1 anno fa 05/07/2018 19:12

Italrugby: analisi di una stagione insufficiente

Voi che voto dareste alla stagione della Nazionale?

Il presidente federale Alfredo Gavazzi si è espresso con un 5 e mezzo. Voi che voto dareste all’ultima stagione degli Azzurri?

Per quanto ci riguarda, il giudizio del numero 1 della Fir potrebbe anche starci, se sul piatto della bilancia mettiamo l’esplosione sulla scena internazionale di Minozzi, la scoperta di due flanker da battaglia come Negri e Polledri, la tenacia dei senatori – Ghiraldini e Zanni in testa – e la voglia di esprimere un gioco evoluto e capace, come non si vedeva da tempo, di lanciare negli spazi i nostri trequarti.

Tutta roba che merita l’attenzione di chiunque si avvicini con curiosità alla palla ovale italica, vista anche l’impressione favorevole – corroborata dalla nomination di Minozzi a Mvp del Six Nations 2018 – espressa da molti osservatori stranieri sulla nuova generazione di talenti azzurri.

Che tuttavia continua a non convincere per tante altre ragioni, a partire dalla sempre dolente nota del computo vittorie/sconfitte. Due vittorie nelle ultime dieci sfide internazionali, tra Test Match Autunnali 2017, Sei Nazioni 2018 e la doppia sfida di giugno in Giappone. Proprio contro i Cherry Blossoms del Sol Levante, nel secondo test match giocato a Kobe (22-25 il finale), e con le Figi a Catania lo scorso novembre (terminata 19-10) sono arrivati i due successi. Ancora una volta dunque non contro nazionali di prima fascia. L’ultimo scalpo d’oro resta ancora quello del Sud Africa, nello storico 20-18 del novembre 2016 a Firenze, primo ed unico successo sui mitici Springboks, che tanto per rimarcare la distanza tra “noi” e “loro” ci hanno messo sotto senza alcun problema a Padova (finale 6-35) nel conclusivo test match novembrino dello scorso anno.

Qualcuno potrebbe osservare che comunque Figi e Giappone ci precedono nel ranking mondiale. I funambolici isolani occupano il 9° posto (davanti all’Argentina), i nipponici l’11°. L’Italia si trova invece in 14° posizione (preceduta da Tonga e Georgia) dopo il tour nel Sol Levante, che ha confermato di fatto le due velocità – o le due anime – che ancora caratterizzano l’Italrugby. Quella al passo con lo sviluppo del gioco da parte delle migliori nazionali del pianeta, di professionisti seri e con voglia di arrivare che da otto anni si confrontano settimanalmente con club europei nelle principali leghe continentali, allenati da uno staff di tecnici internazionali di prim’ordine, che scendono in campo per sfidare a viso aperto la grande di turno. E quella che invece continua a cercare alibi per le sconfitte, che non riesce a trovare costanza di rendimento e risultati, che paga dazio in difesa anche quando sta facendo la partita – come avvenuto magistralmente con la Scozia nell’ultimo Sei Nazioni – o che si fa sorprendere e poi battere da avversarie che alla prova dei fatti sappiamo essere alla nostra portata – il Giappone, in primis, ma penso anche a Tonga, che ci ha beffato a Padova nel 2016. E se negli ultimi tre anni – 2016, 2017 e 2018 – il primo ancora con Jacques Brunel, gli ultimi due sotto la guida di Conor O’Shea, sono arrivate solo sconfitte nel più antico torneo del mondo è chiaro che la “metà lenta” della nostra anima ovale continua a zavorrarci nella mediocrità.

Per concludere, tornando al giudizio di Gavazzi sull’annata degli Azzurri, ci ritroviamo ad essere di manica un po’ più stretta, nella consapevolezza che i diretti interessati – giocatori e staff tecnico della Nazionale in primis – sono più che in grado di auto-valutarsi e comprendere i propri punti di forza e di debolezza, altrimenti non potrebbero essere professionisti in uno sport duro e dannatamente realista come il rugby.

Avesse perso tutti e due i test match in Giappone l’insufficienza sarebbe grave. Vista invece la bella reazione d’orgoglio nell’ultima sfida di Kobe e dovendo per forza esprimere un voto ci sembra più appropriato il 5. Che non rappresenta solo lo stato dell’arte di una eterna inespressa, come la nostra Nazionale ancora a caccia di identità e successi per convincere il grande pubblico. Ma anche le avversarie da battere nel Six Nations 2019 (ce ne basterebbe una, dopo tre anni di digiuno), le posizioni che ci piacerebbe veder scalare nel ranking mondiale e le vittorie che ci piacerebbe vedere incassare dai nostri Azzurri da qui a un anno. A partire dal test match novembrino con la Georgia, la nostra rivale più prossima (e agguerrita) sulla strada che porta alla maturità ovale.

 

Foto Alfio Guarise

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