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A partire da gennaio, la Nazionale inizierà il lungo percorso che la porterà a giocare la Coppa del Mondo 2023 in Francia. Da quella data ci separano quasi quattro anni.
Un lungo ciclo che potrebbe costruire il primo storico passaggio ai quarti in un Mondiale, un percorso che potrebbe cambiare la storia oppure un cammino che, ancora una volta, potrebbe consentirci di andare ai quarti di finale nella prossima occasione. In ogni caso, basi importanti potrebbero (oppure no) essere gettate nel prossimo Sei Nazioni, primo appuntamento del nuovo ciclo guidato da Franco Smith.

Quello che abbiamo appena salutato è stato avaro di occasioni da ricordare e di gioie. La Coppa del Mondo 2015, infatti, è stata segnata dall’ennesima delusione per il mancato passaggio del turno e l’Italia ha faticato a battere il Canada, nonostante il Sei Nazioni di quello stesso anno non sia stato il più disastroso che la storia ricordi. Evitammo, infatti, sia il cucchiaio di legno, sia il Whitewash (ai danni della Scozia), ma gli scozzesi (al contrario di noi), nonostante il loro girone fosse, sulla carta, più facile (salvo l’imprevisto exploit del Giappone ai danni del Sudafrica), approdarono ai quarti di finale del Mondiale.

Brunel provò a ricaricare i suoi per il Sei Nazioni 2016 ma, dopo la sconfitta esterna contro la Francia per 23-21, nella prima giornata, con un match pieno di disattenzioni da parte degli azzurri e con il Capitano Sergio Parisse molto criticato, l’Italia fu pesantemente battuta anche su tutti gli altri campi.

Dopo quella serie di sconfitte, Brunel lasciò la guida tecnica e, da quel momento in poi, con l’incarico conferito a Conor O’Shea, gli azzurri non hanno mai più vinto una partita di Sei Nazioni.
Dal 28 febbraio 2015 (Scozia - Italia 19 a 22), nel pieno della preparazione per i Mondiali, l’Italia non riesce a vincere un match nella rassegna continentale.

C’è andata vicino il 17 marzo 2018 (Italia - Scozia 27 a 29), poi più niente.
Le vittorie sono arrivate principalmente con nazionali di livello minore, durante i tour di preparazione, salvo la storica vittoria contro il Sudafrica per 20 a 18 - Stadio Artemio Franchi di Firenze, 19 novembre 2016 - ma, per il resto, l’amaro in bocca è stato sempre molto.
Il Mondiale 2019 ha confermato il nostro livello con le vittorie contro la Namibia e il Canada, la sfida con il Sudafrica avrebbe potuto dire qualcosa di più, con maggiore attenzione, e il match contro la Nuova Zelanda sappiamo bene come (non) è andato. Ci sono state sicuramente delle Coppe del Mondo peggiori, il sorteggio ha tagliato le gambe alla Nazionale fin dall’inizio, ma la sensazione è che si sarebbe potuto fare meglio.
Gli anni che vivremo saranno molto importanti.

Sergio Parisse - salvo altre sorprese - potrebbe lasciare la maglia azzurra a breve, forse già dopo il prossimo 6 Nazioni, i giovani visti al Mondiale giapponese potrebbero riconfermarsi oppure lasciare spazio ad altri e vedremo se Franco Smith sarà capace di plasmare una nuova squadra per un incarico più duraturo delle previsioni iniziali.

Il primo appuntamento sarà per il Sei Nazioni 2020, il calcio d’inizio arriverà il primo febbraio in terra gallese, poi la trasferta in Francia, l’impegno casalingo contro la Scozia, la partita in Irlanda e la giornata di chiusura a Roma contro i vicecampioni del mondo inglesi.

Questo il calendario del Sei Nazioni 2020:

1 febbraio 2020: Galles - Italia
9 febbraio 2020: Francia - Italia
22 febbraio 2020: Italia - Scozia
7 marzo 2020: Irlanda - Italia
14 marzo 2020: Italia - Inghilterra

Già da questi primi impegni vedremo quali gerarchie saranno disegnate, quali giocatori lasceranno e quali, invece, entreranno a far parte del gruppo in vista del tour estivo e dei test match autunnali.
Anche se mancano i dettagli e le comunicazioni ufficiali, l’Italia dovrebbe tornare in America per una serie di partite contro Argentina, Stati Uniti e Canada, poi sarà la volta degli impegni di fine anno.

Probabilmente contro Sudafrica ed Australia, più un terzo match ancora senza indizi, gli anni successivi saranno tutti da scoprire.
Non ci resta che aspettare.

 

di Simone Ciancotti Petrucci

 

 

 

 

 

 

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