7 mesi fa 24/04/2020 00:30

Andrea Trotta: il bilancio del capitano del Petrarca

Un romano capitano del Petrarca è una curiosità che non passa inosservata

Articolo pubblicato su Allrugby numero 145

 

Andrea Trotta è nato a Roma ad agosto del 1994. Cresciuto nella Nuova Rugby Roma ha fatto parte dell’Accademia Federale di Roma, entrando poi in quella di Tirrenia nel 2012. L’anno successivo si è trasferito al Mogliano con la cui maglia ha fatto l’esordio in campionato e in Challenge Cup. Al Petrarca disputa quest’anno la sesta stagione. Con la Nazionale U20 ha disputato il Junior Trophy del 2013 e il Mondiale del 2014. Ha giocato anche con l’Italia Emerging e quella Seven.

 

Il padovano Tito Livio scrisse la storia di Roma e il romano Andrea Trotta, duemila anni dopo, scrive quella di Padova. Vabbè non esageriamo, forse quella di Trotta non è proprio la storia della città del Santo, ma un romano capitano del Petrarca è una curiosità che non passa inosservata. Il Totti di Padova...: “beh, romanista sono romanista - scherza - ma mica gioco col numero 10 anche se mi piacerebbe”, ammette. Venticinque anni, Trotta è alla sesta stagione a Padova dove, nel 2014, arrivò dal Mogliano.

“Nessun problema - dice - nel trasferimento da Roma al Veneto, dalla capitale a una realtà piccola come Mogliano e poi a una come Padova. Mi sono trovato subito bene. E poi amici come Mattia Bellini e Andrea Bettin mi hanno aiutato a inserirmi velocemente nell’ambiente. Essere capitano di una squadra con la storia del Petrarca per me è un onore e uno stimolo”.

E allora parliamo di questo campionato che vi ha visto chiudere il girone di andata al quinto posto, forse un po’ più indietro rispetto alle previsioni.

“Diciamo che quest’anno rispetto alle scorse stagioni c’è molta più competizione, soprattutto nelle partite in cui uno si aspetta di fare il pieno. Noi degli scontri diretti abbiamo perso i due in trasferta (Valorugby e Calvisano, ndr) ma abbiamo vinto in casa con il Rovigo e le FFOO. A fare la differenza sulla nostra classifica sono la sconfitta con il Mogliano, che ha un po’ complicato la nostra prima parte di stagione, e qualche punto di bonus lasciato qua e là. Ma la verità è che in questo campionato non c’è nessuna partita scontata, lo abbiamo visto anche nel match che abbiamo vinto a Colorno, l’ultimo del girone di andata”.

Con il Rovigo avete vinto in campionato e perso la finale di Coppa Italia.
“La finale non la considero perché si è giocata in condizioni che rendono difficile qualunque analisi. La vittoria in campionato invece è stata molto importante. Spero sia stata la svolta della nostra stagione e sono convinto che ce la giocheremo fino in fondo”.

L’anno scorso miglior difesa, ma meno efficaci in attacco: trenta mete in meno del Calvisano, addirittura quaranta meno del Rovigo.
“Infatti quest’estate, e a inizio stagione, abbiamo lavorato molto sui movimenti d’attacco, l’anno scorso ci si concentrava di più sulla difesa. E a ottobre, nelle prime partite, le cose hanno funzionato abbastanza bene in termini offensivi. Poi, con i campi pesanti e il brutto tempo abbiamo dovuto un po’ riadattarci alle condizioni diverse. Non siamo ancora al 100%, ma mi auguro di arrivarci presto. Speriamo prima di fine stagione quando potrebbe essere un po’ tardi”.

Durante l’estate sono partiti molti giocatori, altri ne sono arrivati, avete sofferto un cambiamento troppo radicale?
“Sono andate via persone importanti, abbiamo una mediana completamente nuova, con due giocatori le cui caratteristiche possono integrarsi molto bene: l’esperienza di Alberto Chillon e l’imprevedibilità di Paolo Garbisi. Ma ci vuole tempo, non era facile in sei mesi metabolizzare tutte le novità. Per di più Garbisi, che ha un grandissimo potenziale, è stato via per il tutto periodo del Sei Nazioni”.

E poi avete giocatori, come Cannone e Mancini-Parri che si devono dividere fra voi e il Benetton.
“Anche questo non è facile, devi essere pronto a memorizzare due sistemi di gioco e non è detto che passando da una squadra all’altra uno riesca sempre a esprimere le proprie qualità, anche se il Top12 sulla carta è di un livello inferiore al PRO14. Allenarsi da una parte e giocare da un’altra non aiuta a soddisfare le aspettative che uno ripone su un giocatore. Forse il sistema ha bisogno di qualche correzione”.

Il campionato come sappiamo è stato annullato, ma parliamo delle avversarie. Chi avrebbe potuto vincere? 
“Dal punto di vista delle statistiche e dei risultati, Rovigo è la più forte. Anche senza Menniti-Ippolito contro il Valorugby Diego Antl se l’è cavata molto bene all’apertura. Il Calvisano, viceversa, è rimasto in alto soprattutto grazie al piede di Pescetto. Hanno cambiato molto, ma sono sempre il Calvisano e al dunque non sbagliano mai. Peccato che contro di loro, nel primo tempo, noi non abbiamo praticamente giocato...”.
 

Valorugby e FFOO.
“Il Valorugby è una squadra forte, gioca bene e ha fatto ottimi acquisti, penso a Majstorovic; ha perso Cardiff Vaega ma lo ha sostituito con Latu Vaeno, che pare il suo fratello gemello; “Lucho” Rodriguez lo conosciamo, non so da quante stagioni è a quel livello...L’unico dubbio che ho è sulla profondità della rosa, sarebbe potuto mancargli qualche cosa a fine stagione. Le FFOO se guardiamo la classifica sono lì, non possiamo non prenderle in considerazione. Noi tra campionato e Coppa Italia, a dicembre, le abbiamo battute tre volte nell’arco di tre settimane, in casa e fuori, e questo potrebbe portarmi a sottovalutarle e ad avere un’opinione sbagliata sul loro valore. Però i punti che dovevano fare li hanno fatti, le partite che dovevano vincere le hanno vinte. Insomma sono sicuramente efficaci”.


A livello personale come valuti la prima parte della stagione?
“Sono abbastanza soddisfatto, anche se alla sosta sono arrivato un po’ stanco perché ho giocato tanto”.
Hai 25 anni, hai fatto la trafila delle Nazionali giovanili e delle accademie, hai qualche rimpianto?
“Mi sarebbe piaciuto vedere com’è il livello più alto, ma in sostanza sono contento di quello che ho fatto, lo scudetto del 2018 con il Petrarca, il Mondiale U20 del 2014 in Nuova Zelanda, il Junior World Trophy del 2013, vinto
in Cile battendo in finale il Canada. Una carriera è fatta di bivi, di svolte, forse in una certa occasione avrei potuto una scelta diversa, andare da un’altra parte, magari sarebbe stato diverso, chissà...”
Cosa ti è mancato per arrivare al livello con cui avresti voluto misurarti?
“Negli anni delle giovanili mi dicevano che mi mancavano un po’ di chili, che ero un po’ leggero, a un certo punto ci ho anche creduto. Poi me ne sotto fatto una ragione, sono fatto così e mi va bene”. 

 

 

di Gianluca Barca 

 

 

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