1 anno fa 01/02/2018 12:42

L’Italia dall’ingresso nel 6 Nazioni ad oggi

Talenti emigrati, sistema Accademie e ingresso nel Pro12

Correva l’anno di grazia 2000 tondo tondo, grazie a Georges Coste e al combinato disposto della lungimiranza e della disponibilità economica di un paio di club, l’Italia del rugby si affacciava per la prima volta sul palcoscenico importante delle competizioni internazionali.Lo faceva con pieno diritto e ampio merito, dopo aver dimostrato, sul campo, di valere le consorelle più titolate del vecchio continente. Se non proprio tutte, una buona parte. Fu quell’aprile del 2000, l’ultimo senza l’euro, che in qualche misura ci illuse e non poco. Perché al Flaminio, anche senza il grande occitano in panchina, bagnammo il nostro debutto in società con un successo che alimentò ogni forma di ottimismo (Italia - Scozia 34-20), e costrinse un po’ tutti noi, che sul carro dei vincitori, a vario titolo, già eravamo seduti, a fare spazio per torme di amici dell’ultimo momento. Tutti, si disse, folgorati dai valori e dalla qualità della prestazione esibita. Durò poco, pochissimo, al timone del vascello azzurro si succedettero altri nocchieri. Alcuni di qualità indubbia, altri improvvisati. I nostri migliori talenti emigrarono e dettero ottima prova di sé in campionati probanti e usuranti assai, con ciò impoverendo, però, il parco giocatori domestico. La federazione corse ai ripari e avocò a sé il ruolo di formatore, attraverso un sistema di Accademie che in altre realtà aveva funzionato e benissimo. Poi arrivò il campionato celtico e con lui la tacita retrocessione dell’Eccellenza nazionale a campionato di prima formazione. Un po’ poco per convincere gli appassionati a prendere freddo sulle tribune e qualche illuminato imprenditore a metterci palanche vere. L’Italia al Sei Nazioni non è però un encefalogramma piatto. Tranne l’Inghilterra, almeno una volta, le altre 4 le abbiamo pur battute e sotto la presidenza Dondi qualcosa che non fosse il Cucchiaio maledetto lo abbiamo anche portato a casa.

Resta il fatto che alla vigilia della replica n.19 le probabilità di non chiudere con 5 sconfitte non sono molte. Anche se quello che va a cominciare venerdì sarà ricordato con il Sei Nazioni degli assenti, tanti e tali essendo i forfait di elementi di primo rango che, per infortuni, dovranno seguirlo in televisione. In questo l’Italia, purtroppo, si allinea alla situazione generale, dovendo fare a meno dei suoi due migliori attaccanti, gli unici, in verità, degni di questo appellativo (Sarto e Campagnaro) e affrontando il torneo con un blocco di 5 piloni che somma 30 caps in totale (20 sono di Lovotti). Piloni baby a parte, andiamo comunque in guerra con qualche giovane di belle speranze, formato in Italia da tecnici italiani. Giammarioli, Licata e Mbandà in terza linea, Ruzza in seconda, Minozzi dietro, Basterà a chiudere con qualcosa di diverso dalle 5 sconfitte di cui tutti ci accreditano? No, purtroppo, ma il ct O’Shea ha elaborato la teoria della prestazione, guarderemo quelle e cercheremo di trarne qualche risultanza positiva. Certo che debuttare con l’Inghilterra (tante assenze ma…) e chiudere contro la Scozia, non è nemmeno un calendario amico! Chi vincerà? Io dico Irlanda e Scozia in grande spolvero. Buon divertimento.

La t-shirt di Italia - Scozia 34-10 (5 febbraio 2000) è acquistabile a questo link

Calendario del NatWest Sei Nazioni 2018

Foto Alfio Guarise

Ettore Adriano  1 anno fa

a) nessun diritto: il sei nazioni è un torneo la cui partecipazione è basata sulla formula "ad invito". Sono i membri di questo ristretto ed esclusivo club privato a decidere, a proprio insindacabile giudizio, di invitare una nazione a farne parte, come già avvenne nel 1910 per la Francia. Giusto o sbagliato che sia, funziona così. b) sul piano del merito, la Romania negli anni 80 avrebbe meritato ben più di noi, essendo stata capace tra il 1969 ed il 1988 di battere la Francia per ben 6 volte, avendo vinto varie edizioni della Coppa Europa (a noi riuscì solo nel 1997) ed avendo disputato eccellenti prestazioni contro Inghilterra, Galles e Scozia. Il tutto pur disponendo di mezzi economici inferiori ai nostri. Furono mere considerazioni di ordine politico a precludere loro la possibilità di venire invitati a prenderne parte. c) quello del 2000 non fu l'ultimo Aprile senza l'euro. In realtà l'Euro è entrato in vigore in Italia ed altre 10 nazioni il 1 Gennaio del 1999, ma ha avuto valore di moneta legale circolante dal 1 Gennaio del 2002. d) "sotto la presidenza Dondi qualcosa che non fosse il Cucchiaio maledetto lo abbiamo anche portato a casa". Ad onor del vero, anche sotto la presidenza Gavazzi: due vittorie nel torneo 2013 (record finora assieme al 2007) ed una nel 2015. Però è assolutamente vero che i risultati fino ad oggi sono ben lontani dalle aspettative di 10-15 anni fa. ***commento letto su Facebook e che condivido

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