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Siya Kolisi e Jacques Nienaber
Siya Kolisi e Jacques Nienaber

La vittoria mondiale, la quarta della loro storia, è arrivata e non a caso. Questo Sudafrica ha dimostrato con strategia e pianificazione di poter arrivare lontano. Non a caso un organico composto da dieci giocatori, già campioni del mondo quattro anni fa, dimostra la solida continuità della propria strategia.

La conferenza stampa con Siya Kolisi e Jacques Nienaber inizia con un bel sorriso, e il capitano degli Springboks che porta felice e saltellante la Webb Ellis Cup in trionfo.

“Sono felice per il gruppo che abbiamo, della leadership e dei manager che gestiscono questo gruppo” ha esordito coach Neinaber “Abbiamo lavorato duramente dal 2018 per portare a casa questi due Mondiali; i ragazzi hanno fatto abbastanza per questo; sono felice per i nostri fan, per il Sudafrica intero. Abbiamo ricevuto tanti messaggi di supporto e abbiamo ripagato giocando tre partite vinte tutte di un solo punto.”

Tanta felicità anche da parte di Siya Kolisi, il secondo capitano della storia del rugby a sollevare per due volte la Webb Ellis Cup (prima di lui solo l'eterno Richie McCaw):

“Ci sono tante cose che non vanno nel nostro paese, noi siamo l'ultimo baluardo difensivo. Conosco tante persone che vengono dalle mie parti (Kolisi è nato in una bidonville di Port Elizabeth) e sono senza speranza. Ma noi vogliamo dimostrare, al popolo sudafricano, che è possibile lavorare insieme e ottenere dei risultati, non soltanto nello sport ma anche nella vita generale”.

“Basta guardare cosa è accaduto nel 1995, senza quel risultato oggi non sarei qui. Prima di me ci sono state persone che si sono battute affinché quelli come me potessero indossare questa maglia.”

Poi il capitano dice un po' la sua sull'andamento della partita:

“Sapevamo che gli All Blacks ci avrebbero attaccato sin dall'inizio, perché è quello il loro gioco e lo hanno sempre fatto. Hanno ottenuto i risultati che volevano, sapevano di poter giocarsela e non si sono mai arresi. Ovviamente quel cartellino giallo che ho preso ci ha messo molta pressione.”

 

Poi è il turno della conferenza All Blacks, che ovviamente assume un tono totalmente dirverso. Con un Ian Foster attonito e ancora poco lucido, dopo una finale persa di un punto, e un Sam Cane inespressivo ma da cui occhi emerge delusione e tanta rabbia.

Ian Foster: “Un risultato ridotto, 12 a 11. Faccio anzi tutto i complimenti al Sudafrica per il carattere e la tenacia mostrata durante il torneo, hanno giocato tre partite chiave in modo perfetto, hanno fatto tutto bene senza sbagliare nulla.”

“Per quanto riguarda noi c'è tanta amarezza, ho apprezzato lo sforzo della squadra, soprattutto nel secondo tempo. Il cartellino rosso nel primo tempo ha causato notevoli danni al nostro piano di gioco, e questo ci ha lasciati delusi”.

“Il contributo di Sam, anche se dalla panchina, è stato fantastico. È stato un vero capitano e sono orgoglioso di averlo allenato fino ad ora.”

In conferenza stampa c'è anche il capitano Sam Cane, protagonista “fantasma” di questa finale, dopo un cartellino rosso che ha pesantemente condizionato il match e che lascerà ora numerosi strascichi di polemiche:

“È difficile trovare le parole adesso e dare una spiegazione. È difficile ma allo stesso tempo sei orgoglioso del lavoro fatto dal gruppo. Siamo degli uomini orgogliosi, a cui importa molto giocare per gli All Blacks. Vogliamo rendere orgogliosi i nostri tifosi. È davvero difficile.”

 

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