5 mesi fa 21/10/2019 15:35

Marco Riccioni sul mondiale giapponese e su quell’infortunio con il Sudafrica

“Con gli Springboks è successo tutto quello che non doveva succedere”

Marco Riccioni, azzurro numero 687, 6 caps in Nazionale maggiore di cui 3 maturati alla Rugby World Cup appena conclusa. Originario di Teramo, il pilone destro classe ’97 ha appena compiuto 22 anni.

Marco Riccioni (1,87 x 126 kg) è esploso tra i nomi importanti del rugby italiano dopo due stagioni a Calvisano, in giallo nero vanta, appena 20enne, la vittoria dello scudetto 2017 giocando quasi tutte le partite dal primo minuto, niente male per un giovane nel ruolo specifico del pilone destro, una posizione che solitamente richiede diversi anni di maturazione.

Nell’estate 2017 il passaggio al Benetton Rugby che è però coinciso con un calvario durato circa un anno. Prima la rottura del menisco, e poi, rientrato dopo appena tre settimane dall’operazione, il grosso problema al collo.

“Ho accusato un pò il periodo dell’infortunio, ma lo staff del Benetton mi ha rimesso in piedi pronto per il Pro14.”

Tornando indietro avresti scelto ugualmente il salto di categoria?
“Sì, assolutamente, avevo bisogno di nuovi stimoli”.

Marco ha risposto alle domande di Rugbymeet, tra i temi toccati quell’infortunio con il Sudafrica e la sua risposta a chi avrebbe pensato a una sorta di “cambio strategico” per giocare le mischie no-contest.

 

Che esperienza è stata partecipare a un Mondiale, soprattutto a 21 anni?

“E’ stata una sensazione indescrivibile perché hai la possibilità di scontrarti contro giocatori internazionali molto forti, i migliori al mondo. L’atmosfera stessa del mondiale era surreale, penso agli stadi sempre pieni, c’erano minimo 40.000 persone ad ogni partita. Inoltre il livello stesso delle partite si alza tantissimo, ovviamente perché tutti voglio fare bene alla Rugby World Cup. E’ anche un modo per mettersi in mostra come giocatore.”

“I giapponesi sono super organizzati, tutti molto gentili e disponibili. Per quanto riguarda l’ospitalità sono un passo avanti a tutti. Addirittura i tifosi venivano a salutarci alle stazioni durante gli spostamenti. Fantastici.”

 

Il posto da titolare con la maglia numero 3 di fatto ve lo siete giocato, come nel club, tu, Simone Ferrari e Tiziano Pasquali. Vivete praticamente assieme, che rapporto c’è tra di voi?

“Abbiamo un buonissimo rapporto, la competizione c’è come è giusto che sia. Ci aiuta il fatto che alla Benetton Rugby è tutto molto organizzato, ognuno ha il suo compito. Durante la stagione ci fanno giocare tutti a rotazione, non c’è molta differenza nel minutaggio tra noi. In nazionale è un pò diverso perché il tempo del torneo si limita a poco più di un mese.”

 

Com’erano il morale del gruppo e l’ambiente attorno a voi?

“Siamo sempre stati molto in sintonia. Abbiamo fatto oltre due mesi di preparazione a Pergine Valsugana, sono serviti a creare un affiatamento tra tutti, infatti poi non abbiamo mai avuto problemi a livello di gruppo. Con un gruppo giovane come il nostro è stato anche più facile.”

“Al Mondiale lo staff azzurro è stato capace, attraverso varie attività, di tenere trenta giocatori insieme per oltre un mese e mezzo, cosa non facile.”

 

Alla partita decisiva il Sudafrica è parso avere una marcia in più sin dai primi minuti, soprattutto a livello fisico, poi il rosso a Lovotti a livello mentale deve essere stata una bella batosta per i giocatori in campo.

“Ce la aspettavamo la loro fisicità, sapevamo chi e cosa andavamo ad affrontare ed eravamo pronti a dare più del 200%. Guardando al risultato del primo tempo non penso stessimo giocando male, eravamo fiduciosi. Per noi era la partita della vita. L’episodio dell’espulsione di Lovotti ha cambiato sicuramente le sorti dell’incontro, ma anche il doppio infortunio a Simone e a me probabilmente è stato “accusato” dalla squadra. E’ stato un match strano perché è successo tutto quello che non doveva succedere: due infortuni ai due piloni destri e il cartellino rosso al pilone sinistro…”

 

Qualcuno ha pensato che il tuo infortunio fosse stato programmato per giocare le mischie no contest, cosa rispondi?

“Molti pensano che io mi sia fatto male sul placcaggio a De Jager. Ma in realtà mi ero infortunato alle costole alla prima mischia. Dopo l’ingaggio mi sono sentito attaccato da Mtawarira e Mbonambi, di conseguenza ho cercato di abbassarmi molto per entrargli sotto, nell’abbassarmi però ho sentito un “track” a livello delle costole. Ho giocato altri 15 minuti con un forte dolore. Ho provato a stringere i denti, ma poi sul placcaggio a De Jager ho sentito una fitta dolorosissima…”

In effetti quando sei stato soccorso dai fisioterapisti sei stato fasciato al costato.
“Ho chiesto al nostro medico un antidolorifico per poter continuare a giocare, poi però il dottore assegnato all’HIA (un medico specifico per i casi di concussion) ha voluto farmi un controllo, è stato l’arbitro a dirmi di uscire. Negli spogliatoi però non ho superato il test HIA e non sono potuto rientrare; infatti avevo preso anche una botta in testa, ma in quei momenti tanta era l’adrenalina che pensavo solo a poter tornare in campo.”

 

Ora come stai?

“Ora sto meglio, ho seguito il protocollo HIA quindi sono stato una settimana completamente a risposo. Lo staff tecnico del Benetton ci ha dato due settimane ulteriori di risposo. Lunedì tornerò ad allenarmi e penso che tra un mese potrò essere disponibile per giocare con Benetton.”

 

Foto Ettore Griffoni

 

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