1 mese fa|1 mesi fa 18/03/2019 11:34

Italia - Francia 14-25: le pagelle

Per vincere bisogna segnare, più dell’avversario, specialmente quando hai tante occasioni e gli altri pochissime

Vittoria miracolosa per la Francia, scrivono al di là delle Alpi. Rovesciando la prospettiva dalla nostra parte, possiamo tranquillamente parlare di sconfitta masochistica, frustrante, assurda, metteteci voi l’aggettivo più adatto ad esprimere compiutamente un risultato che penalizza l’Italia oltre ogni ragionevole colpa, al termine di una prestazione collettiva ammirevole per coraggio, intensità, qualità generale.

E’ già stato scritto in mille modi e spero di non risultare ridondante o lapalissiano: per vincere bisogna segnare, più dell’avversario, specialmente quando hai tante occasioni e gli altri pochissime. Vale nel calcetto del mercoledì sera tra amici e colleghi come nel rugby internazionale, dove però capita più raramente che la squadra che ha prodotto, amministrato e costruito di più non riesca a far valere il suo predominio.

Quando succede però salta il banco dei ragionamenti, delle analisi tecniche, delle critiche circostanziate e delle recriminazioni, perché si ritorna ad un concetto eternamente valido, dal paleolitico al futuro dello sport: chi sbaglia paga.

Errori come quello del debuttante Zanon, che si fa fregare in tuffo da Penaud mentre ha già il sorriso sulle labbra, sono inaccettabili. Giratela come volete ma in quel momento abbiamo perso la partita. Non prima, non dopo. In un caso del genere non si può nemmeno ipotizzare un “se”, un “ma”, un “forse”, come in altre situazioni vagliate dal Tmo o al termine di sfuriate concluse da un nostro errore a due passi dalla linea. Quella meta la devi segnare e basta: perché i tuoi compagni ti hanno spianato la strada, perché ne hai altri due all’esterno smarcati e anche ignorandoli perché la via della meta è sgombra - scelta legittima - sarebbe bastato allontanare la palla dal difensore e offrirgli la spalla, tenerla a due mani, stringerla con tutte le proprie forze, tuffarsi rasoterra. Qualsiasi cosa, pur di non farsi fregare così, oltretutto dopo una prestazione personale di grande sostanza per un ragazzo alla prima presenza in Nazionale. Poi avremmo sorriso tutti, per una gran meta e per una vittoria che sarebbe stata ultra meritata.

Per converso, il mio personale Man of the Match – assegnato a un Parisse gladiatorio e trascinatore come non si vedeva da tempo – sarebbe dovuto andare invece proprio a Penaud: chi ha determinato il risultato più di lui? Nessuno, ecco chi. L’unico che mi viene in mente in alternativa è Ntamack, bravissimo a tenere a galla i suoi, a colpire al momento giusto, a credere in una vittoria anche quando tutto portava acqua al mulino Azzurro.

Si chiude così con 0 punti. Una beffa, viste le prestazioni più che degne offerte con Galles, Scozia, Irlanda e Francia. Veterani encomiabili come Parisse, Zanni e Ghiraldini meritavano di salutare il torneo più antico del mondo con un po’ di soddisfazione. L’ultima considerazione è proprio per il Ghira, giocatore ammirato di qua e di là delle Alpi, che all’Olimpico ha lasciato un ginocchio e versato lacrime amare dopo aver condotto il pack Azzurro con la solita grinta. Per averlo – e in forma - ai Mondiali nipponici servirà un mezzo miracolo. Dovrà crederci, lui per primo: sarebbe l’ultima incredibile conquista di una carriera straordinaria.

 

Le Pagelle.

Hayward: Partita con poche sbavature, tranne la presa al volo mancata nel duello aereo con Ntamack in occasione della meta finale dei francesi. Nel complesso una prova meno appariscente di altre  questo ottimo Sei Nazioni, da parte sua, in cui è emerso come uno degli elementi migliori della nostra linea arretrata. Voto 6.5

Padovani: Soffre e sbaglia molto, sia palla in mano sia nello schieramento difensivo. E’ una sua salita avventata a dare l’uomo in più al largo alla Francia per la meta di Huget. Ci aveva abituato bene nelle prime tre partite, chiude il torneo su una nota bassa. Voto 5

Zanon: E’ forte questo ragazzo, come già verificato con la maglia della Benetton. Non era semplice tenere il campo così, con ordine e presenza fisica, al debutto in Azzurro, di fronte ad una mietitrebbia come Bastareaud. Il suo voto perciò è una media tra il 7 abbondante meritato in giro per il campo ed il 2 per quello sciagurato tuffo con il sorriso, che siamo certi vorrà evitare come la peste in futuro. Sfortunato invece su quel palo beffardo. Voto 4.5

Morisi: La solita consistenza nei placcaggi, mentre in attacco viene un po’ mandato al macello. Poco spazio ma buona sostanza per il ritrovato Luca, finalmente ritrovato dopo tante stagioni di sofferenza e sfortuna. Voto 6.5

Esposito: Difesa da rivedere in occasione della prima meta, in cui si fa attirare da Medard che smarca Penaud. Puntuale negli inserimenti, come quando dà continuità alla splendida incursione a tagliare di Polledri. Tra alti e bassi ha disputato un Sei Nazioni incoraggiante. Voto 6

Allan: Genio e sregolatezza. Inventa e ispira in fase offensiva, ad esempio quel magnifico rasoterra per Zanon purtroppo finito sul palo, ma incespica ancora sui calci piazzati, fallendo una trasformazione e una punizione decisamente alla portata. Per affermarsi come top player deve assolutamente migliorare le sue percentuali dalla piazzola. Voto 5/6

Tebaldi: Qualcosa sbaglia pure lui, ci mancherebbe altro. Ma in rapporto a quanto sa rendere sono quisquilie. Segna nuovamente in faccia alle guardie, con un finta e tuffo. Un’altra marcatura, che sarebbe stata decisiva, gli viene negata dal Tmo, tra infiniti dubbi. Tra i migliori Azzurri di questa edizione. Voto 7

Parisse: Ci mancava un Sergio così sul pezzo e contro la Francia, dove vive e lavora da quasi quindici anni, ha messo in campo una prestazione di prim’ordine, suggellata dal titolo di Man of the Match. Purtroppo non tutte le ciambelle escono con il buco ed anche da parte sua non sono mancate sbavature, come il placcaggio fiacco e in ritardo su Medard che apre la strada alla prima meta francese. Discutibile anche la scelta di non piazzare dentro i 22, per tre volte di fila, nel finale del primo tempo. Voto 6/7

Polledri: Per chi scrive il miglior Azzurro in campo è stato lui. Opinioni, certamente, ma andate a rivedervi la sua partita. Oltre a quel meraviglioso angolo di corsa con cui taglia la difesa in diagonale, ci sono placcaggi a raffica, avanzamenti da mulo da soma, un working rate da grande giocatore internazionale. Bentornato! Voto 7 +

Steyn: Grande lavoro di contenimento su un giocatore di rara potenza e qualità come Picamoles. Meno evidente la sua prova in attacco, anche se rimane uno dei nostri ball carrier più affidabili e resistenti. Voto 6.5

Ruzza: Se la fa tutta ed interpretando bene il suo ruolo, sia in touche sia attorno ai raggruppamenti. A differenza di altre partite ha avuto poche occasioni per mettersi in luce in campo aperto ma ha chiuso il torneo con un'altra prova decisamente positiva. Voto 6 +

Sisi: Insieme a Ruzza potrebbe formare una coppia di seconde dal grande futuro, anche perché complementari in molti aspetti fisici e di gioco. Ruvido ma ordinato, finché rimane in campo scarica tutta la sua potenza fisica in ogni punto di contatto ed il suo peso assicura una mischia stabile e spesso avanzante. Voto 6 +

Pasquali: Avevamo sottolineato la sua crescita partita dopo partita e sabato all’Olimpico ha completato il suo Sei Nazioni da titolare, mostrando di aver imparato diverse lezioni. Convincente nelle spinte in mischia ordinata, puntella bene e placca con buona efficacia. Prova superata egregiamente. Voto 6.5

Ghiraldini: Qualche lancio fuori calibro, specialmente in attacco, ci toglie serenità ed occasioni per colpire. Per il resto è una sicurezza, anzi un esempio da seguire. Probabilmente è stata la sua ultima partita all’Olimpico e l’ha onorata con il piglio di un debuttate affamato di gloria e l’esperienza di chi ha superato i 100 caps. Difficile da fermare, mobile sugli appoggi, solido al placcaggio. Il suo urlo di dolore, lo sconforto visibile dei compagni e degli avversari (molti dei quali suoi compagni a Tolosa), le sue lacrime a bordo campo senza abbandonare il campo per stare vicino alla squadra, sono immagini che non avremmo mai voluto vedere ma che danno ulteriore spessore alla carriera di questo grande tallonatore Azzurro. Voto 6/7

Lovotti: Può fare certamente meglio di così, sia in mischia chiusa sia nel gioco aperto. Paga dazio spesso in spinta, impreciso nella gestione della palla e poco mobile in fase difensiva. Nonostante si sia speso molto, essendo un generoso, ha girato spesso a vuoto. Voto 5.5

 

Ferrari: Si trova in difficoltà contro Falgoux, migliorando la posizione e la resa in mischia nel finale, dopo l’entrata di Priso. Chiude in calando il torneo. Voto 5.5

Bigi: Anche lui ha sulla coscienza un lancio sbilenco in rimessa laterale ed in mischia perdiamo qualcosa rispetto alla solida gestione di Ghiraldini. In giro per il campo tuttavia si spende con grande generosità e il suo dinamismo aiuta a tenere alti i giri del motore fino alla fine. Voto 6

Zanni: Anche per lui è arrivato il canto del cigno nello stadio dove ha scritto pagine importantissime per la Nazionale Italiana. La furia nello sguardo, concretezza e tanta fisicità in poco più di 20 minuti, saluta il Sei Nazioni indicando la rotta per tanti giovani. Voto 6.5

Negri, Traorè, Sperandio: Giocano gli ultimi scampoli di partita, difficile inquadrare compiutamente la loro prestazione. NG

 

O’Shea. Cosa può dire un commissario tecnico, dopo una sconfitta simile? Difficilmente si potrà obiettare che la partita non sia stata preparata a dovere ed al netto degli errori – alcuni gravi – commessi dai giocatori, il piano di gioco ha perfino funzionato. Diciamo perfino perché a conti fatti perdiamo senza nemmeno prendere il bonus, come avvenuto altre tre volte in questo Six Nations 2019 da cui ce ne torniamo dietro la lavagna nonostante gli evidenti progressi degli Azzurri, che solo contro l’Inghilterra non sono mai stati in partita ed hanno subito un passivo pesante. Avrebbe meritato soddisfazione, invece deve incassare l’ennesima bruciante sconfitta. Dovrà assolutamente risolvere il problema della mancanza di concretezza in zona punti, per tenere vivo un barlume di speranza ai Mondiali, in cui siamo dati ampiamente per spacciati contro mostri del calibro di All Blacks e Springboks. Voto 6 +

 

 

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Foto Alfio Guarise

 

 

 

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