1 mese fa|11 mesi fa 04/04/2018 09:33

Giorgio Sbrocco: ricordo di un omo de rebi

Un ricordo di Giorgio Sbrocco

L’idea di questo libro (Jonny Placca, nda) mi è venuta il giorno che l’Italia del rugby ha affrontato gli All Blacks a Milano nel 2009. Gli oltre 80 mila spettatori che quel giorno hanno riempito San Siro sono stati la mia ispirazione. Ho pensato che qualunque cosa possa succedere al nostro rugby, finché ci saranno quegli 80 mila appassionati un futuro ci sarà sempre.” (Giorgio Sbrocco)

Certo che dare voti ad una nazionale italiana che ha dato segno di sé solo negli ultimi 25 minuti non è esattamente operazione semplice né scontata.” (Giorgio Sbrocco)

Se c’è qualcuno che merita il titolo di Omo de Rebi (uomo di rugby nel dialetto veneto) questo è sicuramente Giorgio Sbrocco. Giorgio il rugby lo ha giocato, diventando campione d’Italia con il Petrarca nella stagione 1976-77, e poi lo ha studiato, sviscerato, psicanalizzato, teorizzato. Sul rugby lui ha scritto saggi, articoli, romanzi e lo ha insegnato nelle università. Ultimamente Giorgio era stato placcato da una malattia terribile e, nonostante avesse tenuto stretto quell’ovale il più possibile, il 2 aprile, il giorno di Pasquetta, è stato costretto a passarlo, lasciando un vuoto immenso in tutta la terra di Ovalia.

Giorgio Sbrocco è nato il 25 luglio 1953 a Treviso, ma è cresciuto a Padova, dove negli anni ’70 ha iniziato a giocare tra le fila del Petrarca nel ruolo di seconda linea. Giocatore di talento, fin da quando militava nella squadra Riserve, una sorta di Cadetti di oggi, Sbrocco veniva spesso convocato in prima squadra.

Nella stagione 1976-77 Giorgio si è laureato campione d’Italia. La squadra patavina, guidata dall’allenatore-giocatore francese Guy Pardiès, è riuscita a conquistare uno scudetto al termine di un torneo ancora oggi ritenuto tra i più spettacolari di sempre.

La Sanson Rovigo del coach Julien Saby e del presidente Ercole Ponzetti, campione in carica, ha dominato per l’intero arco del campionato, ma i padovani sono riusciti a rosicchiare un punto alla volta arrivando infine a colmare lo svantaggio sui rivali. La svolta, probabilmente, è stata la sconfitta patita dai Bersaglieria Reggio Calabria, contro una Caronte in lotta per non retrocedere. Nell'ultima giornata di campionato era in programma all'Appiani proprio l'incontro diretto tra le due compagini. Nel turno di andata avevano vinto il Rovigo 24 a 6, ma quel giorno, di fronte a 20000 appassionati, il XV di Pardiès si è imposto con il punteggio di 21 a 9, arrivando così ad affiancare i rosso-blu in testa alla classifica.

Si è reso allora necessario lo spareggio per decretare la squadra campione d’Italia. Il match si è svolto il 22 maggio 1977 allo Stadio dei Rizzi a Udine, in seguito diventato Stadio Friuli. Il Padova è andato per primo in vantaggio alla mezz’ora grazie ad un piazzato da lunga distanza calciato tra i pali da Lucio Boccaletto, un terza linea. Gli uomini in maglia nera sono andati al riposo sul 3 a 0.

Banana Visentin ha pareggiato a inizio ripresa con un drop, ma al 53° minuto Dino De Anna, fratello maggiore di Elio, che giocava nel Rovigo, ha superato la linea proibita spingendo la sua squadra sul 7 a 3. La validità della meta è stata a lungo contestata dai rodigini, in quanto Dino era decisamente uscito dal campo prima di schiacciare accanto la bandierina, ma l’arbitro romano Pogutz l’ha giudicata buona. In seguito Lelio Lazzarini ha centrato l'acca con un calcio di punizione per il 10 a 3. Solo a due minuti dal termine il Rovigo è andato a marcare con Salvan. La trasformazione del gallese Bernard Thomas ha sistemato il punteggio sul 10 a 9 a favore del Petrarca (la meta all’epoca valeva quattro punti) e tale è rimasto sino al fischio finale. Sbrocco e compagni si sono cuciti il tricolore sul petto. E dire che qualcuno in Polesine, forse Giordano Campice, a inizio stagione aveva dichiarato: “se el Petrarca vinse el campionato, nevega a ferragosto.”

Purtroppo l’incontro è stato funestato dalla morte di un tifoso rodigino sugli spalti, colpito da un fulmine nel momento in cui si è scatenato un violentissimo temporale. Dino De Anna, eroe poisitvo o negativo, a seconda della bandiera sotto la quale si è tifato in quella gara, ha passato l'ovale pochi giorni fa a 72 a causa di un infarto.

In tre stagioni, dal 1975 al 1978, Giorgio ha guadagnato 30 presenze con il Petrarca Padova. In seguito ha indossato le maglie del Conegliano, del Villorba, del San Donà e del Montebelluna, dedicandosi anche all’allenamento delle squadre più giovani.

Una volta appese le scarpette al chiodo, Sbrocco è stato per almeno un ventennio il responsabile tecnico del settore giovanile del Petrarca, contribuendo non poco allo sviluppo del vivaio patavino grazie alle sue profonde conoscenze dello sport con la palla ovale. Dal 2015, ha ricoperto il medesimo incarico presso il Roccia Rubano, in serie B.

Nel frattempo, Sbrocco ha iniziato ad apporre la propria firma su numerosi articoli ovali per diverse testate di quotidiani, tra le quali Il Giorno, All Rugby, La Padania, il Quotidiano Nazionale e altre ancora.

Agli inizi del nuovo millennio Giorgio ha assunto il coordinamento delle pubblicazioni del PRN, acronimo di Petrarca Rugby New, un giornalino che tanto giornalino non era per i nomi importanti che vi scrivevano.

Dal 2016 Giorgio è diventato direttore del sito Rugbymeet, dove scriveva editoriali pungenti e si dilettava con le famose “pagelle” al termine delle partite della nazionale Azzurra, sempre precise e ironiche. Le ultime, sono state scritte durante il Sei Nazioni che si è da poco concluso.

Oltre a questo, Sbrocco è stato anche insegnante di educazione fisica presso l'Isef di Bologna e in seguito docente di “Teoria, tecnica e didattica del gioco del rugby” presso l’università di Padova e l’università degli Studi di Ferrara.

Amante della scrittura, Giorgio ha pubblicato numerosi libri, tra cui tre noir, sempre con il rugby a farla da padrona. Questi ultimi vedono come protagonista Sergio Penuria (con l'accento sulla i, come spiegava l'autore) poliziotto e rugbista, anche se di poco talento. Il primo s’intitola Jonny Placca. La prima indagine di Sergio Penuria rugbista. Il secondo è Blain Said, mentre l’ultimo della trilogia s’intitola Diario ovale di Sergio P.

Altri libri scritti da Sbrocco sono: 
Il rugby: cos'è? Una guida per andare in meta. Si tratta di una sorta di aiuto per studenti di Scienze Motorie lungo il percorso della comprensione del rugby, sport dai principi fondamentali semplici, ma che spesso rimangono confusi. 
Una stagione ovale da ricordare. E-book illustrato dagli scatti di Elena Barbini che racconta la stagione rugbistica 2012-13, quella segnata dal doppio successo nel Sei Nazioni dell'Italia di Jaques Brunel e dalle dieci vittorie targate Benetton in Pro 12.
Vincenti. Quelli del rugby con le ruote. Storie di sport e di vita. Coadiuvato anch’esso dalle fotografie di Elena Barbini, il libro racconta la storia degli atleti del rugby paraolimpico nazionale.
Quindi, i due libri dedicati al Petrarca: Nel segno di Memo. Lo sport, i giovani, il Petrarca, la sua città, dove si raccontano le gesta di Nemo Geremia, e 70 Petrarca, che ripercorre i primi settant’anni del club cui Sbrocco è sempre stato legato.

Il 2 aprile 2018, giorno dell’Angelo, o di Pasquetta che dir si voglia, Giorgio è stato costretto a passare l’ovale dopo avere lottato contro una malattia tanto inesorabile quanto rapida. Da qualche tempo era ricoverato presso l’ospedale di Padova.

 

RINGRAZIO: gli amici Angelo Volpe e Luciano Ravagnani per avere condiviso i loro ricordi

Paolo Valente  1 mese fa|11 mesi fa

Sono scioccato e non vi nego che mi e’ scesa una lacrima per Sbrocco. E' stato il mio primo allenatore quando ero in Under 13 con il Montebelluna Rugby. Stava iniziando la sua carriera di allenatore ed era a fine carriera come giocatore (giocava da poco in serie B con il Montebelluna dopo aver vinto il campionato di A con il Petrarca nel 1977). Un giorno del 1979 venne alla mia scuola media quando avevo 11 anni e in una riunione in palestra con tutti i bambini della scuola ad alta voce disse: se siete negati con i piedi, non scoraggiatevi. Lasciate perdere il calcio e venite con me a giocare a Rugby! Cosi’ mi arruolai. Un uomo con una passione per il rugby illimitata. Che perdita per il Rugby italiano…

Ettore Adriano  1 mese fa|11 mesi fa

Non lo conoscevo ma da tutto quello che leggo su di lui posso dire che chi lo ha conosciuto, chi ha avuto modo di essere allenato o ha appreso in qualche modo i suoi insegnamenti, è stato molto fortunato

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