3 anni fa 14/10/2016 16:42

Il Vasari Rugby Arezzo e quel campo non concesso

La difficile situazione di una squadra di rugby senza la gestione del suo impianto

Oggi vi portiamo a conoscenza della difficile situazione del rugby ad Arezzo. Il Vasari Rugby Arezzo, la squadra storica della città di Arezzo con oltre 300 tesserati e con la prima quadra che milita in Serie B, in questo momento non ha una casa, non ha una club house, non ha spogliatoi ma soprattutto non ha un campo di gioco per allenamenti e partite.  

Il problema è ovviamente burocratico: il comune non ha più concesso la gestione dell’impianto sportivo E. Arrigucci al Vasari Rugby Arezzo perché il presidente della società non ha la fedina penale pulita a causa di una “ragazzata” successa 25 anni fa.
La gestione è stata poi affidata ai secondi contendenti nella gara di appalto, la società Arezzo RFC che però non ha un numero di tesserati abbastanza alto e si è unita (per quanto riguarda le giovanili) a due società umbre: Rugby Città di Castello e il Rugby Gubbio formando una nuova franchigia chiamata Centauri. 

Il Vasari Rugby Arezzo è quindi costretto ad appoggiarsi a delle società calcistiche per gli allenamenti di giovanili e prima squadra durante la settimana, mentre alla domenica è costretto a pagare l’affitto dell’impianto per disputare le partite in “casa”.
Una situazione difficile per giocatori e famiglie soprattuto ora che ci avviciniamo all’inverno. Speriamo solamente che la questione si risolva e il Vasari Rugby Arezzo torni a giocare in quella che per anni è stata la sua casa. 

 

Parte del comunicato stampa del Vasari Rugby Arezzo:

“Non siamo il calcio ma probabilmente il Vasari Rugby è il primo gruppo sportivo di Arezzo sia come impegno sportivo, avendo tutto il settore giovanile ed una prima squadra in serie B (da 14 anni), sia come numero di atleti, che quest’anno raggiungeranno gli oltre 300 praticanti. E oggi sopravvive proprio grazie al calcio che ha ospitato e ospita gli allenamenti del Vasari Rugby, inizialmente l’Arezzo Football Academy, ora il Petrarca Calcio e la Tuscar.
Il Gruppo Vasari desidera solo una casa per i propri atleti per continuare a svolgere la propria attività sportiva e a lavorare in favore del territorio. Non vuole altro. Ed è anche disponibile, sapendo che questo comporterebbe ulteriori sacrifici economici, a valutare il “sostegno” di chi potesse mettere a disposizione, nella città di Arezzo, un terreno dove eventualmente costruire una nuova casa qualora la situazione rimanesse quella attuale.
Il gruppo dirigente attuale, come del resto si evince da questo stesso comunicato, sta lavorando e continuerà a lavorare perché si giunga ad una soluzione che restituisca al Vasari Rugby la collocazione che merita nel panorama sportivo aretino e toscano.”

 

Le parole dell’allenatore del Vasari Rugby Arezzo Nicola Mazzuccato, ex giocatore di Benetton e Calvisano con 39 caps in nazionale maggiore: 

“In molti mi chiedono: “Perché non avete un campo?”; io sinceramente non sono mai stato in grado di rispondere a questa domanda, non so esattamente perché non abbiamo un campo, non so perché con quasi 300 tesserati nessuno possa fare nulla per far tornare il Vasari a casa, ho scritto CASA perché il Vasari Rugby è nato e cresciuto in via Dell’Acropoli nell’impianto sportivo E. Arrigucci, è una situazione paradossale. 

Gli allenamenti sono iniziati e continuano ad essere svolti grazie ad una collaborazione con due società di calcio nell’impianto sportivo che hanno in gestione al Villaggio Dante, abbiamo lo spazio limitato, alcune volte difficoltà con gli spogliatoi ma grazie al buon senso, il rispetto e la collaborazione tra le società sportive portiamo avanti la nostra attività tutti i giorni; il paradosso è che nonostante le difficoltà continuano ad arrivare bimbi in prova e nuovi iscritti; il paradosso è che c’è un impianto ad Arezzo con due campi regolari e un terzo parziale, forniti di impianto di illuminazione che non viene sfruttato, con tutti i problemi di impiantistica che abbiamo in Italia per il rugby questo mi sembra uno spreco enorme; il paradosso è che ci si riempie la bocca con i valori del nostro sport ma poi si fa tutto l’opposto; il paradosso è che nessuno fa niente.
Il mio è un piccolo sfogo, adoro il Rugby, ma sempre più spesso vedo delle situazioni che con il Rugby non hanno niente a che fare, per me i protagonisti di questo sport sono e saranno sempre i bimbi e i ragazzi che lo praticano e la responsabilità di noi adulti è quella di impegnarci per fornire a tutti i loro la possibilità di praticare questo sport nelle condizioni migliori.”

 

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