la consapevolezza su noi stessi e sulla nostra società. Ecco allora una proposta che lancio dalle pagine di Rugbymeet: vogliamo aumentare la prestazione delle nostre squadre di rugby, Nazionali comprese? Che l’uso dei devices tecnologici sia bandito da due a sei ore prima di ogni gara ufficiale, a seconda del livello degli atleti. A chi si lamenterà della noia, potremo presentare l’unica sana alternativa possibile: stare insieme ai propri compagni di squadra e al proprio staff. Si potrà parlare, giocare a carte o a nascondino, si potrà riesumare tutti insieme qualche giornale di enigmistica o fare qualsiasi altra attività primitivamente sociale: lo spirito di squadra non potrà che beneficiarne.

 

 

Foto @NINIEJB

 

 

 

 

 

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