1 anno fa 07/07/2018 01:01

Chi scende e chi sale dalla finestra internazionale di grande rugby

Nuova Zelanda ed Irlanda in testa, diversi segnali di sofferenza da parte di altre big del firmamento ovale

Cosa ci ha lasciato questo giugno di test match internazionali? Delle alterne fortune dell’Italia in Giappone già si è detto e scritto a sufficienza. Per il resto sono arrivate le conferme delle nazionali più in forma, Nuova Zelanda ed Irlanda in testa, diversi segnali di sofferenza da parte di altre big del firmamento ovale e qualche sorpresa che male non fa di certo, rimettendo in discussione quanto fino all’altro ieri sembrava indiscutibile.

Partiamo dai numeri 1 del ranking mondiale, che dal 2010 ad oggi, senza interruzioni di sorta, sono sempre gli stessi. Gli All Blacks hanno mandato in archivio un'altra serie perfetta contro la Francia, loro tradizionale avversaria e in alcune occasioni vera e propria nemesi dei vincitori delle ultime due Coppe del Mondo. Su tre partite giocate il mese scorso contro i Galletti la Nuova Zelanda ha vinto con un margine accettabile solo nel secondo test, imponendosi 26-13 contro Les Blues rimasti in 14 dopo una dozzina di minuti per l’espulsione di Benjamin Fall, reo di aver sbilanciato Beauden Barrett in salto facendolo cadere malamente a terra (punizione severa ma inevitabile da regolamento). Nel primo test match infatti gli All Blacks hanno travolto gli avversari 52-11 pur essendo andati a riposo in svantaggio 8-11. Anche in quel caso è stato determinante un cartellino, il giallo esibito al francese Gabrillagues per placcaggio pericoloso (decisione eccessiva in questo caso, come evidenziato successivamente dalle immagini) ad inizio della ripresa, che ha aperto la strada alla valanga tuttonera. Senza grossa storia anche l’ultima sfida, chiusa sul 49-14 ancora una volta con una ripresa super da 28 punti a zero. C’è poco da fare, contro questa Nuova Zelanda non basta essere una squadra fortissima. Bisogna esserlo per ottanta minuti, vincendo anche nell’uno contro uno, nella sfida al diretto avversario. Ci è riuscita l’Australia, dopo una lunga serie di sconfitte, nel novembre scorso. Ci riuscì l’Irlanda, ormai quasi due anni fa, nella storica vittoria di Chicago.

Già l’Irlanda. Che non fosse un fuoco di paglia il secondo posto nel ranking mondiale raggiunto vincendo l’ultimo Sei Nazioni la nazionale del trifoglio l’ha dimostrato vincendo 2-1 il Tour in Australia, impresa riuscita in precedenza solo nel 1979. Una serie vinta in rimonta, dopo che gli Wallabies si erano aggiudicati con autorevolezza il primo test match (18-9), e grazie a cui l’Irlanda ha mantenuto il suo posto sul podio alle spalle dei dominatori neozelandesi. La squadra di Joe Schmidt, nonostante l’assenza per infortunio del suo capitano Rory Best, ha ribaltato le sorti del triplice confronto strappando due successi di misura ma indicativi del valore e della compattezza di questa nazionale, che oltre alle magie (e al piede) di Sexton, al ritmo sfiancante e alla nuova sfornata di talenti (Ringrose in testa) ha dalla sua anche una difesa (allenata da un certo Andy Farrell) capace di tarpare le ali anche alle corazzate dell’Emisfero Sud.

A proposito dell’eterna lotta tra squadre australi e boreali. Il duello è quanto mai acceso, visto quanto successo tra Inghilterra e Sud Africa e soprattutto tra Argentina e le celtiche Galles e Scozia. Nel primo caso gli Springboks hanno scaricato sui bianchi d’Albione tutta la rabbia e la frustrazione accumulate negli ultimi anni di delusioni internazionali. Il nuovo corso sudafricano varato dall’head coach e director of rugby Rassie Erasmus comincia a mostrare i primi segnali di inversione di tendenza, dopo il crollo di risultati delle ultime stagioni e le sconfitte scioccanti, da quella con il Giappone ai mondiali 2015, a quella con l’Italia nel 2016, per arrivare all’umiliante 57-0 (sconfitta più pesante della loro storia) subito dagli All Blacks nel settembre 2017. Gli Springboks hanno messo al sicuro la serie aggiudicandosi le prima due partite (42-39 e 23-12) lasciando all’Inghilterra solo la magra consolazione dell’ultimo test (terminato 10-25). Un brutto risveglio per la squadra di Eddie Jones, entrata ufficialmente in crisi dopo aver illuso i suoi tifosi di essere l’unica reale alternativa alla Nuova Zelanda, che si ritrova con il fallimento all’ultimo Six Nations, la sconfitta (campanello d’allarme) contro i Barbarians a fine maggio e la serie persa in Sud Africa. Risultato: Owen Farrell e compagni perdono un’altra posizione nel ranking, scivolando al quarto posto, superati sul gradino più basso del podio dagli eterni rivali del Galles, che invece ha fatto faville in Argentina. I dragoni hanno iniziato un giugno da incorniciare battendo 22-20 il Sud Africa a Washington D. C. (terzo successo consecutivo sugli Springboks) grazie a una meta nel finale di Ryan Elias. Poi hanno messo a ferro e fuoco l’Argentina, vincendo entrambi i test match disputati in casa dei Pumas, il primo finito 10-23 il secondo 12-30. Verdetti sacrosanti, che da una parte riflettono l’ottimo momento di crescita di una nazionale in fase di rinnovamento come quella gallese, capitanata per la prima volta dal seconda linea Cory Hill, dall’altro hanno evidenziato il momento no dell’Argentina. A dispetto delle buone prestazioni dei Jaguares in Super Rugby, la nazionale bianco-celeste è palese in crisi di risultati. Il giugno horror dei Pumas (che adesso si trovano al 10° posto del ranking, scavalcati anche dalle Figi) si è concluso su una nota ancora più bassa, cedendo 15-44 in casa con la Scozia. La stessa Scozia capace di perdere una settimana prima addirittura con gli Stati Uniti. Il 30-29 degli U.S.A. è stato il risultato più impronosticabile di questi test match di giugno. Un capitombolo di portata storica per gli scozzesi (che occupano il 7° posto) ma anche per gli statunitensi, che mai avevano battuto una nazionale di prima fascia (se si esclude la vittoria sulla Francia alle Olimpiadi del 1924). E grazie a cui si sono portati al 15° posto del ranking, subito dietro all’Italia. Ci sarà da guardarsi anche alle spalle insomma, per quanto riguarda gli Azzurri, che hanno sicuramente preso nota di un altro risultato: la vittoria netta, 28-0, del Giappone sulla Georgia, la nazionale che li precede in classifica e che affronteranno nel primo dei tre test match autunnali del 2018.

 

Foto Elena Barbini

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