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Il primo a dare l’esempio è stato Maxime Mbandà, terza linea delle Zebre e della Nazionale che si è prestato a fare il volontario per la Croce Gialla di Parma. Il rugby non è rimasto a guardare in questo tempo di crisi ed ecco che oggi anche i giocatori del Rugby Viadana, club mantovano di TOP12, si sono resi disponibili come volontari della Croce Verde.

Circa una quindicina di ragazzi della prima squadra rimasti a Viadana hanno dato la loro disponibilità ad aiutare la comunità. Sosterranno la Croce Verde come volontari smistando telefonate al centralino e adoperandosi nel sociale portando spesa e medicinali a casa degli anziani. I dettagli sono in via di definizione - si legge dalla Voce di Mantova - e i giocatori saranno operativi entro pochi giorni.

 

Aiuteranno al centralino nello smistamento delle chiamate e si renderanno utili per portare spesa e medicinali alle persone anziane

 

Descrive la situazione attuale il capitano del Rugby Viadana Andrea Denti: “mi sento un leone in gabbia. Come tutti seguo un programma personalizzato. Tanto corpo libero e strumenti d'emergenza come i sacchi di terra da sollevare. Quando ci è stato comunicato lo stop non nascondo che è stato un sollievo, si era capito che non giocare era la soluzione più logica. Ora attendiamo le disposizioni della Federazione e vedremo le tempistiche”.

 

Tutti i campionati italiani e europei sono in pausa, una sospensione a tempo indeterminato in attesa che l’epidemia del virus Covid-19 venga sensibilmente contenuta. La sensazione però è che il fermo andrà oltre al 3 aprile, la prima data stimata dal decreto governativo e dal CONI.

C’è chi ipotizza una ripresa del campionato a porte chiuse. Non è d’accordo il mediano di mischia Giorgio Bronzini intervistato dalla Voce di Mantova: “le porte chiuse non sono una buona soluzione. Salvaguardano i tifosi ma non i giocatori, in particolare in uno sport di contatto. La paura maggiore è quella di contrarre il virus e contagiare i propri familiari, in particolare quelli anziani. Il futuro? In caso di ripartenza bisognerebbe giocare ogni tre giorni. Non il massimo, in particolare per il rischio infortuni”.

 

 

 

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Foto Martina Sofo

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