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Ian Foster
Ian Foster

La moglie e la figlia dell'allenatore della Nuova Zelanda Ian Foster minacciate e aggredite da un uomo con il coltello fuori dall'albergo della squadra prima della Coppa del mondo, ma per tutta la durata della competizione la notizia non è trapelata, nessuno ne ha parlato e Foster davanti alle mille telecamere e interviste ha tenuto un comportamento sobrio e misurato. Anche questo significa essere All Blacks.

L'AGGRESSIONE - L'episodio di cronaca nera è stato rivelato dalla stampa neozelandese solo in questi giorni e rilanciato in Francia anche dall'Equipe. È avvenuto a Cretéil, città di 90.000 abitanti nell'Ile de France,  prima della sfida inaugurale del Mondiale, persa 27-13 contro la Francia. Per la moglie Leigh e la figlia Michaela, al seguito di Foster in Europa, per fortuna nessuna conseguenza fisica, ma lo choc è stato enorme. Le venti squadre partecipanti al Mondiale avevano infatti un cordone di polizia a proteggerle durante tutta la manifestazione, ma in questo caso è stato eluso. 

IL COMPORTAMENTO - Nella delegazione degli All Blacks è scattato l'allarme. Il management ha avvisato i giocatori, lo staff e il personale al seguito consigliando di non uscire da soli la sera, visto che la zona si era rivelata poco sicura. Non è stato comunicato se la famiglia di Foster ha sporto denuncia, ma il comportamento dell'ex ct neozelandese è doppiamente esemplare: per come ha sopportato tutte le polemiche sportive a cui è stato sottoposto prima del titolo di vice campione del mondo e ora per la rivelazione di un grave episodio del genere.

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