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L’argomento della settimana è stato l’ingresso del Sudafrica nel Sei Nazioni al posto dell’Italia. Un dibattito risollevato dal Daily Mail e che ha ancora trovato terreno fertile a causa delle continue sconfitte dell’Italia (34esima consecutiva, 100 totali in 22 anni). E’ stato proprio Six Nations Rugby a placare gli animi ribadendo dal comunicato ufficiale che gli Azzurri rimarranno contrattualmente nel Torneo sino al 2023. Gli Springboks campioni del Mondo inoltre sono legati al Rugby Championship sino al 2025. Ma quello che vogliamo sapere oggi è con pensano nel Regno Unito d questa ipotesi? Lo abbiamo chiesto all’ex tecnico formatore della Rugby Football Union (federazione inglese) Nick Scott, inglese ex Director of Rugby del Colorno e attuale Direttore Sportivo del Pesaro Rugby.

 

Di recente, come avviene spesso negli ultimi anni, si è parlato di Italia fuori dal Sei Nazioni per lasciare il posto al Sudafrica. Che opinione hai a riguardo?

“Il 6 Nazioni è uno dei più prestigiosi tornei sportivi del mondo. Ogni paese di rugby vorrebbe farne parte. Il Sud Africa stesso e la federazione sudafricana di rugby sono in difficoltà economiche e vedono la partecipazione alle 6 Nazioni come la salvezza. Sono stati incoraggiati a prendere di mira l'Italia e le sue scarse prestazioni…. Da quel che ho visto gran parte della speculazione è stata alimentata dai social media sudafricani. Quello che i sudafricani però ignorano sono alcuni concetti di base: il torneo è fantastico perché è europeo, costruito su antiche rivalità e tradizioni. Perderebbe la sua identità se ciò venisse a mancare. C'è anche una questione legale e di contratti — l'Italia è in parte proprietaria delle 6 Nazioni — perciò dovrebbe auto escludersi…. Non penso accadrà. La questione nel Regno Unito è stata pubblicata dal The Daily Mail, un giornale spesso a caccia di scoop... Sospetto perciò che alcune persone influenti in Sudafrica stiano cercando di creare un movimento per favorirne l’ingresso, cosa a cui Six Nations dovrà resistere a tutti i costi”.

 

Ovviamente per il rugby italiano uscire dal Sei Nazioni sarebbe disastroso. Come viene affrontato questo argomento dal punto di vista dei britannici?

“Il rugby Azzurro è innegabilmente sotto pressione. Nel Regno Unito c’è chi vorrebbe riconoscere i progressi compiuti dalla Georgia e introdurre la promozione e la retrocessione nelle 6 Nazioni. Tuttavia gli inglesi amano visitare Roma: che è senza dubbio preferibile a Tblisi! Inoltre è probabile che ogni anno l'Italia o la Georgia si sostituiscano a vicenda, la cosa non aiuterebbe nessuno”.

 

L’Italia ha dei pessimi risultati: 100° sconfitta degli Azzurri in 113 partite. Troppo poche. Riusciremo ad uscire da questa pessima situazione? Come?

“Se è vero che l'Italia fa passi avanti, è vero anche che lo fanno tutti gli altri. L'Italia oggi ha bisogno di fare un salto da gigante se vuole recuperare il gap. I modelli da seguire per me sono il Giappone e l’Argentina, le sfide sono tante per l’Italia, ne citerò alcune:

1) La mancanza di rugby in TV non aiuta i giocatori italiani a capire meglio il gioco non potendolo guardare.
2) Confusione tra Development Rugby e Performance Rugby.... Development Rugby è per l'apprendimento, non serve a vincere trofei.
3) Le strutture, spesso i campi sono di scarsa qualità come le palestre.
4) Il coaching è generalmente a un livello inferiore ad altri paesi in quanto gli allenatori non insegnano le abilità di base sotto pressione.
5) Gli arbitri non si sentono a proprio agio con il rugby multifase, a livello giovanile qui in Italia interrompono il gioco troppo spesso”.

 

Recentemente CV ha investito 365 milioni di sterline nel torneo, alla RFU arriveranno nelle casse circa 95 milioni di Euro, come verranno usati secondo te dal rugby inglese?

“Sono in Italia da 4 anni ma proverò a rispondere ugualmente. Per me è molto semplice: investire nella formazione degli addetti ai lavori: Giocatori, allenatori, personale di supporto, arbitri”.

 

Per l’Italrugby stanno entrano circa 40 milioni di Euro, come dovrebbero essere utilizzati?

“Investire in formazione e sviluppo per allenatori e arbitri; investire anche nella formazione di leader all'interno dello sport. Condividere una visione a lungo termine: l'Italian Way”

 

Chi vince il Sei Nazioni?

“Inghilterra!”

 

 

 

Foto Alfio Guarise

 

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