2 anni fa 06/03/2017 18:08

David Corwall il gallese bresciano

“La gloria la conquisti da giovane, perché quando sei grande il tuo compito è un altro e si chiama insegnare”

David Cornwall oggi ne compie 70. Auguri vecchio e (dicono) sempre irascibile pelato! Su Il Giornale di Brescia i colleghi Gianluca Barca e Federico Gervasoni gli dedicano due pezzi molto interessanti. Il primo sotto forma di ritratto, l’altro con la classica intervista. Eccone alcuni stralci:

Lorenzo Bonomi, general manager del rugby Brescia, lo aveva scoperto a Bologna, in una grigia giornata di dicembre del 1971, e subito aveva cercato di convincercelo a trasferirsi in Lombardia: quel giorno i biancazzurri erano stati sconfitti, 7-9, in serie B, da tre calci di punizione di uno sconosciuto gallese destinato in poco tempo a farsi un nome in Italia.

Sconosciuto, in verità, Cornwall era solo da noi, perché in Galles, come giocatore, si era messo in evidenza nel Newport. Nel 1969, una sua meta aveva contribuito a uno storico successo del club sugli Springboks, 11-6. L’Italia impiegherà quasi cinquant’anni a raggiungere un traguardo simile, lo scorso novembre a Firenze.

E nel 1966, Newport aveva pareggiato 3-3 con l’Australia, Cornwall uno dei due gallesi costretti a lasciare il campo per infortunio. All’epoca non esistevano le sostituzioni e pur in 13 la squadra era riuscita a pareggiare con i Wallabies. 

……..

Spiritoso, intrigante, coinvolto in mille affari e con mille conoscenze, Cornwall divenne presto uno degli sportivi più popolari in città, alla pari di altri che godevano di ben più importanti palcoscenici, gli Altobelli, i Beccalossi, per dirne due. A lui del resto piaceva anche giocare a calcio e l’estate spesso per tenersi in forma partecipava ai tornei di calcetto, dove mostrava la stessa voglia agonistica che metteva sui campi ovali.  Sapeva monetizzare il suo talento e spesso gli davano del “mercenario”, ma lui aveva il pregio di riempire le tribune, di far divertire il pubblico e soprattutto vinceva.

David Cornwall compie settant’anni. Quarantacinque li ha trascorsi a Brescia, dove arrivò alla fine dell’estate del 1972. Aveva venticinque anni, ma ne dimostrava assai di più: baffoni spioventi, fino ai lati del mento, e pochi capelli. Per tutti fu subito “il pelato”. 

……..

Straordinario per visione di gioco e precisione dalla piazzola, spettacolare per fiuto della meta e capacità di irridere gli avversari, contro il Petrarca, una volta al Menta, dopo aver bucato la difesa fece segno ai trequarti padovani di corrergli appresso, se ci riuscivano. Il pubblico l’ha amato e lui si è speso parecchio per farsi amare, uomo di mille soluzioni e iniziative, intrattenitore nato, il classico individuo capace di non perdersi mai d’animo. Un gallese “napoletano”. 

L’intervista:

Cosa la portò a Bologna a 24 anni?

Fu David Williams, rugbista gallese nonché mio amico che mi convinse a venire in Italia. Sono sempre stato deciso nelle scelte e sebbene dovetti lasciare il mio Paese, sono soddisfatto di questa scelta.

 

A Brescia è riuscito a consegnare il primo scudetto allo sport bresciano. Quale fu il segreto?

Nessuno, eravamo forti e basta. Anche se devo dire che i ricordi più belli che conservo del periodo a Brescia sono legati all’annata precedente (1973-1974) quando siamo arrivati quarti in campionato, perché in quell’anno abbiamo costruito la base perfetta per poi trionfare la stagione successiva.

20 aprile 1975…

Lo ricordo come se fosse ieri. Certo, se avessimo giocato al “Menta” ci sarebbe stata un’atmosfera diversa, più carica ed entusiasmante. Ti svelo comunque un aneddoto su quel giorno, una volta rientrati da Roma siamo andati a festeggiare “Da Banana” in città, quel ristorante ha dovuto chiudere per una settimana dopo il nostro passaggio.

19 maggio 1985…

Il successo a Cecina con il Condor. A Rovato ero tra i più “anziani” in squadra e ricordo che quell’anno nonostante la promozione in Serie B segnai pochissime mete, preferivo infatti che fossero i “ragazzi” ad andare a schiacciare l’ovale oltre la linea bianca. Sono sempre stato convinto che la gloria la conquisti quando sei giovane, perché quando sei grande il tuo compito è un altro e si chiama insegnare. Un valore? Il rispetto, viene prima di tutto

 

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