1 anno fa|1 anni fa 31/12/2017 10:53

Il meglio e il peggio del 2017 ovale

Dalla fox di Venter alla Scozia di Cotter, cosa abbiamo visto in questo 2017

Questo 2017 volge al termine, con tutti gli alti e bassi che (ahime!) ogni anno opprimono le nostre vite, obbligandoci a stringere i denti e a tirare dritto. Tendiamo ogni anno pochi giorni prima della notte di San Silvestro, a etichettare l’anno appena passato come un anno nefasto, augurandoci che l’anno successivo sia pieno di buone sorprese. Ma ogni anno è sempre pieno di “cattive sorprese” e sarà che 365 giorni sono tanti, e che per la legge dei grandi numeri non tutti i giorni possono essere rosa e fiori.

Ecco quindi una rapida rielaborazione di quello che è accaduto in questi 365 giorni di “Ovalia”, dei momenti che ci hanno colpito, quelli inattesi, quelli previsti ma anche i momenti più “woooow”. A questo ovviamente affiancherò gli episodi che ci hanno deluso di più che, purtroppo, coinvolgono in massa il nostro movimento:

I 10 MIGLIORI MOMENTI DEL 2017

1 LA SCOZIA DI COTTER E TOWNSEND: La migliore nazionale dai tempi di Jim Telfer. Lo dissi in passato, lo ripeto. Questa Scozia fa paura… a tutti. Alle Big del Sei Nazioni (4° posto quest anno, 3 vittorie contro Irlanda, Galles e Italia), agli All Blacks (17-22 al Murrayfield!) e all’Australia (Wallabies strapazzati 53-24!). Quinto posto nel Ranking World Rugby (il miglior piazzamento nella storia per i Cardi delle Highlands)

2 LA FOX DI VENTER IN INGHILTERRA-ITALIA: Eh si miei cari! A dispetto della mia breve intro c’è spazio anche per l’Italia. Perché Brendan Venter ha deciso di vestire i panni di Helenio Herrera portando il “catenaccio” del “Mago” in casa ovale. Estremizzare la Fox degli irlandesi, “non contestare” sui punti di incontro, al punto tale che Bill Beaumont si è sentito in dovere di dire la sua e di far apportare modifiche nel regolamento. Sta di fatto che la sfida di Twickenham dello scorso febbraio l’abbiamo vinta noi (sul piano psicologico). Perché l’Inghilterra così nervosa non si era mai vista. Perchè Haskell che chiede informazioni a Poite sulla “regola del fuorigioco” è inguardabile!

3 L’INGHILTERRA: Beh ne ho parlato male, purtroppo però va messa… perché il 2017 ha visto il XV della Rosa vincere il secondo Six Nations consecutivo, con Eddie Jones che continua ad avere una panchina lunga, con tante nuove leve pronte ad indossare la maglia inglese.

4 STADE FRANCAIS CAMPIONE IN CHALLENGE CUP: Il club di Parisse ne ha viste di cotte e di crude quest anno. Una stagione difficilissima in Top14, passata nella parte bassa della classifica, chiusasi poi con il 7° posto utile per la Champions Cup, con il fiato di quel Lorenzetti sul collo che avrà fatto produrre tanta bile a giocatori e tifosi. Perché il tentato acquisto da parte del Racing non piaceva a nessuno e, passi la crisi del club, lo Stade resta lo Stade e non si tocca… a maggior ragione se a farlo sono i rivali giurati. Così i parigini hanno ritrovato l’orgoglio e la grinta necessaria a smentire chi li dava per spacciati: hanno battuto gli Ospreys ai quarti di Challenge, poi  il turno di Bath e, infine è toccato a Gloucester (vittoria in finale per 25-17).

5 IL LIONS TOUR 2017: Altro momento wooow di quest anno ovale, dalla prima vittoria degli All Blacks, a quel rosso a Sonny Bill Williams che ha minato il risultato della sfida di Wellington, e poi l’ultimo test finito in pareggio (15-15). Un momento emozionante dell’estate ovale, con Read e Warburton sollevare un trofeo che, effettivamente, meritavano entrambe le squadre.

6 PERRY BAKER: E chi è?! Beh soltanto il recordman degli USA Sevens alle Sevens World Series 2017. Veloce e scattante, alto e longilineo, in antitesi con il solito prototipo del rugbysta palestrato, Baker, al pari del collega connazionale Carlin Isles, ha portato nel rugby a 7 la sua esperienza nell’atletica leggera e nel football americano (nel 2011 firmò un contratto con i Philadelphia Eagles in NFL). 57 mete marcate alle scorse World Series, tanto quanto basta per aggiudicarsi il Sevens Player of the Year 2017.

7 I CRUSADERS CAMPIONI NEL SUPER RUGBY: L’ultimo titolo risaliva al 2008, quando tra le file del club di Christchurch militava Dan Carter. Dopo nove anni la franchigia di capitan Read è tornata in vetta al Super Rugby portando a casa quel titolo che mancava da troppo tempo. Una vittoria storica, arrivata in casa dei Lions sudafricani nella cornice dell’Ellis Park Stadium.

8 LE BLACK FERNS CAMPIONESSE DEL MONDO: Con loro la Nuova Zelanda è campione di tutto, Rugby World Cup, Mondiale U-20 e, appunto, Mondiale femminile.

9 GLI ALL BLACKS: Sempre in testa, sempre lì a +3 dalla seconda piazzata nel Ranking mondiale (l’Inghilterra con 90.87). Hanno affrontato i test match autunnali in uno stato di forma non ottimale e, nonostante ciò, sono tornati a casa con quattro successi su cinque partite. Resta la sconfitta per 23-18 contro i Wallabies e il “brivido” di una “doccia scozzese” che poteva diventare gelida.

10 FRANCIA 2023: Il report, le voci, Bill Beaumont… ma alla fine a parlare è stata l’urna di Dublino, e con 24 voti a 15 l’Assemblea World Rugby si è espressa a favore della candidatura francese. La Rugby World Cup alle spalle avrà un solido sostegno economico: 530 milioni di euro (300 provenienti da soldi pubblici, 230 dalla Societé Generale).

 

Come annunciato, a tutto ciò, si contrappongono gli eventi che ci hanno un po’ deluso di questo 2017 ovale:

1 L’ITALIA FATICA: Siamo sempre lì; qualche cambiamento c’è stato, qualcosa di buono le franchigie l’hanno mostrato, ma la somma di questo lavoro che dovrebbe vedere la sua massima espressione negli Azzurri resta ancora poco sufficiente. Pochi i momenti brillanti della nostra nazionale. A parte la già citata sfida di Twickenham vi è il successo contro Fiji e la sfida di Brisbane contro l’Australia. O’ Shea ci sta provando, ce la mette tutta, al punto da voler prolungare il suo lavoro alla FIR, per quello che dovrebbe diventare un impegno a lungo termine. Diamo tempo al tempo… e chissà se Conor non diventerà il nostro Alex Ferguson.

2 IL CONTINENTAL SHIELD: Poco e niente nemmeno dalla “Qualification Cup”. Quest anno Mogliano ha sfidato i russi dello Karsny Yar nella sfida dei play-off portando a casa due batoste: 0-46 e 51-7. Per il 2018 soltanto Calvisano ha ottenuto l’accesso ai play-off, dove affronterà i tedeschi dello Heidelberg. Ma è poco. Specie se in corsa c’erano quattro squadre italiane.

3 OBLIO FRANCIA: La peggiore nazionale dal 2007, quando in campo c’erano i mostri sacri Chabal, Harinordoquy, Jauzion, Ibanez. I Blues stanno vivendo una fase di trasformazione che ha ridotto il dinamismo e le qualità che l’hanno caratterizzata per il passato. E non che il rugby francese sia privo di risorse, ma per il passato questa nazionale ha goduto di una nomea sicuramente migliore. Insomma l’esonero di Novès arriva dopo sette anni difficili per il rugby francese, passato per le dimissioni di due ct, Lievremont nel 2011e Saint-Andrè nel 2015. Adesso Laporte ha scelto la sua “spalla”, quel Jacques Brunel che fu suo assistente alla RWC 2007, quindi colui che più di tutti avrà conservato l’esperienza di quella nazionale vincente. Brunel arriva da cinque anni di gestione dell’Italia e adesso avrà un bel po’ da fare per risollevare le sorti dei Blues. Basterà il suo operato per schiodare la Francia da quel 9° posto nel Ranking mondiale?

4 SUD AFRICA: La nazionale di Coetzee sembra essersi ripresa, ma non del tutto. La batosta contro gli All Blacks mostra ancora i residui dei traumi subiti dalla SARU negli ultimi anni, così come l’ultima sconfitta contro il Galles. 

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